Articoli

L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

LEX

de luca

di Francesco Storace

Irresponsabili. Quelli del Pd giocano col fuoco e rischiano di esporre la Campania ad una figuraccia colossale in tutto il Paese e oltre. La proposizione di Vincenzo De Luca alle elezioni regionali, dopo la sua affermazione alle primarie di partito, e' uno schiaffo in faccia alla legalità, un incitamento a fregarsene delle norme esistenti, una presa in giro bella e buona. Trasforma la campagna elettorale in una contesa giudiziaria.

Nel malaugurato caso che vinca le elezioni campane lo sceriffo salernitano che vuole che la legge sia rispettata dagli altri senza doverlo fare anche lui, per la regione c'è il rischio concreto di tornare a votare poco dopo. Perché se decade il governatore, si scioglie l'intero consiglio regionale.

La pretesa di modificare la legge Severino per consentire ad un condannato di poter governare è fuori dal mondo ed è allarmante che ieri, dopo il no di Renzi sia arrivato il forse del ministro Boschi. Non si azzardino perché sarebbe gravissimo.

Nel processo Napolitano, se io fossi stato condannato a due anni di reclusione sarei decaduto da consigliere regionale e avrei perso il diritto a ricandidarmi per sempre. E questo grazie ad una legge anacronistica - quella sul vilipendio sommata agli effetti della Severino - a causa della dimenticanza di un Parlamento che fa marcire nei cassetti del Senato la modifica della norma gia' approvata dalla commissione giustizia. Se De Luca vuole una norma per se', si mette in fila come tutti e attende il suo turno. Nel caso, se proprio ci tiene, ci riprova la prossima volta.

Anche perché la condanna per abuso d'ufficio connessa alla realizzazione di un termovalorizzatore non è esattamente una barzelletta da cafone. Si tratta di una materia che si troverebbe a dover maneggiare anche da governatore e la sentenza che lo ha chiamato a rendere conto alla giustizia non è proprio un eccellente viatico.

Il Pd che lo candida dimostra con quanta serietà rispetta il lavoro della magistratura. Ma anche questa non è una notizia, visto il numero di inquisiti che affollano i ministeri del governo di Matteo Renzi; e in che conto tenga l'etica se si pensa ai casi che riguardano la stessa famiglia del premier e quelle delle ministre Boschi e Madia...

Si aggiungono anche le irresponsabilità degli affamati di potere, quelli che dal centrodestra vorrebbero approdare alla corte dello sceriffo salernitano, compresa una conoscenza del nostro movimento, il consigliere regionale de La Destra Carlo Aveta, che da ieri non ricopre piu' incarichi con noi, perché chi sta di qua non può andare dall'altra parte solo per un pugno di nomine non spartite o perché non sa in quale lista candidarsi. Capitolo chiuso, per carità. Chi sta con noi lo deve fare almeno con un po' di stile.

Certo, Caldoro ha le sue responsabilità nella rottura di rapporti nella coalizione. Ma una politica seria lavora alla ricucitura e non trama per un ribaltone nel nome di una tentazione inciucista. Se poi si favorisce chi è stato punito dalla legge per reati connessi al mandato di governo locale è ancora peggio e diventa patetico il richiamo legalitario.

BELLA PIAZZA. MA NON NOSTRA

Piazza del Popolo - Roma

di Roberto Buonasorte

Parliamoci chiaro, ha fatto un certo effetto ieri osservare piazza del Popolo piena di bandiere della Lega, e mai ci saremmo aspettati di dover attendere l'uomo venuto dal nord per vedere nuovamente invaso quello che per decenni ha rappresentato il luogo simbolo della destra italiana.

Una bella piazza dunque, ma non nostra.

Salvini, così come Renzi, non dobbiamo avere timore di dirlo, è stato abilissimo.

Ottimo comunicatore, linguaggio semplice e forte, attento alla cura della persona e all'abbigliamento apparentemente trasandato che invece è ricercatissimo, soprattutto nei particolari.

Anch'esso quindi è un personaggio figlio dei nostri tempi, dove tutto è veloce, e dove in poco tempo questo mondo ti porta alle stelle e con la stessa velocità, se non stai attento, ti rimanda nelle stalle.

Abbiamo seguito con interesse la manifestazione leghista perché al di là della carica mediatica che le si è data e del tentativo di rovinare tutto da parte di quella teppaglia rossa che comunque non è riuscito, ci interessavano i contenuti.

Il leader leghista ha certamente entusiasmato i tanti venuti ad ascoltarlo, ma ha parlato molto di economia e poco di valori, mai di programmi, di coalizioni, solo slogan e tanti vaffa, e forse in un momento di grande disperazione, è proprio questo il motivo del suo successo.

Durante la manifestazione si sono susseguiti molti interventi da parte di rappresentanti delle categorie e di alcuni politici, tra cui quello appassionato ma urlato a squarciagola di Giorgia Meloni.

Sul palco con Salvini c'era anche l'ex Ministro degli affari esteri del governo Monti, Giulio Terzi di Sant'Agata (oggi in Fratelli d'Italia) imbarazzatissimo quando si è parlato dei Marò...

E cominciano ad emergere le prime contraddizioni.

Poi i temi toccati: agricoltura, piccola e media impresa, partite iva al collasso, insomma i temi tanto cari al popolo leghista.

Non c'è stata invece quella che da più parti si attendeva, la virata cioè verso una linea più attenta ai problemi dell'Italia tutta e non solo verso una parte di essa.

Chi poi si attendeva da Salvini una benedizione o un segnale alle associazioni o alle tante sigle più o meno fittizie che recentemente hanno tentato di sgomitare per accreditarsi e saltare sul carro di Matteo, torna a casa deluso.

Salvini ha ripetuto più volte che non è appassionato al dibattito destra - sinistra, per lui sono questioni vecchie e superate.

A noi invece interessa eccome, se ne saremo capaci, ricostruire un'area di destra.

Ora lo scrivo.

Domani voglio dire al Segretario, al direttore, che un pensierino su come ricostruire a destra bisogna farlo...

Magari l'occasione per parlarne potrebbe essere lunedì 9 a Como, dove si presenta il libro di Alessandro Nardone "La destra che vorrei".

Una destra sociale e nazionale, attenta ai più deboli e schierata accanto alle forze dell'ordine, una destra pulita e che faccia del sacrificio e della militanza la caratteristica principale di chi vuole affermarsi in politica.

Una destra che metta in cima alle priorità quelle della sicurezza del cittadino e della certezza della pena.

Una bella destra, educata e non carrierista, esattamente come piaceva ad Almirante, che non aveva bisogno di dire parolacce per farsi applaudire. Una destra d'Italia e non d'Italie.

6 NOVEMBRE 2016

1 Listener

di Francesco Storace

Poniamo che facciano sul serio. Che le parole che pronunciano rappresentino un impegno d'onore. Che tutti dicano la verità quando affermano che bisogna portare il popolo del centrodestra a scegliere finalmente il proprio leader in una competizione leale.

Bene, oggi Salvini con la piazza di Roma; Fitto con il suo tour in giro per l'Italia; i vari leader della vasta area alternativa alla sinistra mettano il dito sul calendario e scelgano una data in cui proporre a tutti lo svolgimento delle elezioni primarie.

Se io avessi un palco a disposizione, ragionerei su alcuni dati, anzitutto.

La scadenza elettorale e' prevista per il 2018, potrebbero esserci elezioni anche nel 2017, la clausola di entrata in vigore dell'Italicum impedisce - dicono - di svolgerle prima. L'autunno del 2016 potrebbe essere il momento adatto per iniziare una lunga marcia nel paese reale da parte del candidato che sarà risultato maggioritario nei consensi popolari. Magari, portando i cittadini che voteranno ai gazebo, che so, domenica 6 novembre del prossimo anno.

Se la data sarà quella o altra, lo stabiliranno quanti saranno disposti a cimentarsi. Se poi, invece, la situazione politica dovesse precipitare, sarebbero gli stessi a concordare l'anticipo delle primarie (anche se, però, votando col consultellum proporzionale, la tentazione sarebbe di non farle). Di qui a uno, due mesi, bisognerebbe aprire il tavolo delle regole, stabilendo i requisiti per le candidature e le modalità di svolgimento delle primarie, denari necessari e limiti di spesa inclusi.

Dipendesse da me, farei partecipare tutti gli italiani che firmassero un pezzo di carta su cui scrivere: "Non voglio la sinistra al potere in questo paese", magari versando un euro.

Oppure, proporrei in alternativa anche di svolgere le primarie in un'altra maniera, regione per regione, una dopo l'altra nell'arco di dieci mesi, due ogni trenta giorni.

Insomma, di strade da percorrere ce ne sono molte, ma bisogna decidersi. La politica, come sempre, ruota attorno a poche persone. Se nuovi leaders si affacciano, abbiano il coraggio di proporsi fissando il terreno di gioco a data certa. Quel giorno, comunque vada, non saranno soli. Con essi manifesterebbe comunque, grazie a loro, la voglia di partecipare di un pezzo sempre più vasto del popolo di centrodestra.

A tutto questo, ormai non c'è alternativa. E ieri, a Repubblica, ha fatto bene Fitto a lanciare un messaggio chiaro a Berlusconi e a tutti. Restare nel bunker non ha più senso, epurare chi ha avuto ragione nel rapporto con quel “falsone” di Renzi ancora meno; e' ora di ripartire dal coinvolgimento di un popolo che è davvero stufo delle liti. Fitto sbaglierebbe solo nell'aspettare il si' o il no del Cavaliere. Ora chi deve essere chiamato a pronunciarsi e' il sovrano, che sta in basso e si chiama cittadino: a lui va restituito lo scettro, senza la pretesa di temere che scelga male o chissà cosa. Finora ha scelto la politica: i risultati sono sotto i nostri occhi. Umiltà, da parte di tutti. E determinazione da parte di ciascuno.

OCCHIO ALLA ZATTERA

barcone bandiere2

di Francesco Storace

Sarà davvero importante la manifestazione che Matteo Salvini terra' domani a Roma e gli auguro sinceramente di avere successo. Perché farà bene all'Italia delusa da Renzi sapere che c'è chi non si rassegna all'ineluttabile ventennio alle porte, come molti e troppi vaticinano. Per ora c'è solo la Lega, con l'originalissimo "Noi con Salvini"; e ho comunque incoraggiato ad esserci quanti mi hanno manifestato la volontà di andare domani a piazza del Popolo.

Lo voglio dire con chiarezza: di una grande piazza contro questo governo inconcludente si sente il bisogno e speriamo che sia affollata da decine di migliaia di persone, di buone famiglie, di popolo vero e genuino.

È stato davvero bravo Salvini: chapeau per aver saputo rimettere in sesto la Lega, arrivando persino a sfidare una piazza difficile come quella di Roma.

La desolazione e' altrove, nella destra che non c'è più e che si aggrappa al Carroccio come i disperati dalla Libia sui barconi per Lampedusa. Chiedono asilo. Si contano a decine e centinaia gli addetti ai lavori che sperano nell'occhiolino del grande capo. Forse lo giudicano fesso, lo vedono come un autobus su cui salire per fare carriera.

Non parlo della Meloni, che è brava come politico e meno come leader; fa bene a rifugiarsi sotto il mantello di Salvini visto che il movimento che guida non decolla, probabilmente frenato da antichi risentimenti che non vanno in prescrizione.

Dalle parole che Salvini pronuncerà e dai comportamenti dei prossimi mesi capiremo se quella davvero può essere la strada per chi ha militato a destra. Nelle scorse settimane anch'io ho conversato (di Rai) con dirigenti della Lega, entusiasti della strada imbroccata. Ma siccome la politica è una cosa seria, sono un po' più prudente rispetto al percorso che altri abbracciano con la stessa facilità con cui si cambiano d'abito. E sorrido quando leggo sul Messaggero di "ex storaciani" alla manifestazione. Quanti saranno, visto che prendemmo lo 0,6 alle politiche di due anni fa...

Ecco, Salvini deve stare attento al trasformismo di chi lo abbraccia improvvisamente. Dice cose sensate sulla La Pen e l'euro, e anche sull'immigrazione afferma contenuti che in linea di massima condividiamo. Poi c'è altro, a partire dall'idea di Nazione, che prima o poi andrà approfondito, ma certo non è domani la sede per parlarne.

Se posso permettermi un consiglio, dia uno sguardo a chi non vota più e cerca una rappresentanza: non gli offra giovani rampanti che stanno persino nelle cronache di Mafia capitale, oppure abituati a cambiare partito non appena agguantato un seggio, o ancora sconosciuti in qualsiasi posto di lavoro, pubblico o privato.

Già, ha casini con Tosi, ci mancano anche i personaggi di quarta fila che intendono spiegare al mondo come devono essere onesti gli altri senza dimostrare perché la loro teoria della pratica non è mai corroborata dalla pratica della teoria.

E comunque, nonostante costoro, meglio Matteo di qua che Matteo di la'.

IL SILENZIO DEI COLPEVOLI

madia

di Francesco Storace

Manco li cani. In Parlamento ci sono ancora quasi mille deputati e senatori ma non se ne è trovato nemmeno uno disponibile a chiedere conto al ministro Madia della strana storia dei film del suo maritino finanziati dalla regione Lazio con i soldi dei contribuenti.

La vicenda e' andata su diversi giornali, oltre che sul nostro, sulla rete c'è anche il video con la risposta farfugliante dell'assessore regionale alla cultura Lidia Ravera alla nostra interrogazione sul tema; eppure, né a Montecitorio ne' a palazzo Madama si ha notizia di uno straccio di documento  per domandare i famigli del ministro come si sono messi in testa di bussare a quattrini, per il secondo anno consecutivo, alla regione.

Sembra quasi che all'opposizione - almeno all'opposizione! - interessi poco delle vicende che riguardano la consorteria di una ministro della repubblica; sembrano tutti immersi in una specie di timore reverenziale per cui certe cose non si chiedono. Oltre un milioncino di euro. Che cosa deve succedere per far gridare allo scandalo in Parlamento?

Eppure, il motivo ci sarebbe. Oggi governa l'Italia Matteo Renzi, il premier che sproloquia su tutto e che ce l'ha - in verità non senza motivo - con le regioni, che poi in larghissima parte sono governate da esponenti del partito suo. Ebbene, il presidente del Consiglio spara a zero contro gli sperperi. Ma in questo caso sta ovviamente zitto. Sono soldi benedetti, Matteo, quelli finiti dalla regione alla società Wildside? È così difficile esprimere un giudizio da palazzo Chigi? E l'opposizione parlamentare che aspetta a chiederglielo?, tanto più che a stare zitta e' anche la Madia, che probabilmente non saprebbe che cosa dire senza arrossire.

Deputati e senatori si sono accorti di quello che è accaduto?

Proviamo ad immaginare il caso a parti rovesciate. La Madia ministro di un governo di centrodestra, e la giunta del Lazio guidata ancora da me o dalla Polverini. Qualcuno è in grado di immaginare di che cosa sarebbero stati capaci di combinare i propagandisti rossi dei privilegi altrui?

Sta zitto Renzi, sta zitta Marianna Madia, stanno zitti gli oppositori.

Non si monta una campagna su un governo che moralmente ha molti profili etici sfregiati dal malcostume, se si pensa anche alle vicende del padre del premier o del genitore del ministro Boschi, banchiere di un istituto in declino.

Se tutto questo fosse accaduto a parti rovesciate, assisteremmo a sommosse di piazza; a giornalate quotidiane contro il governo; a inevitabili inchieste della magistratura.

Tutti zitti. È una vergogna.