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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

MARITOCRAZIA

1 Emiliano

di Francesco Storace

Michele Emiliano, neogovernatore della Puglia, deve vivere fuori dal mondo se non si rende conto di averla fatta davvero grossa. Il presidente gia' sindaco di Bari e prima ancora magistrato con parecchie inchieste condotte da protagonista pensa che tutto gli sia dovuto e ha deciso per una gran bella pensata.

Siccome in fondo il partito democratico - di cui in Puglia e' tutt'ora segretario regionale - e' una grande famiglia, non gli pare uno scandalo far traslocare alla regione l'addetta stampa che lo segue da tanti anni. Si tratta della sua fidanzata, una bella donna dal nome Elena Laterza. Costei figura infatti da qualche giorno sul sito della regione come "addetto stampa del Presidente". Ovviamente, non si fa menzione del loro rapporto d'amore.

Una storia sentimentale sicuramente bellissima, di quelle vissute con passione. E anche senza problemi economici, visto che agli introiti del governatore si accompagnano quelle della dolce compagna, che i maligni - ma non abbiamo potuto verificare - innalzano a centomila euro l'anno. Li versano i contribuenti pugliesi.

La polemica e' esplosa, ma la cosa più oscena e' stato il patetico tentativo di autodifesa di Emiliano, che in un tweet pubblicato la sera del 29 giugno se ne è uscito così: "Non cambio il miglior addetto stampa che abbia mai avuto è che lavora per me da 11 anni solo perché ci siamo innamorati. Non sarebbe giusto". Ovvero, non intende toccarla (dal posto che le ha regalato).

Emiliano, proprio perché ha svolto un'importante attività giudiziaria, dovrebbe sapere che altrove i suoi ex colleghi procedono aprendo fascicoli. Magari la fidanzata di un assessore a Roma - con un contratto da precaria per mille euro mensili e non centomila annui - si vede appioppare lo scandalo Parentopoli sui giornali e costretta a reclamare l'aiuto remunerato di un avvocato.

Si lamenta, il governatore, degli attacchi e si stupisce (o finge, essendo uomo intelligente) che lo si rimproveri, persino a sinistra. "Ma come - sbotta - e' brava, che c'entra il fatto che siamo fidanzati...".

C'entra eccome, caro presidente. Magari, se non si trattasse della tua fidanzata, nel corso della sua carriera professionale al tuo fianco chissà se ci sarà mai stata una sola nota di biasimo per non aver portato a compimento almeno un incarico... Che c'entra lo diciamo tutti noi. Se prevale il sentimento sul giudizio professionale - "solo perché siamo innamorati" in quel tweet fatto sparire... - non deve pagarlo il cittadino con le sue tasse. E poi, se vi lasciate, che succede, la licenzi? Mandala via ora, invece, fareste entrambi migliore figura. Anche perché se poi vi dovesse sposare, rischiereste di passare alla storia come gli alfieri della maritocrazia....

STOP COOP

MarcauRegioPrima

di Francesco Storace

L'ha buttata là, e non certo per vedere l'effetto che fa. Ieri il capo della procura della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, e' andato in commissione antimafia dove è stato ascoltato sull'indagine che sconvolge la vita amministrativa e politica della Capitale, a seguito della clamorosa inchiesta partita il 2 dicembre dello scorso anno.

"Una riflessione sulle agevolazioni delle cooperative" e' quella che ha suggerito il magistrato che più di ogni altro spaventa la politica corrotta. E l'ha fatta nella sede istituzionale, il Parlamento. Le carte dell'inchiesta Mafia capitale testimoniano il perché di un'affermazione tanto impegnativa.

Le indagini raccontano di un fiume di denaro - in larghissima parte uscito dalle casse della cooperativa 29 giugno, con a capo Salvatore Buzzi, sodale di Massimo Carminati - in direzione di una classe politica ingorda. Ogni mese il cassiere della banda elargiva denaro a diversi esponenti politici, dai municipi al Campidoglio fino alla regione Lazio e probabilmente al Parlamento - la prossima puntata... - per avere un occhio di riguardo sugli appalti che si giudicavano interessanti per le attività svolte.

Le cooperative - a partire da quelle sociali - godono di corsie preferenziali, di trattamenti di favore, costruiti con una legislazione ad hoc. Ci sono bandi dedicati; agevolazioni fiscali.

La cooperativa - cosi' Unicoop ad esempio informa i propri associati - "fornisce ai propri soci tutta una serie di vantaggi che possono consistere in: "1) una maggiore retribuzione; 2) acquisto di beni a un prezzo più basso o conferimento degli stessi a prezzi superiori rispetto a quelli offerti dal mercato; 3) condizioni migliori, in termini di occasioni di lavoro e di remunerazione,  rispetto a quelle che si otterrebbero sul mercato; 4) riduzione dei costi di gestione della singola impresa; 5) avvio di un'attività imprenditoriale senza investimento di grandi capitali: la legge stabilisce il limite minimo della quota di versamento del singolo socio in 25 euro".

E tasse più basse se si tratta di cooperative a mutualità prevalente.

Tutto questo si traduce in migliori condizioni di mercato quando si partecipa a bandi pubblici, finanziati con risorse istituzionali. Ecco, se le parole di Pignatone hanno un senso, sono proprio le istituzioni a dover fare la loro parte. A cominciare dalla regione Lazio.

Nei giorni scorsi, assieme a Giancarlo Righini di Fratelli d'Italia ho presentato a nome de La Destra una proposta di legge - "legge tagliamani" - per far si' che sia vietato accedere a fondi regionali per le cooperative che finanziano partiti e/o esponenti politici. La prossima settimana si discuterà in Consiglio regionale una norma sul tema della legalità: sarà l'occasione per votare la nostra norma, trasformata in emendamento e recepire immediatamente l'appello alla riflessione lanciato dal procuratore Pignatone. Sta alla maggioranza di Zingaretti accettare la sfida. Da Forza Italia è da altre forze di opposizione e' già stato espresso un consenso. Ora tocca alla sinistra.

LA NOSTRA DESTRA

bandiere la destra

di Francesco Storace

Il 3 ottobre, non il 28. Quel giorno dovrà avvenire di nuovo la Rivoluzione, ad opera della fondazione Alleanza nazionale. La data e' stata consacrata ieri alla riunione delle oltre venti associazioni - compresa quella di Enzo Rivellini, esponente dei popolari di Mauro - che stando alle intenzioni vorrebbero rifare la destra italiana. Nel bel documento finale è citata tantissime volte La Destra, si', con la maiuscola. Ma si tratta di un articolo e di un sostantivo. Peccato che in tutte quelle parole non ci sia nemmeno un riferimento rispettoso alla nostra organizzazione politica, che prese il via non appena comprendemmo che di lì' a poco tutti loro avrebbero seguito Fini nel partito unico con Berlusconi.

Usano per comodità il nostro nome; lo fecero anche col simbolo di An. Ma tutto questo non ha senso. La Destra (a questo punto non so se doverla chiamare La Nostra Destra) non ha affatto tirato i remi in barca. Semplicemente decidiamo noi quando e se presentarci alle elezioni e con chi. Se si pensa che basti infarcire un documento politico con tanti concetti condivisi nella teoria ma troppo spesso negati nella pratica, si è fuori strada. La Destra non è un articolo unito a un sostantivo. È anima e non poltrona; e' passione e non potere; e' cuore e non cinismo.

Non ho nulla da rimproverare a quanti - tanti amici - si sono riuniti ieri; ma voglio dire che è illusorio pensare di spiegare a tutti che cosa si deve fare dopo non esserci riusciti negli anni d'oro. I loro anni d'oro. Ed è sbagliato pensare che la Fondazione AN sia il centro del mondo. Figuriamoci, la Fondazione che pensa di amministrare gli ingenti beni che detiene a seconda di chi ha di fronte, come capita a noi per via Paisiello (se volete, mandatelo pure l'ufficiale giudiziario, altro che pretendere fidejussioni personali a chi vi ha portato in dote le proprietà di una santa donna come Anna Maria Colleoni...).

Il 3 ottobre vi riunirete, ma per fare la destra italiana dovrete fare i conti con noi e con le questioni che solleviamo, a partire da quella morale, che non può sfuggire a nessuno. E poi, il rinnovamento, su cui abbiamo idee ben chiare da proporre: "giovani" in Parlamento, "anziani" nel territorio, nei comuni e nelle regioni. Poi, se saremo d'accordo anche noi, si potrà marciare uniti verso una meta possibile.

Da quello che ci è stato riferito della riunione di ieri, si sono pronunciate parole di rispetto verso Fratelli d'Italia. E ci mancherebbe, visto che la maggior parte degli aderenti all'iniziativa ne sono membri. È però un errore dare quasi per gia' esaurita un'esperienza politica ("manca qualcosa", si scrive) che va piuttosto irrobustita e solo per questo auspicabilmente comune obiettivo potremmo chiedere al terzo congresso de La Destra - La Nostra Destra - un sacrificio per una confluenza.

Ma al buio non si fa più nulla. Chiediamo solo rispetto per chi ha creduto in noi. Leggere un documento sulla Destra italiana quando ce ne sono già almeno due - una in Parlamento e una no - non aiuta. Per non parlare delle politiche di destra e di quello che fa con più fascino la Lega di Salvini. E noi abbiamo il dovere della franchezza, certi che chi equivoca non lo farà più. Intelligenti pauca.

PER UNA DESTRA CHE SIA PULITA

francesco storace

di Francesco Storace

Auguri a quanti oggi si riuniscono a Roma, nell'auspicio di una destra nuova, vera, unita, come scrivono nell'invito alla manifestazione. Noi non ci saremo, ma senza venature polemiche e guardando con rispetto all'iniziativa promossa da una ventina di associazioni del nostro mondo. Semplicemente attendiamo un chiarimento da parte di tutti. Perché ogni giorno cambiano gli scenari.

Ora si è deciso di attendere il 3 ottobre, data fatidica in cui si riunirà l'assemblea degli iscritti alla fondazione Alleanza Nazionale. Se decideranno di far rinascere quel partito, ovviamente con dentro tutti, sarà giocoforza proporre al terzo congresso nazionale de La Destra il ritorno nella nostra casa. Sempre che sia la nostra casa.

Già, non vorremmo assistere ad una gara di superficialità. Le colonne d'Ercole vanno fissate bene. A partire dalla principale: la sfida a cui teniamo di più, ad esempio, è come si coniugano l'etica in politica e il garantismo. Attendiamo risposte serie anche a partire da oggi.

Poi, capire se Fratelli d'Italia e' guida o meno del processo odierno. Non fate scappare il freno, che poi non si sa più come finisce. Se deve nascere a destra un'altra formazione politica, spiegateci perché demonizzaste per anni la nostra. Attenzione agli errori, perché non vorrei che di Alleanza Nazionale nascesse la parte peggiore, quella che fu degenerata dal potere e dal correntismo. La contesa sul patrimonio della fondazione AN fa inquietare e sbadigliare allo stesso tempo.

I tempi sono troppo lunghi, mentre Salvini, con acume politico, allunga il passo - lo ha fatto nel discorso di Pontida - puntando verso "l'Italia normale". Italia e non più solo Italie. La differenza si nota.

A destra bisogna decidere in fretta il da farsi, almeno mettendo in fila le volontà di ciascuno. La concorrenza e' sempre stata spietata. Ma quando ci provava Bossi sul fronte immigrazione, An era pronta a difendere i propri valori. Così come quando era Berlusconi ad insidiare il nostro anticomunismo. Se ora resta il vuoto e' evidente il motivo per cui chi sta a destra - a meno di errori del leader leghista - guarda con simpatia a Salvini.

Accelerare dunque, su immigrazione e sovranità, come sulla difesa del diritto naturale.

Magari anche con un po' di fantasia a Palazzo. Si approssima il rinnovo del consiglio di amministrazione della Rai: avete pensato a fare una battaglia per mandare un lavoratore dell'azienda al vertice di viale Mazzini?

Poi, rinnovare e molto. Tanti parlamentari ed ex renderebbero moltissimo nei comuni e nelle regioni. Per Camera e Senato puntiamo sulle nuove leve, daremmo un esempio a tanti.

SOTTO ASSEDIO

IsisPrima

di Roberto Buonasorte

Dodici mesi di terrore. In poche parole, così si può riassumere questo primo anno di vita dell'Isis. Le vicende concentrate negli ultimi giorni, poi, contribuiscono ad alimentare la paura, il panico serpeggia in tutto il globo, sembra una terza guerra mondiale. E forse lo è. Perché quella che sta sul piatto è una posta enorme, fatta di valori spirituali che vengono messi in discussione con violenza inaudita, di soldi - tanti - che in mano ai rivoltosi costituiscono un grosso problema, di interi Paesi che rischiano di saltare sia sotto il profilo etico che economico.

I valori spirituali, prima di tutto: l'epoca che viviamo è difficile, in termini sociali. Il benessere effimero che ha caratterizzato gli ultimi decenni della nostra storia si è rivelato un'illusione, ma ora è difficile fare i conti con questa realtà. L'essere umano si abitua presto alle comodità e quando queste cominciano a scarseggiare difficilmente riesce a rimettersi sui binari. È qui che diventa facile affondare la lama nella piaga: in un momento in cui ci sembra ingiusto e ci fa innervosire, per esempio, non avere più l'opportunità di andare in vacanza ai Caraibi, o di comprarci l'ultimo modello di telefonino uscito sul mercato, ci si sente frustrati, una frustrazione che ci rende insensibili sempre più ai valori spirituali, che da essi ci allontana inesorabilmente. La "moda" degli ultimi tempi sembra quella di volere ad ogni costo "andare contro" questi valori: per rabbia, per insofferenza, per frustrazione. È terreno fertile per chi vuole operare un sovvertimento di quei principi che per millenni hanno governato il mondo e gli uomini. L'Isis è l'elemento più evidente di questo sovvertimento, ma ve ne sono molti altri, meno evidenti, più subdoli, ma comunque pericolosi. In un contesto come questo, per esempio, gli Usa si occupano di legalizzare le unioni gay; in molti Paesi la priorità sembra quella di mettere in discussione la famiglia tradizionale, quella sacrosanta formata da un uomo, una donna e i loro figli. Sono elementi, anche questi, di un tentativo pesante di sovvertimento di valori. Viene messa in discussione la Chiesa cattolica, millenaria depositaria di valori spirituali. E dal Pontefice, almeno da lui, ci si aspetterebbe una ferma condanna di questi tentativi atti ad avviare la distruzione di ciò che per millenni ha costituito la solida base su cui la nostra società è stata costruita. È una battaglia che va combattuta con coraggio e con determinazione.

I soldi in mano ai rivoltosi: ecco un altro tema scottante di questa vicenda che sta terrorizzando il mondo. L'Isis è stimato come il gruppo terroristico più ricco al mondo: c'è il petrolio, grazie al quale incassa milioni di euro ogni giorno; ci sono i soldi rubati alle banche lungo il passaggio, tra una devastazione e l'altra; ci sono i beni depredati, gli equipaggiamenti sottratti all'esercito nemico, i riscatti degli ostaggi, finanziamenti vari che, secondo il Washington Post, passeebbero anche dal confine turco-siriano.