Articoli

L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

IL PALLONARO

buzzi kraken online

di Francesco Storace

A via Cristoforo Colombo, all'interno della regione Lazio si annida un pallonaro. No, non è un campione di calcio, ma di balle sesquipedali, che ora che ha perso la sua spalla più preziosa corre il serio rischio di naufragare sulla verità. È Nicola Zingaretti il gran bugiardo che alloggia al secondo piano dello stabile. Si era illuso sulla durata quinquennale del contratto, ma monta l'impressione di un grande errore di sopravvalutazione delle sue capacità e conoscenze amministrative.

Sfidati, ci siamo presi la briga di andare a vedere un po' di carte, visto che fino all'indagine aperta sul suo capo di gabinetto, Venafro, intonava ogni giorno inni alla trasparenza sua e al malgoverno altrui.

Sono costretto ad occuparmi anche oggi del governatore del Lazio perché davvero deluso dal suo atteggiamento. Pizzicato sul suo principale collaboratore - che per me resta senza macchia fino a che una sentenza definitiva non dimostri il contrario - gioca a fare il Pierino. Come se il vento di Mafia capitale non spiri sulla sua amministrazione, anche perché nei corridoi si parla ormai apertamente di due altri importantissimi dirigenti regionali gia' iscritti nel registro degli indagati.

Per fingere trasparenza e difendersi dalle accuse sulla multimilionaria gara Cup su cui aveva messo le mani la brigata Buzzi, Zingaretti rivendica di aver fatto bene a indire il bando "dopo tredici anni di proroga". Peccato che le cose stiano diversamente da come le racconta lui.

Anzitutto perché è semplicemente la prima volta che si da' vita ad una gara centralizzata con la nuova direzione acquisti da lui voluta. Ma visto che appena partita una gara di livello e' arrivata la scomunica giudiziaria del suo più diretto collaboratore, Nick farebbe bene a prestare più attenzione ai proclami. Eh già, perché la gare Cup si sono fatte anche nel 2012 (Asl di Frosinone e Viterbo) e nel 2013 (ASL Rieti, Roma H, IFO, Roma E, Roma B, Roma D). Tali gare sono state gestite da diverse ditte (Capodarco COOP, GPI spa, NTA srl, cesed srl) e non dalla stessa impresa: per spazzare via le ombre, il presidente della regione sputacchia in maniera sballata per evitare che ci si possa chiedere come mai quando si è deciso di "centralizzare" si è e' fatto sotto don Buzzi.

Fa confusione, Zingaretti, ed è qualcosa di incredibile perché lo credevamo più lucido, con il Recup, il cui bando risale al 1999 e vi opera la Capodarco con 600 addetti, il quaranta per cento dei quali disabili. Una realtà sociale splendida che trovai al mio insediamento - la gara durava cinque anni - e nel 2006 la nuova gara fu bandita con l'amministrazione Marrazzo. Essa fu poi revocata per tentata turbativa d'asta (la gestiva la Lait della signora Poggiani - la cosiddetta superteste fasulla del Laziogate poi promossa da Renzi al- l’agenzia digitale con incredibile faccia di bronzo - ma il processo non celebrò neppure un’udienza: perché anche in quel caso ci fu chi aveva inventato accuse strampalate). Studia, Nicola.

ZINGARETTI: LA FUGA

3scimmieZingaPrima

di Francesco Storace

Trasparenza col trucco. Zingaretti, dopo l'esplosione del caso Venafro, le tentera' tutte pur di evitare controlli seri al suo operato. Lo ha dimostrato in maniera strampalata nella seduta di ieri alla Pisana, durante la quale si è esibito in una delle sue peggiori performance da quando governa la regione.

Agisce minacciando ritorsioni con una impressionante caduta di stile; si chiude nel bunker al solo proporgli di far ruotare d'incarico i direttori delle aziende sanitarie; arzigogola sulle modalità di controllo delle gare regionali; punta ad evitare i controlli del consiglio sotto l'ombrello dell'autorità anticorruzione (e appena ha firmato il relativo protocollo di cui si vanta gli hanno piombato il capo di gabinetto). È in fuga irascibile di fronte alle contestazioni puntuali dell'opposizione, alle quali risponde con una triplice maschera raffigurante le scimmiette che non vedevano, non sentivano, non parlavano. Nicola Zingaretti e' ora un uomo solo e non terminerà la legislatura. Del resto, la solidarietà l'ha ricevuta solo dai suoi dalla Pisana, in giro non si trovano molti parlamentari di centrosinistra disponibili a mettere la faccia su Mafia capitale approdata anche alla regione.

È vero, in consiglio regionale ieri l'ho attaccato. Ma stupisce il suo stupore. Voleva forse gli applausi dell'opposizione? In realtà Zingaretti e' riuscito nel compito di riunire le forze di minoranza, che da un po' di tempo viaggiavano con troppe distinzioni. Sia il centrodestra che i consiglieri M5s hanno condotto una bellissima battaglia d'aula. Ed è questo che ha innervosito il governatore che improvvisamente scopre le asprezze della lotta politica. Caspita, mi indagano il capo di gabinetto e costoro mi chiedono pure spiegazioni: davvero inusitato... E chi glielo dice a Barca che nel "partito cattivo, pericoloso e dannoso" chiamato Pd di Roma ce n'è anche un pezzo che alloggia alla regione Lazio?

Zingaretti avrebbe potuto reagire diversamente. Nessuno pretende le scuse e, per ora, nemmeno le dimissioni, che sarà costretto a rassegnare se proseguirà nel segno dell'arroganza disperata manifestata ieri in consiglio regionale. Confesso di aver sorriso alla "minaccia" - di fronte ad una domanda di trasparenza sulle gare d'appalto della sua amministrazione - che il governatore mi ha rivolto in aula: "E allora controlliamo anche quelle della scorsa legislatura. No, delle ultime due. Anzi, delle ultime tre". Ridicolo, meriterebbe lo sberleffo della prescrizione. Vuole indagare sul passato così si perde tempo senza verificare se era un'abitudine la turbativa d'asta contestata al suo capo di gabinetto.

Porti subito le carte in commissione bilancio, invece, e ci faccia capire che sta succedendo anche col cosiddetto "garone", senza rifugiarsi nell'alibi che gli appetiti che stanno attorno a lotti che valgono qualche miliardo di euro in tecnologie non possono essere verificati perché tutto è in svolgimento. Le procedure concluse vanno conosciute per trasparenza. L'autorità anticorruzione, tra un comune e l'altro, tra una regione e l'altra, tra un ministero e l'altro, ha molti impegni: noi consiglieri regionali siamo pagati per controllare. Ad esempio, anche se è vera la panzana di un servizio in proroga da tredici anni. Pare che sia una delle solite bufale del cerchio buffo di Zingaretti. Se ne renderà presto conto.

CONTRODESTRA...

ElezioniPrima

di Francesco Storace

Così, osservando un po'. La vicenda delle elezioni regionali e' abbastanza emblematica della condizione di disagio che uomini e donne della destra italiana vivono in questo momento. Berlusconi e Salvini se le suonano sulla bara di Alfano, ma non si capisce quando finirà il carosello delle candidature nelle sette regioni chiamate al rinnovo.

Una sola, la più piccola, l'Umbria, pare aver trovato un'intesa nella persona del candidato a presidente Ricci, gia' sindaco di Assisi. Lo spirito del Poverello ha contagiato leghisti e ncd che, caso unico nel Belpaese, si ritroveranno nella stessa coalizione a meno di qualche scontro dell'ultima ora, che di questi tempi è tutt'altro che inimmaginabile.

Nelle vicine Marche, quello che si chiama centrodestra si dovrebbe schierare, dicono senza stropicciare gli occhi, con il presidente in carica del centrosinistra, Spacca, che a sua volta governa ancora oggi col centrosinistra con cui ha litigato furiosamente. La proverbiale furbizia dell'opposizione non costruisce un'alternativa alla giunta Spacca, ma preferisce cambiare l'abito del governatore. Non so chi sta architettando questa roba, ma a me fa abbastanza schifo.

Sotto ci sono le Puglie, col capolavoro forzista, dove sono riusciti a far imbestialire Raffaele Fitto, per la gioia di Michele Emiliano. Più su, in Veneto, il lavoro ai cardiologi lo procura la Lega, con il bizzarro derby Zaia-Tosi e con gnoccolona Moretti a pregare per la prima volta in vita sua.

Acque agitate anche sul Tirreno, dove la Lega punta sul proprio vicesegretario Rixi, e in Campania dove non si sa che farà Salvini e l'agitazione viene pure da Ncd, che una sua enclave da quelle parti ce l'ha. Poi, la Toscana.

Ecco, la Toscana è una regione apparentemente impossibile da espugnare. Ma c'è il doppio turno, con una sinistra spaccata, e tutto può accadere. Ncd vuole un suo candidato; Forza Italia vuole un suo candidato; la Lega vuole un suo candidato; Fratelli d'Italia vuole un suo candidato. Ora, che se il centrodestra debba esistere anche dopo le regionali, non è che ci si possa permettere di naufragare pericolosamente nel turno elettorale di fine maggio. Quindi, chi decide si dia una regolata. Sapendo che non ci si può trasformare improvvisamente in Controdestra.... Già, perché un candidato sicuramente spendibile c'è l'ha proprio il partito di Giorgia Meloni, ed è Giovanni Donzelli, consigliere regionale uscente, che di amministrazione capisce e che non ha timori reverenziali nei confronti della sinistra più arrogante che c'è, che proprio in Toscana fa mostra dell'uso spregiudicato del potere di cui è capace.

Gran brava persona ed esperto economista anche Borghi per la Lega e sarebbe una degna figura. Ma che Forza Italia, per sbarrare la strada al leghista, possa pensare addirittura a Giovanni Toti - che è di Viareggio ma non ha mai fatto politica in Toscana e di regione non so quanto conosca - sarebbe davvero incredibile. Meglio puntare su un giovane, che ha dalla sua capacità comprovata. Anche perché, a vedere gli ultimi sondaggi, Fratelli d'Italia e quel mondo di destra stanco di essere orfano potrebbero tornare ad essere attrattivi. E non è detto che tutto debba essere scontato. Finora ho notato un atteggiamento molto leale della Meloni verso le altre forze politiche. Altri, nelle stesse condizioni, avrebbero cominciato a tessere trame con le dissidenze che albergano ovunque.

Chi pensa di decidere stia molto accorto (visto che rifiuta le primarie).

SABATO. DA DESTRA

1 vespa8-1

di Francesco Storace

Sabato prossimo a Roma ci rivedremo. Mi auguro che la prima volta che vedrà riunite le varie componenti di provenienza An coincida con la capacità di trovare una sintesi per tutti. Perché poi bisognerà rilanciare alla grande la destra politica italiana. Mi pare di capire che stia emergendo in tutti la consapevolezza di una svolta, di avere il dovere di ridare all'Italia una destra patriottica, sociale in economia, liberale nei modelli istituzionali, intransigente nell'etica, con un enorme senso della dignità nazionale e ansiosa di sovranità.

Certo, ogni tanto capita una lite, e succederà ancora. Ma voglio credere che sarà messa al bando la malafede se a partire dal convegno che si terrà alla residenza di Ripetta "Una destra per la terza Repubblica", ciascuno vorra' parlare senza retropensieri, in coerenza con la nostra storia.

Sarà una giornata intensa, con dibattiti dalla mattina al tardo pomeriggio - quello che mi riguarda ci sarà alle 15 - e tutti da seguire, come dal programma che pubblichiamo all'interno del Giornale d'Italia. Una giornata che dovrà preparare il dopo. In queste settimane ho chiesto di procedere con gran carriera, ma probabilmente non ha torto Giorgia Meloni quando afferma di voler prima combattere la partita delle elezioni regionali di fine maggio, per poi affrontare la questione della grande destra da ricostruire.

La mia opinione è nota, occorre fare di tutto per rimettere allo stesso tavolo chi era diviso; sogno una nuova Alleanza nazionale, con la consapevolezza che non tutti sono d'accordo. Ma certo non avrebbe senso restare fermi agli schemi attuali. E per quanto riguarda "La Destra", sarò molto preciso nell'indicare la strada. Unità di un mondo intero, per rappresentare al meglio tutta una comunità che ha diritto di veder risorgere le proprie bandiere dopo troppe delusioni.

Lo ribadisco: ho grande rispetto per il coraggio di Matteo Salvini. Ma guai se dovessimo rinunciare al nostro ruolo nella società e nella politica. In quel caso, non riusciremmo a dare torto a chi nutrisse disprezzo verso chi invece dovesse preferire la ricerca di una poltrona altrui alla lotta politica.

Dopo le regionali, dovremo essere pronti. Se nelle elezioni si dovessero affermare uomini e donne della destra nelle liste in campo bisognerà tenerne assolutamente conto. Altrimenti, a partire da chi si sarà comunque battuto per la rappresentanza delle nostre idee, dovremo cominciare un percorso di cui da sabato si dovranno vedere, ascoltare, condividere i contenuti.

Se ci sarà buonafede, se ci si rispetterà fra tutti noi, se sapremo mettere al bando ogni personalismo - anche quelli di certa "base" che a volte non sembra comprendere la delicatezza del momento, un partito non e' un social network - la strada potrà essere battuta con successo. Sta a ciascuno di noi metterci il suo, senza pretendere un ritorno per se'. Chi ha avuto si accontenti di costruire. Chi non ha ancora avuto, non pensi di avere il dovere di distruggere. Tutti insieme potremo essere fieri del lavoro compiuto se non prevarranno sabotatori. Includere la destra sommersa e' un dovere di tutti.

SEMPRE PEGGIO

bandieraPrima

di Roberto Buonasorte

Ma che fine ha fatto il Berlusconi federatore?

Il Cavaliere, fin dall'inizio della sua discesa in campo, si era sempre caratterizzato per essere l'uomo che riusciva a far convivere la Lega , An e persino i centristi di Casini.

Dal ‘94 ad oggi si era riusciti a trasmettere, non solo sotto l'aspetto politico ma anche culturale, un modello bipolare, in linea - si andava ripetendo in ogni occasione - con le più avanzate democrazie occidentali.

Dal giorno della condanna e il conseguente affidamento ai servizi sociali, Berlusconi non è più lo stesso di un tempo, e l'abbraccio mortale con Renzi ha fatto il resto.

L'uomo che riusciva ad entusiasmare la propria tifoseria portando in piazza milioni di italiani sembra oggi arroccato nel bunker di Arcore senza lucidità e nessuna prospettiva per il futuro.

Nella partecipata manifestazione di ieri a Roma organizzata da Luciano Ciocchetti con Raffaele Fitto, alla quale è stato invitato anche Francesco Storace, abbiamo ascoltato parole condivisibili quali partecipazione, legame con il territorio, no a qualsiasi forma di eletti calati dall'alto, opposizione chiara e netta al governo Renzi, più democrazia e maggiore dibattito interno ai partiti.

A tutto questo la risposta del Cavaliere, assistito dal cerchio magico, sarebbe quella di cacciare dal partito proprio i fittiani, incredibile.

D'altra parte se Forza Italia in pochi anni è passata da tredici milioni di voti a quattro, lasciandone per strada nove, un motivo deve pur esserci.

Se poi a decretare la fine della coalizione parlando di Fratelli d'Italia che si sta sgretolando, di Ncd che non decolla e di Salvini che vuole solo mettere bandierine è Altero Matteoli, che in teoria dovrebbe essere il pacificatore visto il ruolo che ricopre, stanno davvero messi male.

Certo anche il leader della Lega ha molti problemi interni, così come Ncd, se non altro per le note vicende delle ultime ore, ed è proprio per questo, come andiamo ripetendo da tempo, che il nostro mondo oggi sparso in mille parti, deve trovare un momento di riunificazione per riproporre agli italiani un'offerta politica credibile a cui affidarsi.

La manifestazione di sabato prossimo a Roma, di cui all'interno pubblichiamo la locandina e poi da martedì i particolari, può davvero essere un momento di svolta, ma solo se sincero.

Le esperienze, più o meno recenti, ci hanno insegnato che i partiti - e quindi i loro leader - crescono e si affermano solo se hanno una forte capacità aggregativa ed inclusiva; il rancore e l'ingratitudine, soprattutto in politica, portano solo morti e disgrazie.

Sabato andremo ad ascoltare tre momenti di confronto molto interessanti, uno con i giovani, l'altro con gli intellettuali e l'ultimo con i politici, e per la prima volta tutto il mondo ex AN, oggi sparso un po' qua un po' là, sarà presente.

Tra i promotori c'è anche questo nostro e vostro giornale, sempre pronto a dare notizie e raccontare cose che gli altri non fanno, liberi, forti, a testa alta, esattamente come era Alleanza Nazionale nei tempi migliori.

Ed è proprio da lì che dobbiamo ripartire, se davvero vogliamo restituire agli italiani una grande destra.