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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

IL NOSTRO SOS AI LETTORI

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di Francesco Storace

Abbiamo tremato in questa settimana in cui ci siete mancati tantissimo. Il nostro appuntamento quotidiano - da cui è sempre più difficile distaccarsi - stava per venire meno definitivamente: basta una difficoltà fisica d'estate, in un momento di magra del personale già ridotto all'osso, e il nostro/vostro Giornale d'Italia va kaputt, non è sfogliabile online, è già un miracolo se i pochi redattori presenti in redazione - che ringrazio per il loro spirito militante - mandano avanti il portale.

Da stamane risiamo di nuovo qui, a raccontare l'Italia e il mondo, compresa la cialtronata di Ventotene, in cui un premier italiano tenta di passare alla storia offrendo un passaggio ai padroni dell'Europa dopo Brexit. In questa settimana non abbiamo potuto raccontare tante storie che offrono argomenti alla nostra indignazione sempre più cupa: penso ad esempio a quel bastardo lasciato in libertà da un magistrato nonostante avesse tentato di rapire una bambina in spiaggia a Ragusa.

Ecco, questo quotidiano deve andare avanti e l'allarme per le nostre sorti non è cessato. Facciamo un vanto del nostro essere una testata completamente gratuita, ma a settembre tireremo giù una riga sotto il rendiconto e già temiamo quel che rischiamo di trovare: una linea rossa che rischia di non essere valicabile.

Prendetelo come un Sos, ma abbiamo bisogno di voi. Aiutateci a raccogliere pubblicità, quella pagina a mille euro è fondamentale, ciascuno di voi conosce qualcun altro che può scegliere la nostra testata - magari una sola volta in un anno - per investire in comunicazione ad un costo davvero modico. Chi proprio non ci riesce, intensifichi il lavoro di proselitismo del giornale, condividendolo sempre di più con i propri amici su ogni social network.

Abbiamo bisogno di voi. Se non ci lasciate soli, neanche voi rimarrete orfani del nostro dialogo quotidiano attraverso la rete. Accompagneremo assieme la nascita di quella nostra, grande destra che tutti attendiamo di veder risorgere. E chissà che non sia possibile tornare a far ragionare tutti. E tutte.

ER PUZZONE

erpuzzone

di Roberto Buonasorte

"Caro Benito eri un puzzone  però le cose andavano benone". Comincia così il testo che campeggia su una mattonella nota e diffusissima: Milioni di esemplari ne sono stati venduti nel corso degli anni. Li chiamano "gadget". 
L'Italia ha una storia lunga, e non parliamo solo dei suoi 150 anni e qualche spicciolo di unità nazionale. Lo dimostra, per esempio, proprio quel concetto spirituale, morale, sociale di "romanità" che fu un baluardo ideale e non solo dell'Italia Mussoliniana, che ispirava la sua azione a Roma, alla civiltà romana. È storia nostra, proprio come Roma. 
Se vai in giro per il mondo - a l'Avana, nel Regno Unito, a Mosca, nel Principato di Monaco - trovi immortalati ovunque "il Che", la Regina Elisabetta, Lenin, Alberto II. In Francia, all'interno del Mausoleo di Les Invalides, a Parigi, c'è la tomba di Napoleone: una struttura impressionante, per celebrare l'uomo forse più noto della storia francese (poco importa se più amato o più odiato). Lì l'Imperatore dorme il sonno eterno, nella sua Francia, in quella tomba progettata dall'architetto Visconti, in porfido rosso e con la base di granito verde, dal 1861. Sei bare fanno da cornice al corpo dell'Imperatore, una dentro l'altra. Dalla più interna alla più esterna abbiamo una bara in lamiera, una in mogano, due in piombo, una in ebano e l'ultima in legno di quercia. Intorno al sarcofago c'è poi un loggiato circolare decorato con state enormi raffiguranti dodici Vittorie. Per essere precisi: nel 1840, però, già erano stati celebrati i funerali solenni a Parigi, con tutti gli onori del rango imperiale. Napoleone Bonaparte era morto nel 1821. I Francesi ci hanno messo diciannove anni appena a capire che la storia non si può cancellare. In Spagna la Valle de Los Caidos il Mausoleo di Franco accoglie i caduti di entrambi gli schieramenti della guerra civile. 
Noi, nel Bel Paese, facciamo ridere il mondo intero: dopo oltre settant'anni dall'assassinio di Benito Mussolini c'è ancora chi parla di "nostalgia", di "gadget" e cose del genere. La Romagna è nota, oltre che per le sue bellezze naturalistiche ed enogastronomiche, per essere "la terra del Duce". Ed è proprio in questo territorio che la Regione Emilia Romagna vota una risoluzione che chiede di considerare reato di apologia la vendita dei cimeli e il deputato del PD Fiano arriva a parlare di "carcere" per i trasgressori. 
Qualche dato servirà forse a comprendere di cosa stiamo parlando. Nonostante l'ostracismo, l'anacronismo di  certi atteggiamenti, l'arroganza e la prepotenza di chi pretende di raccontare la storia dal solo suo punto di vista, la "terra del Duce" fa numeri incredibili. Al Museo di Villa Carpena, che fu la dimora della famiglia Mussolini, a Forlì, arrivano circa decine di migliaia di visitatori l'anno. La Casa Natale di Dovia ne conta altrettanti. La Cripta di San Cassiano conta oltra 50mila firme l'anno. La città di Predappio accoglie quasi un milione di turisti ogni dodici mesi.
In nessuna parte del mondo si azzarderebbero a "cancellare" questi numeri. E non ci riusciranno neppure stavolta.

TSUNAMI CAIRO: IN VETTA DOPO LA SCALATA AL CORSERA

Cairo

di Roberto Buonasorte

Alla fine ce l'ha fatta, Urbano Cairo, a spodestare il tempio dell'editoria italiana.
In un mondo dove sembra non esservi più alcuna barriera che sia insuperabile, anche il Corsera passa di mano.
Si, perché esso non rappresenta soltanto il giornale per eccellenza; bensì ha incarnato da sempre la voce ufficiale della politica filogovernativa, della finanza che conta, dei salotti che, dall'economia alla cultura, hanno condizionato il nostro Paese attraverso i suoi centoquarant'anni di vita: passando indenne dalla Monarchia alla Repubblica e parteggiando anche per il Fascismo.
All'inizio il foglio era composto da solo quattro pagine, poi man mano crebbe; aumentò la tiratura e il numero delle pagine, si impreziosì di allegati, fino ai nostri giorni attraverso il web e l'online, passando per le videocassette degli anni novanta e i cd dei tempi più moderni.
Il Corriere dunque per l'informazione, almeno fino a ieri,  è stato paragonato a ciò che è la Juve per il calcio, Gianni Letta per i "poteri forti", Agnelli per l'industria, Andreotti per la politica; almeno fino a ieri...
Mai prima, infatti - nonostante i molti tentativi messi in atto nel corso dei decenni - alcuno che fosse fuori dal giro di Mediobanca era riuscito a scalare il Corsera.
Ci hanno provato in tanti: da Ricucci a Berlusconi. Ma solo lui, Urbano Cairo, partito da un paese in provincia di Alessandria, ci è riuscito.
Eppure la partita pareva impossibile, lui "l'imprenditore che pensa solo ai numeri e che non ha amici" - almeno così me lo descrivono comuni conoscenti - da una parte, e la cordata dei salotti buoni capitanata da Andrea Bonomi dall'altra.
Di qua il piemontese burbero con dietro Banca Intesa, di là il resto del mondo: da Bonomi appunto, a Della Valle fino a Mediobanca, Unipol, Pirelli.
Dopo la rivoluzione elettorale che ha travolto tutto qualche settimana fa alle elezioni amministrative, a Roma come a Torino, un altro tsunami dunque si è abbattuto sul nostro Paese; questa volta sul mondo dell'informazione.
Intendiamoci, una "rivoluzione" benefica: tutto ciò che travolge "l'Ancien Régime" per noi è salvifico, vale per la vecchia finanza speculativa che limita la sovranità popolare, come per monopolisti della cultura e della finanza che hanno affamato il nostro popolo, fino ai partiti e partitini che fanno finta di azzuffarsi in tv ma che pensano solo al superamento del piccolo sbarramento elettorale per continuare a bivaccare il Parlamento.
Se Berlusconi, uomo del fare, non è riuscito in vent'anni ad imporre una reale rivoluzione nel nostro Paese, forse all'orizzonte oggi si intravede un altro uomo, che in fondo è stato un suo "figlioccio" e che, non contento di entrare in via Solferino, un giorno potrà puntare molto più in alto.
In fondo fino ad ora ha vinto lui, nonostante i suoi avversari lo considerassero un tipo non allineato, potremmo dire poco... "urbano".

E DESTRA SARA'

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di Roberto Buonasorte

Con l'approvazione all'unanimità della relazione del segretario nazionale Francesco Storace - che il lettore potrà leggere all'interno - da parte del Comitato Centrale de la Destra riunitosi a Roma, è iniziata formalmente la stagione congressuale che ci porterà, entro l'anno, alla confluenza verso un nuovo e più grande soggetto politico che avrà l'ambizione di restituire a quanti lo vorranno la possibilità di fare politica senza veti e rancori ma al contrario aprendo le braccia a tutti con amore e generosità.

Lo faremo mettendo al centro i giovani, quei giovani che sono animati da tanta passione civile e che nell'azione quotidiana antepongono il bene comune e il sacrificio rispetto alla caccia a quella poltrona facile che attraverso la scusa della rottamazione in realtà serve a bruciare le tappe per arrivare a trent'anni in quei luoghi ambiti che altri hanno raggiunto a cinquanta o sessanta.

Abbiamo eletto la Segreteria generale del congresso che sarà presieduta da Livio Proietti e che avrà come vice Paolo Agostinacchio - fondatore del partito e colonna pugliese del movimento - oltre a Cacciola, Coletta, Di Andrea, Giancarmine Mancini, Marchi, Milella, Musetti, Nassisi, Pezzetta, Piu, Razza, Regimenti, Severa e chi scrive.

Intanto si intensifica l'attività del tesseramento, che sarà necessaria per dare diritto a partecipare al congresso, insieme alle altre iniziative che ci vedranno impegnati per tutta l'estate.

A partire  dalla manifestazione di sabato prossimo a Napoli.

Insieme agli amici di Azione nazionale - con i quali stiamo percorrendo questo importante tratto di strada - infatti, terremo questa manifestazione volutamente nella città all'ombra del Vesuvio.

Già, perché se non ci fosse stato il coraggio di presentare quella lista "Napoli Capitale", che ha raggiunto il 3,5% eleggendo il bravo consigliere comunale Andrea Santoro, per la prima volta dal dopoguerra ad oggi quella città non avrebbe avuto una rappresentanza di destra; Fratelli d'Italia infatti si è fermata all'uno per cento, così come non ha eletto nessuno non solo a Milano, Torino e Bologna, quindi al nord, ma nemmeno a Salerno, Brindisi, Cosenza; un partito che, al netto del risultato di Roma, è poca cosa da nord a sud.

Insomma, per quella voglia di egemonizzare tutto a destra, mirata a tentar di distruggere chiunque ancora respira in quest'area, e portata avanti dalla sua capa con una volgarità che sta assumendo toni davvero fastidiosi, ha commesso il delitto di privare in tante città milioni di italiani ad avere una rappresentanza di uomini di destra nelle istituzioni.

Nemmeno il MSI nei tempi peggiori aveva ottenuto risultati così umilianti, eppure ancora fanno i galletti nel talk televisivi; ma noi dobbiamo guardare avanti.

E per questo non solo invitiamo tutti gli amici a partecipare alla manifestazione di sabato, ma anche ad inviare - nei prossimi giorni indicheremo modi e tempi - un modello di preadesione al costituendo soggetto politico.

Se ne saremo capaci restituiremo a tanti italiani, ormai orfani, la possibilità di tornare a far politica e credere in un soggetto nuovo ma dai valori antichi.

E destra sarà!

OBIETTIVO 2023

2023

di Francesco Storace

Il centrodestra, in pratica, litiga sul leader dell'opposizione. O meglio di questa parte dell'opposizione. Perché se fossero tutti seri non avrebbero dubbi a ricompattare un'alleanza che potrebbe essere vincente solo se ce ne fosse l'intenzione.

Invece, lasciano il campo libero a Matteo Renzi e a Beppe Grillo, che si scanneranno di qui al 2018 - a meno che la follia del premier non spiani la strada ai Cinque stelle fin dal prossimo anno... - per vincere le elezioni politiche.

Se fossero meno invasati di se stessi, quelli della trimurti - Berlusconi, Salvini e Meloni - tenterebbero di recuperare anzitutto i pezzi persi per strada. Invece, uno se ne frega di Fitto, il secondo di Tosi e la terza di tutto quello che c'è a destra. Ognuno di loro presidia il proprio orto e magari sono disponibili a venire a patti persino con Angelino Alfano. Folli, semplicemente folli.

Nella vastissima destra nazionale che non si riconosce ne' in Fdi ne' ancora in noi, c'è un ampio spazio da coprire, per un movimento plurale patriottico, cristiano, sociale. Che quando pronuncia la parola Nazione non deve guardarsi attorno da alleati pronti a storcere il naso; che quando parla della povera gente, sempre più numerosa, non deve preoccuparsi delle urla liberiste; che quando si nutre di valori non deve temere la dissacrazione. Dobbiamo essere quello che siamo sempre stati, senza indugiare sui criticatutto, i rompiballe da tastiera.

E dobbiamo avere fisso un obiettivo, che intendo affermare domani al nostro comitato centrale: la data da tenere d'occhio e' attorno al 2023, se non l'anno prima in caso di elezioni anticipate. La partita per il governo del Paese la giocheremo la prossima volta, perché questi irresponsabili che guidano il centrodestra non ne azzeccano una che sia una, come hanno testimoniato le ultime amministrative: si accapigliano ancora per Roma ma non c'è una sola delle cinque grandi città in cui il centrodestra abbia vinto.

Dovrà passare la prossima consultazione; si combatteranno per arrivare primi fra quelli in terza posizione; non varranno a nulla i richiami al voto utile; si sgonfieranno di fronte allo scontro Pd Cinque stelle. È lo scenario che è più facile da intuire se continuano ad usare più i muscoli che il cervello.

Ed è anche per questo che dobbiamo prepararci alla lunga traversata per ricostruire una forza di destra - più nei contenuti che nella sigla - in grado di mettere benzina nel motore di un centrodestra che pure perde sempre più pezzi. Altrimenti, non hanno senso le rincorse verso alleanze che non offrono alcun fascino agli elettori.

Per dirla tutta: col clientelismo e il familismo non vogliamo avere nulla a che fare; con le bande che inquinano la politica e la democrazia non intendiamo avere rapporti politici; non ci piace la cosiddetta alternativa parolaia dei Cinque stelle, che da ieri si sentono persino padroni di Roma. La nostra alterita' l'abbiamo dimostrata persino nelle aule di giustizia. Sapremo selezionare il meglio che verrà e lo porteremo in dote alla Patria.