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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

TITOLI DI CODA

LeggeRovesciataPrima

di Francesco Storace

Si', deluso. Deluso da morire. Perché quei sei mesi senza un giorno di galera li vivo come lo schiaffo finale. Sarebbe stato meglio trascorrere una notte a Rebibbia per far esplodere di vergogna un Paese in cui un deputato del Pd, Marco Di Stefano, sta ancora in circolazione nonostante le tangenti e i conti in Svizzera e i morti per eternit vengono umiliati dalla prescrizione. Siamo ai titoli di coda di un sistema politico marcio.

Sei mesi con la condizionale sembrano una beffa; mi raccomando, non lo fare più. E mi chiedo che cosa non devo fare più, se ad esempio fidarmi ancora del "chiarimento" col presidente della Repubblica. Insomma, mi dicevo allora, in fondo credo che avrà compreso la sincerità del mio gesto, la pronuncerà quella frase "non capisco perché si svolge questo processo...". Macché, Giorgio Napolitano se ne è fregato.

Forti con i deboli e deboli con i forti. Il presidente della Repubblica e' stato davvero abile nel farmi credere che quella stretta di mano al Colle fosse vera, che la lettera che gli inviai l'avesse sul serio apprezzata. Rischio di beccarmi una seconda accusa di vilipendio se dico quello che penso sul comportamento del Colle e degli uomini a lui più vicini. Si può essere indegni in molti modi, a partire da quelli più subdoli, con l'inganno. Ma ne riparleremo a mente più serena, raccontando se ne avrò voglia dettagli, incontri, falsità.

Qui, sul mio giornale, mi preme anzitutto ringraziare i miei avvocati, Giosuè Bruno Naso e Romolo Reboa, che in uno straordinario mix di competenza professionale e di passione amicale mi hanno dato l'onore della difesa sincera, sviscerando ogni aspetto del processo nella loro ora e mezza di arringa. Al pm sono bastati dieci noiosi minuti per sollecitare la pena poi inflitta dalla giudice Laura D'Alessandro: con la sua decisione finalmente il reato di vilipendio e' applicato a me tantissimi anni dopo Guareschi. Almeno la compagnia e' ottima, anche se pareva tutto già deciso.

Magari sarà contento proprio il Capo dello Stato, i cui pessimi consiglieri dovranno riflettere sul male che fanno ad una democrazia che sanziona con una pena detentiva il diritto di critica. Sarà felice quel servile ministro della giustizia di allora, Clemente Mastella, che autorizzo' l'indagine contro di me. Spero che ora si vergogni di quello che ha provocato, al pari del suo successore che invece nega qualunque procedura di indagine sullo stesso reato: col risultato che si processa e punisce uno solo. Colpirne uno per educarne cento.

Vorrà dire che da domani denunceremo noi per omissione di atti di ufficio il guardasigilli che non autorizzerà i processi contro gli insulti al capo dello Stato. Qualche volta ci autodenunceremo. E voglio vedere che farà Andrea Orlando. Non si illudano che da oggi ci sarà meno gente a prendere a male parole il Quirinale: e' la conseguenza inevitabile di una sentenza irricevibile.

Non so se farò appello: i miei avvocati dicono di si', la mia coscienza dice di no. Non mi fido più di una giustizia così. Decideremo entro sessanta giorni. Caso mai, l'appello deve farlo il Parlamento cancellando o cambiando norme allucinanti.

IL VILIPENDOLO

OrlandoPrima

di Francesco Storace

Hanno inventato il vilipendolo. Il vilipendio che dondola, a seconda di chi e' accusato di commetterlo e nei confronti del presidente della Repubblica. Oggi lo verificheremo con la bilancia della giustizia, in una sentenza che conosceremo nel pomeriggio, dopo sette anni dai fatti, per il processo che riguarda lo scontro polemico che ci fu tra me e Giorgio Napolitano nel 2007.

In questi mesi si e' tentato di abrogare un reato anacronistico, e ci tengo a ringraziare per la battaglia sincera che ha condotto Maurizio Gasparri. Il vicepresidente del Senato ha tentato in tutti i modi di far approvare la sua proposta di legge che spazzava via questo reato di casta, ma il Pd si e' messo di traverso.

Hanno utilizzato il regolamento del Senato per impedire di approvare in commissione giustizia persino una modifica della legge vigente, perché manca il parere della commissione affari costituzionali. Che è presieduta dalla Finocchiaro, un tempo nemica di Renzi per le miserabili (parole sue) accuse sulla spesa con la scorta all'Ikea e oggi killer nel nome di una legge insensata.

Ma, come sempre nella mia vita, non e' un problema. I processi si svolgono in tribunale e i miei legali hanno carte da giocare per vincere anche questa battaglia giudiziaria. L'elemento più' importante e' proprio il vilipendolo, ovvero la giustizia con due pesi e due misure. Come ministro della giustizia, a dare il via libera all'inchiesta della magistratura - roba da regime vecchio stampo sovietico - mi capito' la sfortuna di imbattermi in quel pavido uomo che risponde al nome di Clemente Mastella. Se mi fosse toccato in sorte Andrea Orlando, il guardasigilli di oggi, magari mi sarei salvato come Grillo, come tanti deputati e senatori grillini, persino come quella loro portavoce che in morte di Faletti scrisse che era scomparso il Giorgio sbagliato, Travaglio, e tanti altri.... Orlando non fa processare nessuno....

Invece no. Una battaglia parlamentare per contrastare l'uso politico dei senatori a vita a sostegno del governo Prodi divento' e rimane un reato da punire. Se rispondi con la parola "indegno" all'identica parola usata dal capo dello Stato nei tuoi confronti, vai alla sbarra. Se poi il Senato ti riconosce il diritto a manifestare le tue opinioni e nonostante questo scrivi comunque - e volontariamente - al Presidente per proporre un chiarimento riconoscendo di aver ecceduto e ti riappacifichi con lui, il codice impone incredibilmente di processarti lo stesso.

Oggi saprò finalmente se sarò assolto o condannato, se ho diritto a criticare atti che contesto o se merito la galera. Senza appello, perché non vorrei sconti da uno che dovesse punire la lesa maestà; nel momento in cui un numero crescente di ladroni resta in libertà, si può finire dentro più per la parola che per la mazzetta.

E' un'Italia che mi piace sempre meno; perché e' incapace di reagire contro una minaccia alla libertà di critica che può riguardare chiunque, se sgradito a un ministro. E di questo approfitta il Pd per insabbiare una legge al Senato. Vogliono la rassegnazione di un popolo. Vogliono che non ci si indigni più. Così magari salvano i manigoldi che annoverano tra le loro fila.

NIET

19 novembre 2014 FotoPrima

di Francesco Storace

Del resto, e' il partito di Greganti, più recentemente di Di Stefano. Renzi e soci non perdonano gli avversari politici e la legge per abrogare il vilipendio e' stata semplicemente messa da parte. Nei cassetti d'oro del Senato della Repubblica marcirà anche quel documento di proposta legislativa: il niet del Pd e' arrivato chiaro e netto con il sabotaggio dell'iniziativa parlamentare.

Mi hanno impressionato le parole pronunciate ieri da Gasparri, sostenitore con un disegno di legge - analogamente ai cinque stelle - dell'abrogazione dell'art. 278 del codice penale, che sanziona fino a cinque anni di reclusione le critiche al capo dello Stato, chiamandole "offese al prestigio e all'onore" del Presidente. Le definiscono tali persino quando avviene un chiarimento....

La realtà e' davvero desolante: in commissione giustizia si era ad un passo dall'esame degli emendamenti alla proposta di legge, ma per procedere mancava il parere della commissione affari costituzionali. La presidente Finocchiaro - complimenti! - con il suo modo di procedere - come ha denunciato il vicepresidente del Senato - ha accuratamente evitato di mettere all'ordine del giorno la proposta di parere, impedendo così alla commissione giustizia di poter deliberare. A casa mia si chiama sabotaggio. Lo avevo intuito dal capogruppo Pd al Senato, Zanda.

Tutti questo avviene mentre non si hanno notizie di altri processi del genere. Si perde il conto degli insulti che da più parti arrivano sulla testa di Napolitano ogni giorno. Ma non ci sono indagini, istruttorie, dibattimenti, sentenze. Perché in realtà un altro esponente del Pd, il ministro della giustizia Orlando, blocca ogni autorizzazione a procedere. In pratica, siccome l'inchiesta sul 278 deve ricevere il via libera del guardasigilli e l'ultimo "coraggioso" difensore del Colle fu il ministro corazziere Clemente Mastella, il risultato finale e' che a processo vado solo io.

Pazienza  grazie a Dio, dico al Pd, non mi chiamo ne' Greganti ne' Di Stefano - per stare dal primo all'ultimo con in mezzo un'infinità di ladroni - e grazie ai miei avvocati domani mi presenterò in tribunale a testa alta, consapevole che emergeranno tutte intere le ragioni della mia innocenza. Il diritto di critica e' ineliminabile, e se si risponde ad una parola con la stessa parola ("indegno") sarà difficile spiegare che se lo dice uno e' un complimento, se risponde l'altro e' un'offesa.

Andiamo a giudizio, ma non per mazzette, e questo e' un onore. Mi spiace che a causa di questi comportamenti politici assolutamente irragionevoli, in caso di condanna a rimetterci sarebbe ancora una volta proprio Napolitano, perché qualunque italiano privo di faziosità si e gli chiederebbe perché succede tutto questo. Ma si è volutamente perso tempo: se invece si arriverà ad una sentenza positiva nei miei confronti dopo ben sette anni, si sarà semplicemente conclusa una vicenda che era già stata chiarita con una stretta di mano. Resterebbe solo il dispiacere per il comportamento di una politica miserabile che ha impedito di legiferare per tempo.

#ROMAPADRONA

colosseo bandiere

di Francesco Storace

Il derby tra Ignazio Marino e la Lega di Roma ladrona non si farà. E' difficile dire quando sarà cacciato come merita il sindaco votato da un quarto degli elettori romani e oggi schifato dalla quasi totalità dei cittadini della capitale, ma c'è bisogno di un'alternativa netta e seria ad un sistema di potere senza dover far ricorso a soluzioni d'importazione.

C'è da risollevare un orgoglio capitolino che pare disperso; ogni cittadino di Roma, ovunque si trovi fuori città, si sente sbeffeggiare per il sindaco che abbiamo. E tutti quelli che incontrano Marino, ormai lo contestano ovunque vada. La sua protezione dai suoi amministrati comincia a diventare un costo per le casse del Viminale.

Ieri, in Campidoglio, la riprova.

Ma il malcontento non può sfociare nel suicidio politico. Conosco gente di destra che si è innamorata di Salvini. E' un errore per chi ha valori nostri; e' drammatico se abita a Roma.

Leggo lo statuto della Lega nord e ritrovo al primo articolo - l'ultima stesura e' del luglio scorso, non di vent'anni fa - che la finalità del movimento resta "il conseguimento dell'indipendenza della Padania attraverso metodi democratici - sospiro di sollievo.... - e il suo riconoscimento internazionale quale repubblica federale indipendente e sovrana". Mi dispiace, ma sono italiano.

L'art. 2 e' ancora peggio e descrive quali sono le "Nazioni" in cui e' articolata la "confederazione": "Alto Adige - Sudtirol (ed e' davvero scandaloso); Emilia; Friuli Venezia Giulia; Liguria; Lombardia; Marche; Piemonte; Romagna; Toscana; Trentino; Umbria; Valle d'Aosta; Veneto". Mi dispiace, ma sono romano, campano, abruzzese, calabrese, molisano, lucano, pugliese, siciliano, sardo. Decine di milioni di italiani ignorati.

E' incredibile che ci sia chi possa pensare di immaginare ad una cosa così. Poi, la chicca: ma no, noi stiamo con la Lega dei popoli... Anche questa già prevista dallo statuto leghista: nelle "nazioni" dove la lega non c'è, un movimento locale si può fondere con Salvini e soci, e sostituire il proprio statuto con quello leghista. E pure il capo e' lo stesso.

No, per favore, non ci andate a Tor Sapienza, al Pigneto, a Corcolle. Roma non si fa umiliare ne' da Marino, ne' da chi vuole riciclarsi sotto Alberto da Giussano per restare politicamente a galla. #romapadrona sarà il nostro hashtag e impareranno a rispettarci.

Su la testa, Roma di destra, che sta per tornare il tuo momento. Si dovrà schierare gente pulita, indisponibile a distrarsi con giochi politici nazionali, che dovrà giurare fedeltà solo alla città e non più ai partiti che l'hanno devastata nel profondo.

Cominciamo a costruirla, questa alternativa. Più che di primarie c'è bisogno di buone volontà, che si mettano al lavoro per tornare a rendere onore ad una Capitale umiliata da chi la sta governando mettendola alla berlina.

Chi si vorrà candidare e vorrà avere il nostro consenso, dovrà essere libero da partitismi, ma nemmeno risultare la variabile più cinica che civica della sinistra. Altrimenti ci sarà qualche candidato in più.

LIBERA CRITICA

SeLaLeggePrima

di Francesco Storace

".....esprime il proprio giudizio in favore di una assoluzione dell'on. Storace del fatto ascrittogli, perché esso non costituisce reato....perché compiuto in presenza della causa di giustificazione dell'esercizio del proprio diritto di libertà di espressione di critica politica, costituzionalmente e convenzionalmente riconosciuto....". Quando ieri pomeriggio il Tribunale Dreyfus, l'associazione contro la malagiustizia fondata da Arturo Diaconale, ha emesso il proprio verdetto politico-morale sul vilipendio del capo dello Stato che mi viene imputato e che venerdì avrà la sua conclusione nella sentenza del tribunale di Roma, ho provato soddisfazione. Soprattutto per le ampie e notevoli motivazioni della decisione dell'Alta Corte, composta da insigni giuristi che hanno deliberato unanimemente.

Questo speciale tribunale - e non un tribunale speciale... - ha analizzato in varie udienze le accuse e gli elementi a difesa. E al centro di tutto c'è il diritto all'espressione della libertà di critica, anche nei confronti del presidente della Repubblica. E' il fondamento di una democrazia.

Se le cosiddette offese al capo dello Stato le avessi rivolte verso un comune cittadino, questi mi avrebbe querelato. E in presenza di un chiarimento, avrebbe potuto rimettere la querela. Nei confronti del presidente, invece, tutto questo non può accadere e sembra incredibile.

Se si contesta il Colle, si finisce sotto le forche caudine del vilipendio, sanzionato addirittura con una pena che può andare da uno a cinque anni di reclusione. Ha scritto l'Alta Corte del Tribunale di Dreyfus: "Appare evidente come la norma presa in esame abbia ad oggetto l'offesa ad un bene giuridico oggi considerato non più trascendente, che trovava la sua radice storica nella condotta di lesa maestà". Il che non è esattamente un complimento.

Di più. Aldilà del chiarimento privato e pubblico che ci fu con Napolitano - ed e' paradossale che un processo iniziato per una sorte di "lite" prosegua anche se è sopravvenuta la "pace" - il verdetto di ieri e' molto netto anche su un'altra motivazione di assoluto rilievo: quella che rivolsi al presidente della Repubblica "fu una critica di natura squisitamente politica e non certo di natura personale, nel pieno esercizio delle prerogative di membro del Parlamento". Una critica, nota il Tribunale di Dreyfus, legata all'abuso della funzione dei senatori a vita a sostegno del governo Prodi, ed elevata per "denunciare una prassi distorta innestata in un tema elettivo puro", e per "rappresentare un monito all'uso distorto del meccanismo di voto" al Senato, al punto che avevo appena presentata la proposta di legge per eliminare proprio l'istituto degli stessi  senatori a vita.

Ecco: le ragioni a mio sostegno, insieme a molte altre, sono state squadernate con grande chiarezza dai giuristi che si sono cimentati nell'analisi del caso che venerdì mi vedrà indagato - praticamente unico - per il caso Napolitano. Non credo di esagerare se ci sia anche una grande questione di democrazia dietro l'esercizio della libera critica.