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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

ITALIANO, PAGA TU!

alle periferie

di Roberto Buonasorte

In quegli occhi, che trasmettono disperazione e rabbia, puoi leggere il reale stato d'animo del cittadino italiano che vive negli alloggi popolari delle sterminate periferie metropolitane.

Ormai, quella disperazione la trovi ovunque, sia al nord che nel mezzogiorno del Paese; non c'è più tanta differenza tra Milano e Napoli o tra Torino e Bari.

L'integrazione tra il nostro connazionale e l'occupante abusivo-sia esso Rom o straniero-è ormai impossibile, una guerra tra poveri e senza regole, ove vince sempre il più prepotente, e l'assenza di uno Stato di diritto determina drammi sociali che spesso sfociano in tragedie.

È l'Italia ridotta ormai in questi termini da una politica di sinistra che coccola lo straniero e volta le spalle ai suoi figli; che copre le opere d'arte per non indispettire l'islamico; che tollera moschee abusive e non trova quattro spicci per aiutare gli oratori che spesso rappresentano l'ultima frontiera prima di finire nel precipizio della droga o della delinquenza.

È l'Italia dei finti buonisti, radical chic da quattro soldi che stanno togliendo agli italiani persino l'ultimo tratto identificativo delle persone povere ma perbene: la dignità.

D'altro canto, con gente tipo Veltroni ieri, Boldrini oggi, e chissà chi domani, non possiamo attenderci nulla di buono; loro sono fighi, frequentano i salotti, pasteggiano a champagne e caviale, cosa vuoi che ne sappiano delle difficoltà che incontra la famiglia disoccupata con un figlio disabile e che fa la fila alla Caritas pur di mettere qualcosa sotto i denti?

E non è un caso se Francesco Storace ha iniziato questa lunga avventura romana che ci porterà fino a giugno alle elezioni comunali, proprio dalle periferie, dalle borgate, in quei luoghi del disagio dove incontri donne piene di rughe ma con occhi splendidi, lucenti; nulla a che vedere con quelle griffate che vivono in centro e che magari pagano cinquanta euro al mese di canone per un alloggio comunale con vista sul Colosseo...

Ieri il nostro giro-prima di recarci a Prato per una iniziativa indetta per dibattere sul futuro della destra italiana- è iniziato di buonora a Casal Monastero, estrema periferia a est di Roma.

Su quaranta alloggi dell'Ater, venti sono inspiegabilmente vuoti nonostante la sterminata fila di famiglie italiane che da anni attende un tetto dove poter vivere, delle restanti venti la maggior parte-ci raccontano le persone che hanno organizzato l'incontro-sono occupate abusivamente da stranieri e zingari,  la manutenzione del verde e la pulizia delle parti comuni le fanno gli itaIiani perché gli altri si rifiutano.

Alla proposta di raccogliere qualche euro ciascuno e chiamare una donna almeno per fare la pulizia delle scale il Rom risponde picche: "Italiano, paga tu!" sembra essere la frase ricorrente in questi casi.

Per non parlare poi della difficile convivenza quotidiana tra persone che hanno indubbiamente stili di vita diversi, con gli altri a far baldoria fino alle prime ore dell'alba e i nostri spesso costretti a subire e tacere per non finire sfregiati da una bottiglia di birra rotta.

Anche per questo la battaglia elettorale di primavera assumerà un'importanza straordinaria.

Occorre un esercito di uomini e donne pronto a dare battaglia al fianco del popolo, e proprio da Roma forse, già dai primi giorni della settimana prossima, vi saranno novità in tal senso, e finalmente si avrà un quadro più chiaro che farà emergere le mille contraddizioni tra chi si dice autonomo e sovranista e che invece ha contribuito all'approvazione della legge Fornero, votato la fiducia al governo Monti oppure fatto mancare i propri parlamentari nel momento del voto di sfiducia a Matteo Renzi.

Ormai lo scontro non è tra destra e sinistra, ma tra popolo e palazzo, tra ladri e onesti, e noi sappiamo bene dove collocarci, a partire da Roma.

A.A.A. DESTRA...

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di Francesco Storace

Torino e Milano, Bologna e Napoli. E ovviamente Roma.

A giugno, o quando diamine si voterà, andremo al voto per il rinnovo di importanti amministrazioni comunali. Tre - si dice - gli schieramenti principali, a destra, a sinistra, e quello pentastellato. L'incertezza e' enorme, anche perché i partiti ormai rappresentano sempre meno nella pubblica opinione; e basta l'errore nella scelta di un candidato per mandare a monte ogni sogno di gloria.

Gli stessi sondaggi vanno maneggiati con cura; se ci si imbatte in un candidato al di fuori degli schieramenti che abbia un suo radicamento, possono essere dolori per chi si illude che tutti stiano ad aspettare il verbo ufficiale.

E soprattutto commette un enorme errore di valutazione chi pensa che l'elettore di destra, quello che ha determinato a più riprese la fortuna della coalizione quando ha vinto o la sconfitta scegliendo altre opzioni, torni alle urne a prescindere.

Nelle cinque grandi città al voto si rischia seriamente di non vedere in pista, per la guida delle amministrazioni locali, nemmeno un candidato che abbia avuto in tasca la tessera del Msi o di An. Ormai, la moda del civismo sconfina nel cinismo: si ha paura di rappresentare le proprie idee.

Prendiamo Roma: se è vero che ormai si sarebbe raggiunto un accordo tra Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega sul nome di Alfio Marchini - poco contano le finte bizze di Berlusconi per Bertolaso - vorrebbe dire che l'elettore di destra potrebbe essere costretto a dover scegliere, addirittura al primo turno, fra due candidati di sinistra, l'ingegnere rosso e Roberto Giachetti, candidato ufficiale del Pd.

E' insensato immaginare uno scenario del genere, vuol dire che a destra non c'e' più agibilità politica, che al massimo si può essere solo ospiti all'interno di una coalizione. Uno schema siffatto va ribaltato, sia a livello amministrativo che politico. E nessuno si può illudere di essere eternamente proprietario di voti.

A destra si deve uscire da una logica di subalternità solo per paura di non partecipare alla spartizione di seggi, sia amministrativi che parlamentari; o si recupera un protagonismo istituzionale e politico, oppure arraffare una poltrona per non farci assolutamente niente se non accontentare il fortunello di turno servirà esclusivamente  a dimostrare che l'obiettivo non è rappresentare le proprie idee, ma solo se stessi.

A destra occorre trovare un po' di coraggio, la capacità di osare, la sfida a nome di un popolo arrabbiato che appare rassegnato solo se non trova chi sta in prima fila a battersi per i suoi diritti. Le parate televisive lasciano il tempo che trovano se poi, nel nome di una coalizione sempre uguale a se stessa nei comportamenti, non c'è traccia di cambiamento.

Se non lo capiscono i protagonisti di adesso, non è detto che non possano provarci altri, ad alzarsi dalla panchina, prendere il pallone e mettere in campo testa e cuore come un tempo.

Oggi a Prato, al convegno che si terrà nel pomeriggio, ascolteremo e parleremo. Se in gioco e' il futuro della destra italiana, di una comunità dispersa, noi non ci sottraiamo alla discussione.

LORO PAGANO

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di Francesco Storace

Bravo prefetto Tronca, che nel suo ruolo di commissario a Roma sta tirando fuori, pare in maniera molto determinata, lo scandalo delle case a prezzi di favore di proprietà del Comune di Roma, a partire dal centro storico.

E' una giusta azione che spero ottenga l'effetto di allontanare i furbetti dalle case per cui cacciano pochissimi euro a fronte di una localizzazione che fa gola; e magari auspico che si arrivi a segnalare alla Corte dei conti i favori indebitamente concessi e riscossi, sia per gli inquilini "normali" che per associazioni e partiti. Tutte le associazioni e tutti i partiti.

Ma Tronca e i suoi collaboratori devono fare anche altro, gettare lo sguardo fuori le mura, nella periferia della città, dove ci sono altri inquilini delle case comunali, che pagano l'affitto stabilito dal Comune ma non dispongono di servizi. Anzi, si autotassano per garantirsi verde, illuminazione, pulizia e altro...

A Bravetta, quartiere popolare della città, esistono in via della Consolata due complessi comunali, all'apparenza assolutamente decorosi, dove vivono circa quattrocento persone. Basta entrare e scopri che quelle comunità abitano in condizioni di assoluta precarietà in quelle case.

Ha fatto notizia il crollo della casa del Flaminio, dove poteva capitare una tragedia. Qui, l'abbiamo visto con i nostri occhi e fotografato, il dramma può capitare ogni giorno, per le crepe su muri e balconi che nessuno mette a posto. Manca la posa a terra dell'impianto elettrico generale, pur denunciato persino ai carabinieri dal 2013. Parliamo di un quadro elettrico obsoleto, senza rispetto delle norme.

Citofoni e non risponde nessuno perché non funzionano gli apparecchi. L'intonaco e i calcinacci sono a rischio caduta dai balconi. La pompa dell'acqua non funziona, con perdite continue. Il pioppo della asl confinante non è potato da dieci anni. Le fogne a brandelli fanno uscire odori pestilenziali, la disinfestazione e la derattizzazione non avvengono da tre anni.

Tutto questo è incivile e lo segnaleremo a Tronca con un apposito dossier, che poi dovrà planare sulla scrivania del futuro sindaco di Roma. E' una città che ha bisogno di cure immediate proprio a partire dai luoghi più lontani dal Campidoglio.

Invitiamo l'amministrazione a mettere gli occhi su chi gestisce le case comunali, la Prelios, che si è aggiudicato il relativo bando - che prima era gestito dalla Romeo - grazie all'amministrazione Marino. L'appalto e' stato vinto con un incredibile ribasso d'asta, pari al 72 per cento. Risultato, gli inquilini delle case comunali di via della Consolata - e credo anche altrove - non hanno interlocuzione con questa società che gestisce le case dove abitano. E per garantirsi servizi, sono costretti a mettere mano a portafogli e borsellini sempre meno capienti, fanno collette, e pagano quanto dovrebbe essere già loro garantito con i soldi che versiamo tra tasse e imposte.

E' un'odissea che deve cessare, inaccettabile. Roma capitale non è il luogo dove i suoi abitanti si devono considerare di serie B.

POPOLINO

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di Francesco Storace

In fondo era domenica, perché preoccuparsi... Ci vediamo allo stadio, c'è il derby milanese, poi ce ne andiamo a cena in un bel ristorante. Tranquilli, pago io. Roma? C'è tempo, ragassi, e pazienza se il popolino si raduna di domenica pomeriggio, in gran numero, e nonostante il blocco del traffico.

Berlusconi, Salvini e anche Giorgia Meloni non sembrano appassionati al tema sollevato con forza ormai due giorni fa da tanta brava gente di Roma accorsa all'unico segnale di risveglio nel campo del centrodestra.

La manifestazione del Salusianum e' stata davvero superiore ad ogni aspettativa. C'era popolo, lavoratori, persone in carne e ossa, tutti pronti a battersi per reclamare il diritto ad avere un candidato sindaco all'altezza della sfida.

Invece, nemmeno una parola. Non in privato, per carità, che ormai siamo abituati ad un atteggiamento snobistico che non fa esattamente onore a chi fondo' anni fa un movimento chiamato "Popolo della libertà". Ormai, il popolo non deve più contare nulla, il centrodestra sembra uno schieramento aristocratico. Ma nemmeno pubblicamente si spendono nel commentare l'unica manifestazione avvenuta a Roma per il lancio di una candidatura a sindaco. Neanche Giachetti e' riuscito finora a radunare tutta quella gente.

Ma non ce ne preoccupiamo, chi pensa di agire come le famose tre scimmiette per imporre un qualsiasi Pippo, Pluto o Paperino senza passare per il vaglio della verifica popolare, si illuda pure. Non ci avrete con la maleducazione.

In effetti e' curioso. Nicola Zingaretti esprime un augurio da avversario politico alla mia candidatura e lo fa durante una manifestazione pubblica. I capi del centrodestra tacciono. Spero non infastiditi se c'è qualcuno ancora in grado di radunare tante persone attorno alla politica. Con tutti gli ostacoli che aveva messo in mezzo persino il commissario prefettizio di Roma, Tronca.

Andiamo avanti, forti degli incoraggiamenti, davvero tanti, che abbiamo ricevuto nella giornata di ieri, colpiti anche dall'ennesimo sondaggio - questa volta pubblicato da Libero - che ci da' nettamente in testa fra le scelte potenziali dell'elettorato che non vuole saperne di sinistri normali e di sinistri grillini.

A sinistra lo scontro sarà frontale e noi dovremmo saperne approfittare. Ieri è sceso in campo anche Morassut, altra vecchia conoscenza della politica - a conferma che la retorica nuovista ha esaurito le munizioni - che si è intestato il progetto Roma regione. Benvenuto nel club, vorrei dirgli; ma lui è deputato e io no, e magari vorrà spiegarci come mai non ha fatto entrare nella riforma costituzionale di Renzi la proposta che anche lui giura di voler fare approvare. Per coerenza personale arriva almeno secondo, e sarà interessante capire la reazione del candidato principale della sinistra, Giachetti. Se anche lui dirà sì, vorrà dire che si consuma l'ennesimo imbroglio propagandistico.

Peccato che i magnifici tre di Milano dimentichino di mettere in campo il nostro popolo per scegliere chi ne dovrà dire quattro ai campioni sfigati del campo avverso.

MANI PERSE

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di Francesco Storace

Non possono recidere legami, sembrano ricattati, faticano a dare seguito a ciò che pure hanno approvato. O meglio che sono stati costretti ad approvare a causa della battaglia della minoranza. Sono i governanti della regione Lazio, a partire dal numero uno, Nicola Zingaretti.

È vero che la stampa li grazia; ormai dal palazzo di via Cristoforo Colombo potrebbero pure risparmiare sulla rassegna stampa, tanto grattacapi non ce ne sono quasi mai. Ma c'è chi non sta al loro gioco. Sarà pure comodo parlare dei guai della legislatura passata, ma è inaccettabile che nessuno chieda conto a Zingaretti di quello che è il vissuto in corso, suo e della sua maggioranza.

Ormai è qualche mese che è cominciato il processo Mafia capitale; in un processo collegato sono già scattate le prime condanne, e tra i politici hanno preso bastonate giudiziarie un esponente del Pd, Ozzimo, ex assessore di Marino, e Caprari, già consigliere del centro democratico.

A fine luglio dello scorso anno, su mia proposta , approvammo una legge, la numero 12, che conteneva le cosiddette norme "tagliamani". E in aggiunta, su sollecitazione grillina, l'istituzione della commissione antimafia. Nulla di tutto questo è avvenuto, nonostante la data del bollettino ufficiale della regione Lazio rechi la data dell'11 agosto 2015. Oltre cinque mesi fa.

Mentre per la commissione antimafia potremmo fingere di comprendere che una maggioranza famelica sia ormai all'approdo della spartizione dell'osso fra i tanti commensali rimasti a bocca asciutta - anche se è incredibile che il Pd possa pensare a farla presiedere da un suo esponente, chiunque sia, visto il coinvolgimento del partito in Mafia capitale - e' ancora più grave la mancata attuazione della legge tagliamani.

Sembra che Zingaretti abbia perso le mani, le dita e la stilografica per firmare un regolamento di assoluta semplicità. Recita il primo comma dell'articolo 2 della legge in questione: la regione non può concedere sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari ad associazioni, società, cooperative, fondazioni a chi finanzia campagne elettorali con cifre dai cinquemila euro in su. Molti esponenti di sinistra, governatore incluso, hanno percepito legittimamente quattrini. Per legge, chi glieli ha dati deve rinunciare a fondi regionali. Vedasi alla voce cooperativa 29 giugno del noto Salvatore Buzzi.

Ebbene, la giunta Zingaretti, secondo il comma successivo, avrebbe dovuto presentare al consiglio regionale, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge - scadenza quindi 11 novembre - un regolamento per disciplinare le modalità operative di applicazione della norma, i suoi limiti temporali, i controlli previsti. Nulla di tutto questo è avvenuto, ed è molto grave.

Oggi stesso depositeremo un'interrogazione a risposta immediata nell'aula della Pisana e chiederemo al governatore di venire subito in aula a rendere conto della mancata deliberazione in giunta di un provvedimento di assoluta trasparenza. Si muovano, invece di perdere tempo, che non se ne può più di ladruncoli e lobbisti appollaiati nei corridoi a mendicare quattrini pubblici.