Articoli

L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

LA SVEGLIA

sveglia

di Francesco Storace

Come volevasi dimostrare.

Berlusconi, ricevuto lo scettro della decisione su Roma da Giorgia Meloni - "aspetto fino a venerdì", diceva la leader di Fratelli d'Italia - ha deciso e spostato le lancette elettorali nella corsa verso il Campidoglio in favore di Alfio Marchini. Suona la sveglia per tutti, finalmente si avverte il senso della responsabilità.

Non uso a caso questa parola: ieri, verso l'ora di pranzo, il leader di Forza Italia mi ha detto al telefono "Eccomi, ho ricevuto l'avviso di irresponsabilità", con riferimento alla prima del Giornale d'Italia con cui accusavamo i vertici del centrodestra di spalancare la strada al ballottaggio tra Pd e Cinque stelle.

Da quel momento, dalla decisione di Bertolaso di ritirare la sua candidatura per convergere su quella di Marchini assieme agli azzurri, si è riaperta una partita. Lo testimoniano le grida d'allarme del Pd romano, che ora teme di vedere sfuggire l'occasione del ritorno in Campidoglio.

Ho detto a Berlusconi, e ovviamente a Marchini, che ho il dovere di valutare con i candidati della nostra lista il da farsi. E domenica ci riuniremo in assemblea, ovviamente con una precisa proposta da parte mia.

Credo che dopo le prime, ovvie reazioni, debbano riflettere anche Fratelli d'Italia e la Lega. Da mesi mi sgolo per invocare le primarie del centrodestra. Berlusconi, Salvini, Meloni le hanno messe da parte. Poi ho scritto a Bertolaso, Marchini e alla stessa Meloni, in ben due occasioni, per sollecitare un incontro fra noi quattro alla ricerca di una soluzione da condividere. Nulla di fatto. Poi, di fronte ad un quadro frastagliato, ho lanciato pubblicamente, ancora a Giorgia Meloni, l'offerta di consensi alla sua candidatura con la nostra lista. Come è noto, la leader di Fratelli d'Italia non ha pronunciato neppure una parola. Come fa da molti mesi. Chissà che cosa le ho fatto di male...

Ma questo non conta, perché se anche lei decide di battersi per Roma in una coalizione plurale, esattamente come a Milano (e lo stesso Parisi ha nel suo dna radici di sinistra...) se ne avvantaggia la Capitale e a perdere e' Matteo Renzi. La spaccatura lo favorirebbe.

Del resto, sia Fdi che Lega hanno "sdoganato" Marchini. Il partito della Meloni invio' un questionario agli iscritti sulle più varie opzioni per Roma. C'era anche quella per l'ingegnere, e non la mia. La Lega ci ha fatto addirittura le proprie primarie e Marchini arrivo' primo. Ci sarebbero tutte le condizioni per una ricomposizione di una coalizione partita con quattro candidati e che potrebbe risultare vincente.

Se questo non accadrà, dovremo anche noi valutare la nuova condizione politica determinata dalla scelta di Forza Italia. Mantenere la candidatura a sindaco o convergere su Marchini, visto che la Meloni non ha voluto sentire parlare di un nostro schieramento al suo fianco. Sapendo che il popolo di centrodestra non vuole più vedere in Campidoglio i responsabili del disastro Marino ne' i bloccatutto capitanati da Virginia Raggi. La sveglia e' suonata per tutti.

LA TESTA O LA CLAVA

labirinto

di Francesco Storace

Ce l’abbiamo messa tutta per far ragionare tutti. E se non si vuole ragionare è evidente che al posto della testa si preferisce usare i muscoli. Non è la prima volta che succede in politica e da stasera ci sarà la nostra risposta adeguata. Dopo l’omaggio a Teodoro Buontempo alla messa per il terzo anniversario della scomparsa del presidente de La Destra, riunirò i 48 candidati al consiglio comunale della Lista Storace e insieme decideremo come reagire all’incredibile situazione che si registra a Roma.

Dopo il pasticcio su Bertolaso, il centrodestra ufficiale ne ha combinate troppe, nel segno dell’irresponsabilità totale. Esattamente il contrario del percorso che ho proposto in questi mesi, dalle primarie alla richiesta, reiterata più volte, di un incontro fra i candidati in campo per la carica di sindaco della Capitale. Nulla di tutto questo è stato accolto, al punto che si rischia seriamente di andare in quattro contro quattro.

Nelle ultime giornate sono stato raggiunto da più proposte, dagli ambienti che sostenevano alternativamente le candidature di Guido Bertolaso e Alfio Marchini. A tutti ho detto la stessa cosa: ci vuole un quadro unitario e prima di valutare ognuna delle proposte in campo, avremmo dovuto essere certi della convergenza sicura di un candidato sull’altro. Che ovviamente sapevamo che non ci sarebbe mai stata. Restando così al punto di partenza.

Abbiamo invece deciso, per l’ennesima volta, di lanciare un nuovo appello a Giorgia Meloni, in linea con quanto dicemmo ormai più di quindici giorni orsono a Orvieto e che rimase senza risposta: sembra incredibile, ma anche le parole di ieri, di disponibilità a sostenerne la candidatura a sindaco per evitare un ballottaggio fra Giachetti del Pd e la Raggi di Cinque stelle, sono cadute nel vuoto. Ad ora non un segnale, nulla di nulla. Hanno ragione gli scettici? Sembra quasi che la partita di Roma sia meno importante dell’egemonia a destra. A Milano ci si allea con i candidati di Alfano per sostenere Parisi, nella Capitale non si può votare assieme a chi proviene dalla stessa storia politica. Incredibile.

Tutto questo lo racconteremo alla città, perché sembra che si stia deliberatamente scegliendo di perdere, trasformando una sfida a Renzi in un stupido conflitto interno alla destra e al centrodestra, che serve a regolare solo i conti tra i due milanesi in lotta fra loro, Berlusconi e Salvini, che usano Roma e la Meloni ora contro ora pro.

Se finisce così è davvero una tragedia per il centrodestra italiano, non solo per quello romano. E noi dovremo valutare bene se vale davvero la pena di mischiarsi più con questo merdaio insopportabile. Chi sacrifica le comunità, che chiedono buona amministrazione, per bassi scopi partitocratici non merita di riscuotere più fiducia. State assieme, quando ci state, solo per interessi di clan, bottega, famiglia. Da domani lo diremo a tutta Roma. Non avete usato la testa, perché avete preferito la clava. Ed è l’errore più grave che avreste potuto commettere. Non ve lo perdoneremo mai.

QUELLA POLITICA...

TBUO

di Roberto Buonasorte

Ma che c... state combinando! starà pensando Teodoro da lassù osservando il casino nel centrodestra a Roma.

Quanto ci mancano la sua passione, i suoi preziosi consigli e soprattutto la concretezza nel saper analizzare i fatti e prendere decisioni a volte  apparentemente contraddittorie. E quella sua politica, vicina alle borgate, simbolo delle tante sofferenze che attanagliano luoghi e persone.

Era un animale politico Buontempo; certo, frequentava i salotti, ma senza vendersi o tradire i propri elettori, si vantava di avere ottimi rapporti con tanti potenti romani - avendo calcato per anni l'aula di Giulio Cesare - con le gerarchie d'Oltretevere; ma appena poteva si slacciava la cravatta e stanchissimo lo trovavi appisolato nei luoghi più impensabili.

Una politica - quella interpretata da Teodoro, da consegnare come esempio ai più giovani - fatta esattamente all'opposto di quella attuale.

Zero talk televisivi e tanti manifesti da affiggere, fierezza delle proprie idee senza mai chinare il capo al sovrano che altrimenti non ti metterà nel listino bloccato dei nominati da mandare in Parlamento.

Ma poi c'era anche il Buontempo che ragionava in modo freddo.

Ricordo bene, per esserne stato uno dei fondatori, la sofferenza provata nel 2008 quando, per il veto imposto da Fini a partecipre alla coalizione, La (nostra) Destra fu espulsa dall'alleanza. Avevano fatto bene i loro calcoli i colonnelli di An: fuori Storace e Buontempo, ci sarebbero stati più posti per loro, e così fu.

Per nulla scoraggiati, insieme a Francesco, Teodoro e Luca Romagnoli, candidammo Daniela Santanchè a Premier; non raggiungemmo il quorum, succede, prendemmo il 2,4%, un milione di voti.

Così come, di fronte all'infame sbarramento votato dal Parlamento alla vigilia delle europee del 2009, fummo costretti a fare una lista insieme ai Pensionati ed il Movimento Per l'Autonomia. Ci furono anche polemiche per quell'alleanza, ma fu il solito Teodoro a portare tutti a ragionare con freddezza: "Non dobbiamo avere timore di alleanze apparentemente incomprensibili - disse in una movimentata riunione del Comitato Centrale - e siccome le nostre idee sono più forti, ci alleeremo per contaminare quelle altrui", l'alleanza fu sancita all'unanimità tra gli applausi dei presenti.

Questo è Teodoro che vogliamo ricordare a tre anni dalla sua scomparsa; il padre che ha dato tutto per i suoi tre splendidi figli Maria, Gianni e Michele; il marito affettuoso che la sua Marina onora e ricorda in giro per l'Italia; ma anche il nostro Presidente, che insieme a Francesco Storace ha voluto fondare il movimento La Destra per il quale hanno sofferto tanto mantenendo però sempre la schiena dritta, fieri della loro coerenza e onestà.

Non sappiamo quanto siamo riusciti a contaminare con le nostre idee, ma di certo non ci arrenderemo, anche nel nome di Buontempo e quale esempio per le future generazioni, continueremo le nostre battaglie per una destra onesta e non presuntuosa, capace di ascoltare e affrontare le sfide più dure.

ESILIO

esilio

di Roberto Buonasorte

Non sappiamo se questa sera, quando saranno resi noti i risultati del referendum sulle trivelle, sarà stato raggiunto il quorum necessario affinché esso sia valido, certo è però che se i sì, come ci auguriamo, avranno stravinto, per Matteo Renzi sarebbe un primo durissimo colpo.

Poi ci sono gli scandali che stanno coinvolgendo, un giorno sì e l'altro pure, esponenti di primo piano del governo e di molte amministrazioni locali guidate dal centrosinistra, dalle banche fino al petrolio mai prima si era visto tanto malcostume.

In mezzo a tutto questo schifo fa da contorno una crisi economica che non conosce precedenti.

Hai voglia caro Renzi a invadere radio e televisioni, sempre più servili, con quel sorrisetto sarcastico che è una via di mezzo tra l'arrogante e l'irresponsabile, ripetendo che tutto va bene, che il Paese sta cambiando in meglio, che la ripresa è ormai a portata di mano.

Purtroppo per noi nessuno se ne è accorto: le imprese, sempre più numerose, sono costrette a chiudere i battenti lasciando in mezzo alla strada centinaia di migliaia di famiglie; i giovani ormai in percentuale da quarto mondo sono disoccupati e non potranno mai realizzare il sogno di metter su famiglia; gli anziani - anziché godersi la vita dopo decenni di sacrifici - costretti ad usare i pochi risparmi depositati alla Posta per aiutare a campare figli e nipoti ai quali spesso mancano addirittura poche decine di euro per comprare  pane latte uova e farina.

È l'Italia del bullo fiorentino, quel provincialotto che si crede Obama e si permette di far spendere ai cittadini italiani quasi un milione e mezzo di euro ogni mese per la rata del suo nuovo aereo extra lusso; e pensare che il primo giorno a Palazzo Chigi si era presentato con una piccola Smart, vergogna!

Spesso le nostre forze dell'ordine si lamentano perché non hanno più neppure i soldi per la benzina che serve per il pattugliamento notturno; ecco, se con la cifra che Renzi spende ogni mese per il suo aereo personale potessimo comprare carburante per quei carabinieri e poliziotti, essi avrebbero a disposizione un milione di litri di carburante al mese, tradotto, 2300 volanti in più ogni notte sul territorio nazionale a pattugliare le nostre strade.

E mentre stancamente si avvicina la data delle elezioni amministrative tra le speranze milanesi e le follie romane del centrodestra, a ottobre ci sarà la battaglia finale, quella del referendum sulle riforme costituzionali.

Se Renzi per quella data fosse ancora in sella, sarebbe l'ultimo giorno di permanenza a Palazzo Chigi; la probabile vittoria di chi si oppone ad una riforma assolutamente inutile e antidemocratica ne decreterebbe la definitiva cacciata.

Mentre volge verso il tramonto l'idea di centrodestra incentrato sui vertici di Arcore e Palazzo Grazioli, nuove forme di aggregazione ampie e plurali sembrano prendere forma, e tutto fa pensare che per Renzi e il cerchio magico fiorentino sarà la fine.

Se saremo bravi e meno presuntuosi lo manderemo in esilio.

IL PUSILLANIME

renzi petrolio mare

di Francesco Storace

Domani, si vota. Si parla di trivelle e petrolio, di gas e di società e di ambiente. Ma si parla anche del referendum in sé come strumento. E, non da ultimo, si parla del Governo. Tre ottime ragioni per andare tutti in massa a votare.

Renzi punta sull’astensione: l’abuso che negli anni si è fatto dell’istituto referendario lo ha svuotato del suo significato originale, una consultazione diretta al popolo. Con l’esclusione dei quattro quesiti del 2011 – legittimo impedimento, servizi pubblici locali, acqua pubblica, nucleare – occorre risalire al lontanissimo 1995 per trovare altre volte il quorum raggiunto. La maggioranza degli italiani disertò le urne nel 1997, nel 1999, nel 2000, 2003, 2005 e 2009: ben 24 referendum andarono a vuoto.

Per questo Renzi, nella sua pusillanimità, punta sul non voto. Ed è una delle ragioni, invece, per andare tutti a votare. Anche per restituire dignità all’unico vero pezzetto della Costituzione che consegna un reale potere decisionale al popolo. Smettiamo di essere un “popolo bue”, per usare un’espressione antica, e riappropriamoci del diritto di decidere. Su cosa, però, dobbiamo decidere? Ci viene chiesto, sulla scheda elettorale, se vogliamo abrogare una norma piuttosto tecnica. Dovremo decidere se i permessi per estrarre idrocarburi in mare, entro 12 miglia dalla costa, cioè più o meno a 20 chilometri da terra, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come avviene attualmente, oppure fino al termine della concessione.

Il raggiungimento del quorum (metà degli aventi diritto al voto più uno) e la vittoria del “sì” significherebbe che le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione. Interessate all’atto pratico dal quesito, sono 92 postazioni, sulle 135 totali che sono nelle nostre acque. Queste 92 postazioni sono quasi tutte concentrate sulla riviera adriatica, dal Veneto al Molise, e offrono all’Italia solo l’1% del petrolio che utilizziamo a poco più del 3% del gas. Ben 76 su 92 sono di proprietà dell’Eni, 15 della francese Edison e una dell’inglese Rockhopper. Non solo, quindi, offrono poco in termini di resa di materie prime ma, in più, pagano allo Stato una miseria: solo il 7% per il gas e il 4% di tasse per il petrolio. Basti considerare un dato: nel 2015 tutte le estrazioni, sia in mare che in terra, hanno prodotto per lo Stato solo 352 milioni di euro di diritti estrattivi; di questi soldi, a mala pena 38 milioni sono quelli prodotti dalle trivelle che verrebbero progressivamente eliminate.

Vale a dire, in sostanza, che lo Stato regala quasi letteralmente la concessione, senza incassare un granché e, per di più, esponendo, come ricorda Legambiente, il nostro mare al rischio inquinamento, così come testimoniato dai rapporti sulle sostanze chimiche rinvenute nei molluschi marini della zona delle trivellazioni e superiori ai termini di legge. Andare a votare e votare sì, quindi, è un dovere civico che abbiamo nei confronti dei nostri figli e dell’ambiente che ci circonda. Ed è un dovere politico: per dare una scossa all’abusivo di Palazzo Chigi. Domani, tutti alle urne.