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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

SANTA NEGA

Santa Nega
di Francesco Storace
C'è bisogno di protezione celeste, mi sa. Se la linea è quella che abbiamo sentito ieri alla Pisana, Zingaretti e soci rischiano davvero di essere arrivati al capolinea. Nell'aula del consiglio regionale, nella discussione seguita alle pesantissime rivelazioni di Buzzi dal supercarcere di Nuoro, abbiamo ascoltato con le nostre orecchie il capo di un'amministrazione negare tutto, persino quello che tutti sanno essere successo.
Oggi, in capigruppo, dovremo decidere che cosa fare ancora. Ma certo è che se la maggioranza pensa di approvare qualche leggina senza spiegarci come restituire trasparenza ad una regione lesionata in maniera seria, hanno capito davvero male. Non passerà nemmeno uno spillo, in aula, se non c'è serietà.
Danno l'impressione, a sinistra, di temere più l'eco di stampa delle dichiarazioni di Buzzi che le sue confessioni. Siamo al punto che l'avvocato di due dei chiamati in ballo dal ras della 29 giugno, l'ex capo di gabinetto di Zingaretti, Venafro, e l'imprenditore molto vicino al governatore, Cionci ha scritto al Giornale d'Italia perché ritiene diffamatorio aver fatto sapere che il Tg de La7 ha sparato notizie gravissime di tangenti e compagnia cantando sui suoi assistiti. 
Se minacciano querele, li accontentiamo ora in prima pagina: resta la domanda, ma Buzzi ha parlato o no di Zingaretti e dei suoi uomini più fidati?
Il governatore non risponde sulle accuse di scarsa trasparenza in tema di appalti. Buzzi ci ha provato anche con me, beccandosi da tempo una querela direttamente in carcere, sulla famosa gara Cup. 
A Zingaretti, il faccendiere attribuisce un patto con l'opposizione per uno dei quattro lotti dell'appalto. Ebbene, il presidente si limita a dire che non è vero, ma non spiega se sapeva o no che nell'ufficio del suo capo di gabinetto si decidevano con un consigliere regionale - e non certo a nome dell'opposizione, ma caso mai a nome suo e dei suoi sodali! - i membri della commissione aggiudicatrice della gara in questione. E usa la mia estraneità ai fatti come certificato per la sua. Patetico.
Zingaretti ha anche negato di sapere che l'Anac, l'autorità anticorruzione di Cantone, ha scaraventato la bellezza di 45 osservazioni al bando di gara del "nuovo" appalto Cup, quasi a dimostrare che l'incompetenza - nel migliore dei casi - regna sovrana alla regione Lazio.
Zingaretti non sa nemmeno delle peripezie che un consigliere regionale che voglia fare il suo dovere è chiamato a fare per entrare in possesso di atti fondamentali per capire se c'è trasparenza nell'amministrazione.
Zingaretti non risponde alla domanda se si è mai chiesto perché Buzzi versasse quel fiume di denaro alla politica in Campidoglio come in regione (e non a tutti, ed è un vanto poterlo dire).
Zingaretti non dice nulla nemmeno sul direttore generale dell'ospedale Sant'Andrea, ristretto agli arresti domiciliari per il racket del caro estinto. È venuto in aula, il governatore, a prendere in giro i consiglieri regionali e la pubblica opinione. Non è un atteggiamento premiante se lo manterrà eventualmente anche di fronte ai magistrati che indagano su Mafia capitale. 
O Zingaretti è certo che nessuno intende interrogarlo - e chissà perché - oppure sta sbagliando completamente linea. Santa Nega non porta mai bene.

IL RISVEGLIO DELLA DESTRA

BandiereLaDestra

di Roberto Buonasorte

Il tema del futuro della Destra italiana diventa sempre più cruciale con il passare delle settimane. Da troppo tempo il nostro mondo arranca, diviso, lacerato. Questa storia va avanti da quasi un decennio, occorre darci un taglio e muoversi. Tanti di noi hanno vissuto l'esperienza missina e poi quella di Alleanza Nazionale, prima da militanti poi nelle istituzioni, a vari livelli, e guardare il nostro mondo che galleggia a malapena, nel guado della divisione ad ogni costo, fa male.

Quando diciamo che dobbiamo guardare avanti lo pensiamo davvero, ma questo non significa automaticamente che non ci si debba anche guardare indietro. Certo, non è più il tempo dei nostalgismi. Ma la nostra storia parla per noi, e di quella bisogna fare tesoro. Essa ci fa riflettere, è la nostra esperienza che deve guidarci: un'esperienza che ci fa capire che un collante c'è, che ci unisce tutti. E non è una persona. È un'Idea. Sono i principi, i valori che hanno caratterizzato la nostra vicenda umana e politica. Quelli li abbiamo condivisi tutti, e da quelli occorre ripartire.

Il nostro è un mondo strano, che troppo spesso procede per slogan: "Muoiono gli uomini, non le Idee", ci piace ripetere. È giunto il momento di mettere in pratica queste parole, non è sufficiente riproporle a ogni pie' sospinto sui social network, bisogna attuarle. Le Idee non muoiono, che sia una buona volta una realtà concreta e non solo una bella frase.

Fa riflettere quello che ha detto Marco Martinelli in un'intervista di qualche giorno fa: "Forza Italia è un ex partito", "Fratelli d'Italia, nonostante abbia il logo di An nel simbolo, fatica ad arrivare al 3%", "rifare An con tutti dentro, compreso Fini", "Berlusconi non vuole più i vecchietti" (dunque se vuole "svecchiare" il partito dovrebbe - temiamo - cominciare dal vertice, senza polemica). Secondo Martinelli il CdA della Fondazione e i forse trecento iscritti che ad ottobre interverranno non sono un numero idoneo a rappresentare il variegato mondo che compose An all'epoca. E parla della necessità di "un'operazione che non sia residuale" perché "non si può rifare An senza tutti quelli che una volta stavano in An".

Vedremo, noi in quella Fondazione non ci stiamo nonostante i tanti inviti a paparteciparvi. Ci interessa il progetto politico, non il tesoretto.

Il tema è complesso, certamente. Ci vogliono i giovani, ovvio, ma ci vuole anche l'esperienza. Soprattutto, però, bisogna dire che non ci vuole l'arrivismo. Per quanto riguarda la nostra piccola casa - che non possiede una pattuglia in Parlamento - siamo ripartiti con il tesseramento e c'è risposta un po' da tutto il Paese, a cominciare dalla Toscana con Massa e Lucca in testa e poi la Puglia con la provincia di Bari a primeggiare, bene il Veneto, buoni i primi dati della Campania con Caserta e la provincia di Napoli prime delle altre. Grande risposta nella regione già governata da Storace con Latina che per ora supera Frosinone e la città di Roma avanti rispetto alla provincia. Per il 31 di ottobre, termine per il tesseramento, se continua così saremo migliaia e migliaia. Giova poi rammentare che c'è anche questo nostro Giornale d'Italia, un laboratorio di idee, un luogo che può essere messo a disposizione di un grande progetto e che prima della fine dell'anno porterà tante belle e grandi novità ... "Non è un giuoco di mercanti", diceva un certo personaggio circa cento anni fa: la sfida non è quella del seggio in Parlamento per qualcuno, ma quella di un Paese in cui i valori della Destra italiana siano ben rappresentati, con decisione, affinché sia fermata la deriva amorale, secondo la quale sembra che tutto ciò che è "trasgressivo" debba avere la meglio sui valori che noi conservatori consideriamo alla base del vivere di una società civile. Guardare avanti, dunque, ma con i piedi ben piantati sulla terra ideale che è costituita dalla nostra identità. Possiamo farcela e ce la faremo, perché se così non sarà l'Italia sarà destinata ad affondare inesorabilmente.

TRAMANO

1la destra popolo

di Francesco Storace

Golpisti, manovratori, ricattatori: è la fotografia - che andrebbe scattata di fronte e di profilo - dei masnadieri che governano e inquinano delle loro trame l'Italia.Il quadro politico nazionale è inquinato. La politica è inquinata: non ha più nulla di alto e nobile, di ideale. La politica si è ridotta a interessi di bottega. A piccole trame degne delle serie tv americane tanto care al Premier.

Lui, Renzi, e le trame interne al Partito Democratico, che si traducono in sgambetti e piccoli colpi di mano in Aula. Alle manovre sulla Guardia di Finanza, quasi che si trattasse di un feudo da assegnare al più “fedele fra i fedeli” invece che al merito. Un centrodestra polverizzato che ha vissuto l’implosione che oggi sta scuotendo il PD alle fondamenta con un margine di anticipo e che, quindi, non è in grado di costituire un’alternativa credibile a Renzi e ai suoi scherani. Un centrodestra una cui parte, quella di Alfano, già fa la stampella a Renzi. E alla quale si somma la pattuglietta di Verdini. Che se parla… Due sono le prove provate, le pistole fumanti che abbiamo di fronte: il caso Crocetta in Sicilia e il caso Marino a Roma.

In entrambi i casi, due persone elette dal popolo, il Governatore e il Sindaco, oltre che con le loro incapacità e inefficienze, devono scontrarsi con un governo, meglio, con un Premier, non eletto da nessuno, giunto a Palazzo Chigi grazie a manovre di palazzo. Messi giustamente in croce, Marino e Crocetta, gallonati dagli elettori, da chi ingiustamente porta galloni non guadagnati col consenso elettorale. Crocetta dovrebbe andare a casa: ribadiamo, non per una frase che non si sa se esiste, non si sa se lui l’abbia ascoltata ma di certo si sa che lui non ha pronunciato. No. Dovrebbe andare a casa per come è riuscito a ridurre la Sicilia, allo stremo.

Come allo stremo è Roma. Se n’è accorto l’Osservatore Romano - e non è un buon segno per Marino a quattro mesi scarsi dal Giubileo. Se ne accorgono i romani, costretti ogni giorno a combattere con la puzza di urina nelle piazze anche del centro storico, con le strade sudicie, i cassonetti stracolmi a ogni ora, gli autobus che non passano, le metro a singhiozzo. Se ne accorgono vigili urbani, maestre d’asilo, dipendenti comunali, autisti dell’Atac: ogni giorno mai la responsabilità viene assunta dal Primo Cittadino ma da lui scaricata sulle spalle di altri, i fannulloni. Ma queste inefficienze romane e siciliane non possono essere l’occasione per regolare i conti interni alla sinistra, per le conventicole di palazzo, per le guerricciole intestine di rendite di posizione. Sulle spalle dei cittadini. È questo, quindi, il panorama che abbiamo di fronte. Esiste ancora la possibilità di rialzare la testa.

Vi è una metà dell’Italia che ha smesso di schierarsi, disgustata da questa politica attenta a sé e mai al Paese. A questa metà disillusa e delusa dobbiamo rivolgerci con La Destra, a partire dalla campagna per il tesseramento rivolta a chi non ha più punti di riferimento. Occorre ricreare un movimento di valori, un movimento di idee, un movimento di gente che rifiuti questa politichetta, che si esponga in prima persona per riaffermare la supremazia dei valori sull’interesse, dalle idee sulla pagnotta, degli ideali sulle poltrone.

GUARDIA ROM

guardia rom 1

di Francesco Storace

Mi toccherà scontare la pena, magari ai servizi sociali, in un campo rom? Gia', ho scoperto ieri di essere stato oggetto di indagini da parte della magistratura non per mafia capitale; non per mazzette; non per una violazione del codice della strada; non per un reato fiscale; ma per un articolo pubblicato a giugno dello scorso anno dal titolo "Tutti a Rom". Il signore che ha importunato la magistratura per una fesseria del genere e' una specie di energumeno - almeno nei modi spicci - che si erge a difensore dei nomadi di tutta Italia, pretendendo di sbattere in galera chiunque osi dire quello che pensa sul modo di vivere delle comunità di rom, sinti, ecc... che vagano nel nostro paese.

Il tizio in questione si chiama Marcello Zuinisi, vive a Firenze (credo...) ed è una specie di cacciatore di teste. Ovunque legge la parola zingari, rom, gitani, nomadi, carica a testa bassa e denuncia chi osa mettere in discussione comportamenti indigesti a molti, e agita come un revolver la legge Mancino.

A giugno dello scorso anno criticai la concessione, da parte del solito Marino, di una prestigiosa sala capitolina per festeggiare il primo congresso del consiglio nazionale Rom, persino con tanto di patrocinio da parte del presidente della Regione che giustamente si chiama Zingaretti. Volevano "liberare Roma e l'Italia dal razzismo", ma non ricordo un'ondata di mobilitazione popolare a loro favore. In effetti, di solito succede il contrario, anche se sono coccolati dalle istituzioni in mano alla sinistra.

Non sapevo nulla di questa inchiesta, se non la richiesta dell'articolo "incriminato" formulata molto tempo fa alla redazione e prontamente inviato alle autorità scomodate da Zuinisi senza porci troppe domande. Ieri, ho invece appreso dall'opposizione di questo rappresentante dell'associazione nazionale Rom alla ovvia richiesta di archiviazione da parte di un pubblico ministero distolto da indagini più serie.

Non ho neppure potuto nominare un avvocato, non essendo a conoscenza dell'incredibile inchiesta. Magari, ora, potrò consegnargli anche un comunicato redatto dallo stesso sciagurato rappresentante Rom, che afferma che nei mesi successivi all'articolo "le vicende di Mafia capitale hanno dimostrato chi erano i veri ladri", in merito al bottino di milioni di euro che riguardo' il vorticoso giro di affari attorno all'assistenza a nomadi e compagnia varia. Questo signore si permette accostamenti intollerabili e calunniosi. Dovrà chiedere scusa altrimenti i quattrini, per una volta, dovrà versarli lui. E la smetta, piuttosto, di infastidire i tribunali, che hanno già da fare troppo per i processi a carico in tutta Italia di molti appartenenti alla sua "vivace" comunità. Che non e' certo composta di gente dalla parte delle guardie....

STRACCI

cotral-2

di Francesco Storace

Lo straccio, da solo, serve a togliere la polvere, ma le macchie rimangono. Come i vizi, duri a morire. Nonostante le leggi approvate sulla spinta dell'opposizione per restituire un'idea di legalità alle istituzioni, nelle società della regione Lazio si continua a viaggiare - nel caso di oggi è la parola giusta - su un crinale pericoloso. Il tema riguarda gli appalti e l'azienda di trasporti pubblici del Lazio, la Cotral.

L'oggetto sono le pulizie con relativa gara; tra i protagonisti - si dice - le solite ditte legate a Mafia capitale, ancorché recuperate a verginità commissariale; il mistero e' sui conti; l'assente, al solito, e' sua maestà trasparenza; le vittime, tanto per cambiare, potrebbero essere come di consueto i lavoratori.

Ieri ho presentato un'interrogazione in consiglio regionale sulla gara di servizio di pulizia delle sedi Cotral. Che è attualmente gestito da chi ha vinto la gara precedente, e come capita e' in regime di proroga. Per fortuna, potremmo dire, che' se l'appalto fosse stato affidato nei tempi previsti dalla gara - novembre 2014, un mese prima di Mafia capitale - avrebbe rischiato di finire nelle grinfie dei soliti noti gia' conosciuti con la gara Cup della sanità.

Già, perché anche qui - stando a quel che ci si racconta - ci sarebbero i soliti nomi in gara delle aziende finite sotto inchiesta e con i loro capi sbattuti in galera. I trenta milioni di euro banditi inizialmente per un servizio triennale facevano e fanno gola. Poi, è accaduto qualcosa di strano: al momento di decidere la proroga del servizio perché non si era evidentemente ancora pronti per l'aggiudicazione, il consiglio di amministrazione nominato da Zingaretti, lo stesso che aveva fissato il valore dell'appalto - dopo una provvidenziale pausa di appena venti minuti - ha ridotto la cifra di ben otto milioni di euro, calando i numeri fino a 22 milioni nel triennio. Il tutto su richiesta di un membro del Cda, poi rimosso dall'incarico.

Il tutto a porte rigidamente chiuse.

Il tutto esattamente come per la gara Cup scesa da 61 milioni per quindici aziende sanitarie a 58 ma per 17 aziende...

Il tutto senza fare chiarezza sui criteri con cui è stata nominata la commissione aggiudicatrice dell'appalto. Esattamente come nella gara Cup in cui si è finiti pero' al centro di un'inchiesta per turbativa d'asta.

Il tutto - si dice - con la partecipazione famelica alla gara di aziende della nota ditta Mafia capitale....

Il tutto con un prodigioso criterio di aggiudicazione dell'appalto che premierebbe in termini di punteggio le ditte che impiegano minor tempo per il servizio e quindi un numero inferiore di lavoratori.

Il tutto - unica differenza con la seconda gara Cup, quella rigenerata dall'Autorita anticorruzione di Cantone - senza la richiesta di ausilio della stessa Anac.

E tutto questo avviene, sia nel caso della gara Cup con un bando che muta in un semestre, sia nel caso Cotral con il valore dell'appalto che diminuisce di otto milioni in venti minuti nel chiuso di una stanza, sempre nell'ambito della stessa amministrazione regionale.

Lo strofinaccio non basta. Serve la verità su quello che succede sulla stranezza di un'operazione del genere. Che andrebbe annullata e riproposta con maggiore trasparenza.