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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

NONOSTANTE

LeggePrima

di Francesco Storace

Quando do' una parola la mantengo. Anche quando mantenerla e' durissimo.

Praticamente gratis - con la delusione di chi cianciava di poltrone per la nostra volontà di sostenere Forza Italia alle europee per una scelta più di politica interna che altro - abbiamo "posizionato" La Destra rispondendo positivamente ad un appello rivolto a me e a tutti noi da Silvio Berlusconi.

Le vicende giudiziarie del leader del centrodestra non hanno ancora consentito di "concordare modi e tempi per un comune cammino che deve avere come obiettivo quello di restituire all'Italia, al più presto, un governo finalmente eletto dal popolo". E' il mandato affidatomi dall'ultimo comitato centrale del nostro partito.

Nonostante l'assenza di quelle "garanzie" che di solito si pretendono in politica, andiamo avanti. Perché una comunità di uomini liberi non si ferma davanti alle poltrone da ottenere. Sono più importanti i progetti politici. E la democrazia - ecco il perché di quella frase nel documento che ho ricordato - e' ancora una conquista da garantire al nostro popolo.

Ma proprio perché siamo uomini e donne che amano la libertà e la dignità - e in questi anni lo abbiamo dimostrato pagandone un prezzo altissimo - ho il dovere di rappresentare un disagio enorme, che credo di poter condividere con molti altri esponenti del nostro mondo.

Forza Italia decida pure le candidature che vuole proporre all'elettorato con le liste che saranno depositate oggi, ma ce ne sono almeno un paio su cui sarà bene offrire qualche spiegazione. Scajola dice che ha difficoltà a mobilitare i suoi se non e' candidato lui. Potrebbe invece esserci qualche analoga difficoltà se fossero confermati altri in lista, perché non abbiamo posto il problema, anzi, di posizionamento di nostri esponenti. Non entriamo in una casa pretendendo di cacciarne gli altri inquilini. Ma c'è chi non si è comportato bene.

Uno di questi e' Gianfranco Micciche'. Berlusconi farebbe bene a sollecitargli una dichiarazione pubblica di ammissione di un grave errore politico alle regionali siciliane, proprio perché nel suo appello a La Destra citava la candidatura di Nello Musumeci rivendicandola come un gesto di amicizia da noi molto apprezzato. E Micciche la contrasto' personalmente.

Poi, c'è Mastella, e non mi riferisco ai gravi fatti di cui e' accusato. Sono diventato garantista a mie spese. Ma se dovrò fare campagna elettorale per sostenere la lista di Forza Italia al sud mi toccherà spiegare a molti che diamine c'entra col garantismo chi in sole 48 ore decise di trascinarmi in tribunale per lesa maestà: era proprio lui il ministro della giustizia che autorizzo' l'inchiesta contro di me per la questione Napolitano. Il 23 giugno questa incredibile vicenda vivrà un'ulteriore puntata col mio interrogatorio in tribunale e si andrà a sentenza - chissà se già scritta - entro l'estate. La pena massima e' di cinque anni. Nonostante la pubblica riappacificazione, spero sincera, col capo dello Stato.

Finora solo Maurizio Gasparri ha avuto il coraggio di presentare una proposta di legge per abolire un reato anacronistico. Contribuire alla campagna elettorale di chi applico' quell'articolo del codice penale - 278 - sarebbe autolesionistico. I candidati che dovessero chiedere la mia presenza al sud sanno quel che chiederei loro, di portare in Europa anche questo incredibile caso di negazione del diritto alle opinioni.

Almeno, chiedete a Mastella perché lo fece e se lo rifarebbe ancora visto che vale solo per me e da qualche giorno anche per Bossi. Per Grillo no, ad esempio.

IL GIORNO DELLA CIVETTA

porcellum civetta

di Francesco Storace

Chi sostituirà il ministro Lupi alle infrastrutture dopo le elezioni europee? E' il tema che bisognerà proporre al premier Renzi se davvero l'esponente di governo oserà candidarsi per il Parlamento di Strasburgo nella circoscrizione del nord ovest. Se la domanda sarà accolta con i soliti sorrisi di sufficienza, saremo nel pieno diritto di dire che stanno imbrogliando gli italiani.

Ricapitolando: rispetto alle ultime europee del 2009 siamo davvero in un'altra epoca. Ormai da più parti si mette in discussione il vecchio assetto del continente, basato su presupposti unicamente finanziari e tecnocratici. Nulla di politico nella costruzione europea.

Bisognerebbe candidarsi a rappresentare un'Italia stanca di soprusi.

Invece si usa la competizione come piattaforma di politica interna, si misura la forza dei partiti in attesa delle sospirate elezioni per il Parlamento nazionale (o temute, dipende dai punti di vista più tristi).

Fin qui, non ci sarebbe nulla di male. I partiti formano il loro fatturato con i voti, e' logico che facciano di tutto per ottenerli. Fabbricano addirittura simboli inguardabili, che mettono insieme tanti altri emblemi come se tutto ciò bastasse come polizza per il quorum.

Ma i comportamenti più sfacciati sono intollerabili. Se davvero Lupi dovesse candidarsi, verrebbe meno un patto di lealtà e non sarebbe credibile la battaglia tanto strombazzata contro il cosiddetto Porcellum che tanti del Ncd ha beneficiato. E' sleale nei confronti degli elettori, perché un ministro e' incompatibile con il ruolo di parlamentare europeo. Lo è persino il deputato o il senatore. E anche il consigliere regionale. Oggi i partiti varano le liste e domani le presentano. Non sia il giorno della civetta (così si definiscono candidature e liste come specchietto per le allodole).

Forza Italia, ad esempio, propone Raffaele Fitto, deputato in carica, per la sua lista del Sud. Ma Fitto ha già annunciato che opterà per il Parlamento Europeo, non intende ingannare gli elettori. Allo stesso modo, gli italiani hanno tutto il diritto di sapere se il ministro delle infrastrutture ha intenzione di lasciare il suo incarico di governo per dedicarsi all'Europa. Se non lo dirà, vorrà dire che siamo in presenza di un inganno verso il popolo: Lupi si farà votare, ma a Strasburgo andrà al posto suo un signore non eletto dal popolo. Alla faccia della sovranità. Siamo appunto alle candidature civetta.

Analogamente attendiamo le liste anche per sapere se sarà davvero messo in campo pure per le europee quello che si contestava proprio del Porcellum, le candidature plurime. Ovvero, i partiti candidavano lo stesso capolista ovunque, poi col gioco delle opzioni decidevano successivamente al voto chi portare in Parlamento. Leggiamo che sempre nel centrodestra due forze politiche, la Lega e Fratelli d'Italia, proporranno i loro leaders, Salvini e Meloni, come capilista in tutte le cinque circoscrizioni elettorali. La Meloni e' anche deputata in carica, mentre Salvini e' europarlamentare. Se supereranno il quorum, saranno loro e non il popolo sovrano a decidere chi far entrare al Parlamento europeo.

Se era un metodo sicuramente sbagliato, quello delle candidature civetta e quello delle candidature multiple, evitate per favore di perpetuare i guasti del vecchio sistema addirittura per le elezioni europee. Fate scegliere direttamente ai cittadini, senza imporre candidati incompatibili. Il rinnovamento della politica passa anche per la chiarezza nei confronti degli elettori.

 

FORZA ITALIA. SENZA BISOGNO DI RINCORRERE UNA POLTRONA

foto

di Francesco Storace

Finalmente si presentano, mercoledì, le liste elettorali. Come sanno tutti quelli che me lo hanno chiesto privatamente, non mi candido alle europee. Analogamente farà  Nello Musumeci, nonostante le affettuose sollecitazioni che Berlusconi ha rivolto a entrambi.
Ma sarò anch'io lealmente in campagna elettorale per Forza Italia a sostegno dei capilista e di quei candidati che non avranno timore a farsi vedere al fianco di un inquisito per lesa maestà nei confronti del capo dello Stato - l'Italia da rappresentare a Strasburgo... - e che proprio non ha alcuna voglia di prendere una terza tessera, quella del Ppe (caso mai quella della corrente di Orban).
Sosterrò il partito di Berlusconi per una battaglia che è anche di politica interna perché e' l'unica alternativa in campo rispetto alla sinistra tassaiola di Renzi e alla distruzione grillina. A destra non c'è altro se non la pesca delle occasioni: non c'è un solo simbolo, tra Lega, Ncd-Udc e Fratelli d'Italia che non abbia subito maquillage nel tentativo di arraffare il quorum. Senza progetto politico. L'unico che mi abbia parlato di politica e dell'Italia e' stato Silvio Berlusconi. E con grande rispetto per ciascuno di noi de La Destra. Auguri a tutti, comunque, meglio loro che quelli che stanno dall'altra parte della barricata.
Non sarò personalmente candidato perché come ho detto dall'inizio non sono ossessionato dalla poltrona (lasciai persino quella da ministro per un'inchiesta naufragata ben sette anni dopo); e poi non voglio entrare in casa d'altri sgomitando per togliere spazio a chi c'è da tempo; preferisco correre in tutta Italia per tentare di riunire insieme ad altri un mondo che tarda a ritrovarsi ed e' ancora diviso in troppe fazioni.
Cominciai vent'anni fa, mi candidai al Parlamento non nella lista di Alleanza Nazionale, ma sotto il simbolo del polo della libertà. Sempre Berlusconi c'era, con Gianfranco Fini. Oggi Fini e' altrove perché ha sbagliato, ma se penso a chi e' rimasto su piazza.... (Per anni l'ho gridato da solo, e ora e' difficile accettare lezioncine).

LA GRANDE TRISTEZZA

grandebruttoPrima

di Roberto Buonasorte

Dovevano essere il nuovo, il Nuovo Centrodestra, così almeno avevano detto.

Venerdì assieme a Livio Proietti, in rappresentanza di Storace e de La Destra, siamo andati alla Costituente dell'NCD.

Il segretario era stato cortesemente invitato, e agli inviti si risponde con educazione, essi non vanno disattesi.

Il clima non è stato dei più coinvolgenti, a dire il vero: età media 60 anni (con molto rispetto, s'intende), sala mezza vuota, inizio in ritardo di alcune ore nell'attesa di riempirla, nemmeno tutta.

Insomma, gli auspici non sono dei migliori.

Circondata da Schifani, Sacconi e Bonanni, la Saltamartini sembrava più una presentatrice che una promessa della politica italiana.

Non credevo alle mie orecchie quando l'ex militante della destra, cresciuta nel quartiere romano di Monteverde, annunciava con entusiasmo la presenza del vice presidente del Partito Popolare Europeo...

Alcune considerazioni sembrano inevitabili: Angelino Alfano, il "miracolato" (condizione alquanto diffusa negli ultimi tempi), probabilmente non è affatto consapevole del baratro in cui sta precipitando ogni giorno di più, non si rende conto che farà una fine peggiore di quella di Gianfranco Fini.

A proposito di Gianfranco Fini, il parallelo è d'obbligo, il suo percorso e quello di Alfano sono simili, l'epilogo si preannuncia identico, ma una differenza, sostanziale, tra i due c'è.

Quando, nel 1994, Fini ebbe lo slancio di Silvio Berlusconi, una storia alle spalle ce l'aveva.

Si può dire di quest'uomo ciò che si vuole, e a buon titolo, ma se riavvolgiamo la pellicola indietro, molto indietro nel tempo, possiamo vedere un giovane leader che, nel suo mondo, era rispettato ed amato.

Ponendo per un momento da parte tutto ciò che è avvenuto dopo e fissando i ricordi a tanti anni fa, c'era un Fini che rappresentava un'idea, un mondo, una generazione.

Mentre il giovane segretario del Fronte della Gioventù era il punto di riferimento di una comunità, Alfano era il "signor nessuno".

Angelino, insieme ad un gruppo di uomini, ha ordito una manovra di palazzo pur di rimanere incollato alla poltrona, una delle tante che il Cav ha dato a molti altri e molte altre che poi per convenienza gli hanno voltato le spalle.

Se parliamo del percorso di Gianfranco Fini, esso ha deluso, e profondamente.

Ma ora poniamo per un attimo nel cassetto questo ragionamento, con tutto il dolore che ne deriva, e guardiamo al suo rapporto con il Cavaliere.

Gianfranco Fini deve molto a Berlusconi, non c'è dubbio.

Ma anche Berlusconi deve qualcosa a Gianfranco Fini, o meglio a tutto il mondo missino.

Fini sbagliò molte mosse, a cominciare dal "male assoluto", proseguendo con l'annientamento di An per finire con il dito puntato contro il Cavaliere nella celebre "che fai? Mi cacci?".

Vero, tutto vero.

Ma questo lo ha fatto un uomo che alle spalle aveva una storia, sua, nostra, indipendente da Berlusconi fino ad un certo punto del percorso.

Alfano invece? La sua storia dov'è?

Angelino nasce con Berlusconi e grazie a Berlusconi, che lo ha preso letteralmente per mano e lo ha condotto ai vertici dello Stato.

Se Fini si è trovato a scivolare lentamente verso il basso, quello di Alfano sarà un vero e proprio tonfo.

" La grande tristezza", verrebbe da dire...

DUE FUNERALI

pillola-nuova

di Francesco Storace

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin farebbe bene a verificare che cosa sta succedendo nel Lazio in tema di aborto e a chiamare il governatore Zingaretti a un confronto per evitare il ripetersi di tragedie.

E' immane infatti il dolore per quanto accaduto in Piemonte e non deve ripetersi. Due funerali per una pillola. La tragedia che a Torino ha provocato la morte di una donna di 37 e del feto che portava in grembo fa rabbrividire. Un uso sconsiderato della pillola abortiva Ru486 ha probabilmente portato alla morte della giovane che era in gravidanza.

Tutti dovrebbe reagire sconcertati. Perché e' accaduto che quella donna ha preso la pillola in day hospital e poi e' morta altrove. Ormai siamo all'aborto fai da te.

E si sentono già gli abortisti mettere le mani avanti, "chi ha detto che c'è una relazione tra la morte della donna e il trattamento farmacologico"? In pratica, se l'autopsia dovesse stabilire che non c'è legame poco importa di un bimbo mai nato. Come al solito....

Invece, molti pensano che proprio quella maledetta pillola sia alla base del decesso. E i negazionisti del diritto alla vita, rilanciano col diritto all'aborto. Le istituzioni "progressiste" vanno loro appresso, incitando alla pratica facile. "Preferite l'aborto chirurgico a quello medicale", urlano convinti di intimorire chi vorrebbe invece l'attenzione di chi governa lo Stato come le regioni e gli enti locali impegnati nella tutela del diritto a nascere. In fondo, la prevenzione rispetto all'aborto e' uno dei postulati della stessa legge 194.

Mi imbattei in questo problema da ministro della Salute, e sempre a Torino si tentava la strada dell'aborto facile, magari domiciliare. E invece fummo accanto a quegli studiosi che vollero la previsione di ricovero ospedaliero per almeno tre giorni ai fini dell'assistenza alla donna che deve abortire con quel metodo. Non si può scherzare.

Invece, assistiamo al degrado della vita umana. Ora ascolteremo che cosa dirà il ministro Lorenzin, che comunque mi sembra muoversi con prudenza istituzionale. Chi invece sfascia le vetrine per propaganda e' purtroppo il presidente Zingaretti, che si è pure lui incamminato lungo la strada, con un suo atto amministrativo, della semplice somministrazione della pillola in day hospital. Magari come un te', alle cinque della sera.

Non va affatto bene e con la collega Tarzia, eletta nella lista regionale che porta il mio nome, abbiamo presentato un'interrogazione per la sospensione di una decisione che appare scellerata.

Con la vita umana non si può sbagliare. E se una donna si sottopone alla tragedia dell'aborto, va semmai assistita in ospedale e non abbandonata a se stessa.

Numerose evidenze scientifiche informano che lassunzione del farmaco RU486 nel 10% dei casi può portare a copiose emorragie con conseguente necessità di trasfusioni sanguigne. Le stesse criticità relative allassunzione della pillola abortiva sono da tempo note e poste a conoscenza dei decisori regionali anche mediante la copiosa documentazione scientifica redatta dagli uffici competenti del Ministero della Salute a partire proprio dallanno 2005.

E' bene che anziché autorizzare il trattamento in day hospital Zingaretti si preoccupi di avviare una adeguata indagine sanitaria sui rischi per la salute della donna con quel farmaco. Il resto sono storie. Brutte storie.

 

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