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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

PD SENZA VERGOGNA

Roma bene comune

di Francesco Storace

Le professioni di fede antimafia dovrebbero essere supportate da azioni conseguenti. Quando, nel Lazio, su un bilancio annuo di circa 30 miliardi di euro, si destina solo lo 0,01 per cento, 3 milioni, per  la lotta alla criminalità, questo significa fare una lotta di belle parole e poca sostanza, da fifoni o quaquaraquà. Se per il Patto per il Lazio sicuro, lo stanziamento in bilancio è di 150mila euro, la domanda diviene: quale convegno verrà organizzato? Perché con 150mila euro non è che si rende il Lazio sicuro: la stessa cifra viene stanziata per far funzionare l’Osservatorio regionale sulla Legalità. Forse, si può riuscire a rendere sicuro al massimo il Comune di Mercetelli, che conta 78 abitanti! 

L’inchiesta Mafia Capitale va avanti: la Procura prosegue nelle indagini, i Ros negli arresti. I Commissari di Governo nell’esame degli atti del Comune. 

Suonano assai strane le dichiarazioni rese da Matteo Orfini, mandato da Renzi a fare pulizia nel partito romano scosso fin nelle sua fondamenta. Fondamenta scosse non solo e non tanto dall’inchiesta e dai suoi risvolti penali, quanto da quelli politici: mazzette, primarie e parlamentarie farlocche, collaterali al sistema Buzzi. Fatti che seguono, di pochissimo tempo, la messa sotto indagine di tutti i membri del Gruppo Pd in Regione nella scorsa legislatura per l’uso dei fondi pubblici nello scandalo Fiorito; e il caso Di Stefano.

Suona strano che Orfini, subito sostenuto dalla claque di partito (Khalid Chaouki), non trovi nulla di meglio da fare che mandare messaggi di stampo “pizzinico” - ci si perdoni la battuta ironica ma non offensiva - al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, la cui correttezza e il cui ossequio alle leggi sono sempre state riconosciute come assolute da tutto il mondo politico. Come dimenticare i festeggiamenti del Pd quando Pecoraro adottò misure che andavano, nel rispetto delle leggi, a danno delle decisioni prese dalla Giunta Alemanno? 

Oggi, visto questo fuoco di sbarramento ad opera del ”ripulitore” del Pd romano (e di altre strane situazioni di cui si mormora nei palazzi), ci si deve per forza domandare quanto terrore alberghi nel Pd per queste ispezioni. 

Che senso ha che la presidente del I Municipio, la piddina Alfonsi, predisponga un dossier sugli appalti del suo territorio e che porti queste carte al Sindaco? Se si suppongono notizie di reato, si va in Procura, non dal Sindaco. E come l’ha presa questa mossa l’ex presidente dello stesso Municipio I, il piddino Corsetti che fino a ieri guidava il territorio affiancato da quel Politano, prima nominato da Marino stesso come controllore della trasparenza e poi rimosso perché coinvolto nell’inchiesta Mafia Capitale?

E, come dimenticare che nella stessa inchiesta vi è un personaggio, Luca Odevaine, che oggi si trova ospite delle patrie galere e ieri si occupava di nomadi e immigrati, l’altro ieri di guidare la Polizia Provinciale di Zingaretti, e l’altro ieri ancora di fare il vicecapo di gabinetto in Comune con Veltroni?

C’è forse terrore che qualcuno parli? Che venga fuori qualcosa? 

Intanto, aspettiamo ancora di avere da Zingaretti le carte sulla gara da 1 miliardo e mezzo, oggi nel limbo della sospensione. Non defletteremo: chiediamo il conto.

FINE PENA

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di Francesco Storace

Fine pena. Non fine pena mai, come si addice ad un ergastolano. Ma proprio fine pena, nel senso che si cancella la reclusione per il reato di vilipendio. O meglio, sara’ prevista solo in alcuni, limitati casi. Ma il diritto al dissenso tornera’ a prevalere in democrazia, se l’aula di Palazzo Madama e poi Montecitorio approveranno, migliorandola, la legge passata ieri in commissione giustizia del Senato.

Se tutto questo avverra’, sara’ valsa la pena anche aver affrontato un processo per vilipendio nei confronti di Napolitano ed essermi beccato sei mesi di reclusione in primo grado. In pratica, l’appello lo fa il Parlamento con una norma nuova, che modifica sostanzialmente l’art. 278 del codice penale. Se diventa definitivamente legge, cambia tutto.

Ci volevano la testa dura di Maurizio Gasparri, instancabile promotore della proposta abrogativa della legge vigente (che punisce “le offese al prestigio e all’onore” del capo dello Stato con pene fino a cinque anni di reclusione!) e la paziente tenacia del presidente della commissione giustizia del Senato, Nitto Palma, per persuadere un organo parlamentare che mi ero rassegnato a vedere distratto persino dopo la sentenza di primo grado.

Invece ieri, in coincidenza col discorso del presidente della Repubblica alle alte cariche dello Stato, il verdetto della commissione: il via libera al ddl che modifica il reato di vilipendio e’ stato quasi unanime, con l’unica eccezione – inspiegabile – dei grillini. Con il nuovo testo, in caso di condanna si rischiera' una multa che potra' andare dai 5000 ai 20 mila euro, mentre resta il carcere, ma fino a 2 anni, solo se l'offesa consistera' nell'attribuzione di un fatto determinato. In aula si discutera’, inoltre, di un’altra ipotesi, formulata da Palma, per la quale il Pd ha chiesto di non votare subito ma riservandosi un approfondimento in Assemblea. Si tratta di un altro emendamento proposto dal presidente della commissione che prevede che le sanzioni previste con la nuova stesura non si applicano “nell’esercizio legittimo del diritto di critica politica”.

Traduzione: e’ evidente che non puoi prendere a parolacce il presidente della Repubblica; ma il Parlamento si avvia a decidere che se c’e’ una critica politica allo stesso, si tratta di un diritto non punibile penalmente. E credo che sarebbe una riformulazione – se sara’ accolta dai senatori – davvero liberale e che potra’ essere salutata da tutti come un fatto nuovo nella democrazia italiana.

Con l‘aggiunta – va detto – della considerazione positiva dello stesso Napolitano. Se il Parlamento approva la norma, non e’ certo per fare un dispetto al Presidente. Perche’ sa che anche Napolitano si e’ espresso favorevolmente ad una sua modifica, nei modi che competono al capo dello Stato.

Proprio a Napolitano, lasciatemelo dire, va dato atto di non essersi messo di traverso, anzi; riservatezza e senso delle istituzioni impongono che si rispettino messaggi e segnali ricevuti dal Presidente. Ma in tempi in cui chi ha privilegi fa a gara per mantenerli, dal Colle e’ arrivato invece un segnale di distensione che va sottolineato.

Si puo’ chiudere positivamente una dolorosa e lunga vicenda giudiziaria che mi ha riguardato come persona che ha continuato a credere nelle istituzioni, anche nei momenti piu’ travagliati. Se il Parlamento riuscira’ a completare l’opera, pure il nostro movimento politico, La Destra, potra’ esserne orgoglioso. Anche fuori dal Parlamento abbiamo rappresentato il nostro popolo.

SENZA BLUFF

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di Francesco Storace

Che consideri positivamente Giorgia Meloni non credo sia un mistero. Magari è complicato assecondarne il carattere, però è indubbio che la personalità c'è. Eccome, se c'è.

Ma devo confessare che le modalità della candidatura a sindaco di Roma non l'ho capita affatto (anche perché non è detto che si voti). Dopo il disastro, c'è bisogno - appena e finalmente Marino se ne andrà - della ricostruzione. Chi salirà in Campidoglio dovrà dedicarsi solo alla città, deve finire il tempo dei sindaci aspiranti leader, il governo della nazione e dei partiti spetta ad altri. Rutelli, Veltroni, Alemanno: nella Capitale i giochi si chiudono per tutti.

Quindi, se davvero Giorgia Meloni vuole andare alla guida del Comune più importante d'Italia deve essere conseguenziale: deve mettere in conto che sarebbe molto complicato cimentarsi nell'altra, enorme fatica, quella di tentare di rimettere insieme la destra italiana. Se diventerà sindaco e governerà bene, potrà essere indicata come esempio, ma li' dovrà chiudere la sua storia di partito. Andrà ancora peggio se sarà sconfitta: e' vero che ha coraggio, ma ci rifletta bene, prima di compiere una scelta irreversibile. Non è più il tempo - dopo gli scandali e ancor prima gli insuccessi elettorali - di disperdere energie con la pretesa di fare tutto.

Lo dico con chiarezza, quella che manca a troppi cortigiani. Se prima o poi riusciremo a parlare seriamente - ma ci vuole la volontà - chiederò alla Meloni che cosa vuol fare davvero. Una risposta positiva su Roma significherà che fa sul serio e varrebbe la pena lanciarsi in una lunga campagna elettorale entusiasmante e appassionante. Anche io le sarei lealmente al fianco. Ma del partito dovrà occuparsene un altro. E' importante dare agli elettori la certezza che uno e uno solo e' l'obiettivo.

Ci vuole amore di verità. Nel suo discorso di domenica al Quirino, Giorgia ha chiesto a Salvini che intenzioni ha. E perché? Che c'entra il capo della Lega con le comunali di Roma? Certo, non mi sfugge che dalle nostre parti ci sono tentazioni di schierarsi con lui, ma a fronte di una candidatura nettamente di destra - e con il presupposto dell'impegno esclusivo per la città - che spazio avrebbe una candidatura made in Carroccio?

Poi, andrà affrontato il tema del rapporto con la giunta Alemanno. Il partito di Giorgia Meloni non è stato estraneo al sistema che ha governato il Campidoglio in quei cinque anni. Con postazioni importanti nell'amministrazione. Sul tema ci vorrà molta chiarezza, senza dare l'idea di scaricare una storia, rifiutandone si' la criminalizzazione, ma anche accettando di non poter stare su un piedistallo a bacchettare tutti gli altri. Per poi passare finalmente all'attacco di una sinistra che deve stare solo zitta.

Se queste prime considerazioni non verranno prese per quello che sono - serie e sincere, finalizzate a combattere e vincere una battaglia - vorrà dire che domenica si è giocato di politichese. E che si e' lanciata una candidatura solo per bloccarne altre. Mi auguro che non sia così.

RICOMINCIARE DA ROMA

CampidoglioPrima

di Roberto Buonasorte

Quello che è accaduto con il coinvolgimento di alcuni personaggi riconducibili alla nostra area politica ci ha ferito e non poco.

Nella città di Roma sin dal 1993, con la candidatura di Gianfranco Fini a sindaco, la destra ha avuto il suo punto di riferimento più importante, non è un caso se in Provincia con Moffa, alla Regione con Storace ed infine al comune con Alemanno sono stati sempre gli uomini di A.N. a guidare la coalizione vincente.

Un mondo compatto era, sin da allora, Alemanno e Rampelli, Storace e Moffa, Augello, Gasparri, Aracri...

Tutti insieme, anche nella giunta Alemanno, tranne noi de La Destra che invece eravamo all'opposizione, e appare davvero paradossale registrare che sia proprio l'oppositore Storace che debba andare in tutte le televisioni a metterci la faccia mentre gli altri "scappano" oppure, quando vengono pizzicati ci manca solo che dicano che Alemanno l'avevano conosciuto da poche settimane.

Incredibile, ma tant'è.

Se a destra c'è delusione, il sentimento che provo verso questa sinistra è quello dello schifo, e chi concorda non deve vergognarsi di ripeterlo forte e chiaro ad ogni occasione.

Alla Regione ad esempio ancora attendiamo spiegazioni su quell'autentica truffa che si è consumata intorno all'affitto di due palazzi ad un prezzo altissimo e che avrebbe fruttato un giro di tangenti di almeno due milioni di euro.

Anche li c'era di mezzo tutto il PD, con risvolti di cronaca nera legati addirittura alla scomparsa di una persona.

Morti, esattamente come accaduto intorno al mix di trans e cocaina che spazzò via Piero Marrazzo, ma allora nessuno gridò allo scandalo, anzi sembravano delle vittime, i compagnucci.

Ignazio Marino invece, quello della "Panda della Magliana", pur di ingraziarsi il Procuratore Capo di Roma Giuseppe Pignatone, fa lo spiritoso andando avanti e indietro tra Campidoglio e Piazzale Clodio, carico di faldoni contenenti documenti su gare d'appalto (e immaginiamo anche su gare di somma urgenza) che si sono svolte negli ultimi anni nei settori di trasporti e lavori pubblici.

Molto bene, si è svegliato pure Marino.

E si, perché evidentemente per un anno e mezzo ha dormito a sette cuscini, il ciclista barbuto che sembra cadere dalle nuvole.

Marino non ha dato alcuna spiegazione convincente sulle motivazioni che hanno indotto il suo assessore Ozzimo e il presidente dell'Assemblea capitolina Mirko Coratti a dimettersi dai loro ruoli.

No, Marino gioca a fare il Pierino, non rendendosi conto dell'immagine negativa che anch'egli, con un atteggiamento irresponsabile e, diciamolo pure, del tutto inadeguato, sta contribuendo a dare di Roma rispetto a tutto il resto del mondo.

Bastava leggere ieri l'articolo apparso sul New York Times a firma di Elisabetta Polovedo per rendersene conto.

Una sinistra allo sbando e che aveva le mani in pasta in modo strutturale nel sistema delle ruberie che la magistratura sta scoprendo, a differenza di qualche personaggio dell'area di centrodestra che invece ci sarebbe finito dentro ma solo a livello personale.

La differenza è sostanziale: da una parte ci sarebbe la presunta colpa del singolo, dall'altra di un intero sistema, quello delle cooperative, che da decenni scarrozza in giro per l'Italia dalle mense alla manutenzione del verde, dalle catene dei supermercati alle assicurazioni, dalla costruzione di grandi opere all'edilizia sperimentale, dalla gestione dei flussi migratori fino alle più moderne forme di arricchimento che girano intorno ai campi Rom.

Uno schifo!

Da destra invece si può ricominciare, ma uniti. Divisi non si va da nessuna parte, lo ha dimostrato la nostra esperienza, quella di FLI, e anche quella di Fratelli d'Italia che pure poteva sembrare un progetto affascinante ma che evidentemente non ha convinto.

Ricominciare dunque, e proprio da Roma, se si vuole.

MISTER X

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di Francesco Storace

Il romano e l’immigrato. La famiglia e le “unioni civili”. I mercati rionali e il mercato finanziario. I negozianti e i centri commerciali. I disoccupati e i palazzinari. Il popolo e i poteri forti. I trasporti e il traffico. I si’ e i no.

Se Marino decide di andarsene finalmente a casa – e’ impensabile che resti al suo posto, e farebbe bene a seguire il consiglio di Goffredo Bettini, “dimettiti e ricandidati”, se proprio ci tiene – il sindaco che prendera’ il suo posto dovra’ mettere nella prima colonna le priorita’ e nella seconda tutto quello che puo’ arrivare dopo. Sapendo che si dovra’ schierare nella partita eterna tra guardie e ladri.

Se si dovesse andare in campagna elettorale, bisognera’ evitare di avere un sindaco che con seicentomila voti rappresenti quasi tre milioni di romani. Anzitutto, perche’ quei consensi rischiano addirittura di diminuire se non si da’ rapidamente uno scossone alla politica; e, per favore, togliamo dalla pesca dal mazzo chi non ha dato gran prova di se’ in quell’aula di Giulio Cesare macchiata come sembrava non dovesse accadere mai piu’.

A Roma, c’e’ almeno un milione e mezzo di persone che non ha rappresentanza. Stanno a destra come a sinistra. Saranno affascinate dalla societa’ civile? Ho molto rispetto per Alfio Marchini imprenditore; come politico in Campidoglio non e’ stato esattamente esaltante. Vedete folle pronte a correre alle urne per sostenerlo? Mi sembra difficile, anche se se ne dovra’ parlare.

Credo che uno scontro tra Marino e Marchini potrebbe far prevalere il terzo incomodo grillino al ballottaggio. Tra due candidati di nomenclatura – tale sarebbe Marino se il Pd avesse la faccia tosta di riproporlo, e Marchini manco a dirlo per quel che rappresenta (e non mi riferisco alle indagini su Mafia capitale) – anche la mia mano rischierebbe di tracciare una croce sulle cinque stelle.

Per andare alle urne voglio una candidatura di destra che non sia eterodiretta da altre aree del paese. C’e’ da riscattare l’onore e la dignita’ di un popolo. C’e’ da rimettere in campo la speranza che nel ’93 si animo’ nello scontro tra Fini e Rutelli.

Leggo molti nomi. Da ciascuno pretenderei un giuramento di fedelta’ a Roma, a gpvernare senza pensare a che cosa fare da grande. Certo, le promesse sono tutti capaci di farle, ma il popolo ormai e’ scafato e certo sara’ difficilmente persuasivo qualunque soggetto entrato in contatto – indagato o no – con la compagnia di Mafia capitale.

Se si pensa a scelte di Palazzo, con tutto il profumino pestilenziale che ne deriva, a destra ci si dovra’ muovere di conseguenza. Se Marino sloggia davvero dal Campidoglio, bisognera’ fare in modo che trovi rappresentanza quel popolo di destra che vuole rimanere incontaminato. Vincere non e’ mai facile, ma se si torna ad innalzare una bandiera di stile e di onesta’ sul Colle che governa la Citta’ eterna, tutto puo’ succedere. Per ora, milioni di romani guardano attoniti lo spettacolo. Emozionarli spetta ad una destra che ritrovi la sua dimensione valoriale.

Se il sigillo alla candidatura lo deve mettere Matteo Salvini, non ci sara’ trippa per gatti: il derby se lo giocheranno 5 stelle e il Pd. Il capo leghista dira’ pure cose che ci fanno sussultare – e del resto diciamo bravo anche a Renzi quando prende a sganassoni la Camusso ma non e’ un motivo per votarlo – ma troppi riciclati lo usano come alibi per salire a bordo. E col trasformismo non si convince piu’ nessuno.