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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

ORLANDO, I GAY E LA LESA MAESTÀ

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di Francesco Storace

Se non sei in Parlamento non hai titolo a parlare. Se non sei iscritto al Pd e nella corrente giusta, sei un gufo un po' rosicone. Ma che debba iscrivermi all'associazionismo omosessuale per avere una risposta dal ministro Orlando mi sembra un po' troppo.

Parliamoci chiaro: il ministro sembra più giovane dei 45 anni che ha all'anagrafe; e può anche esercitare un certo fascino quale membro del governo più bello del pianeta; e' quindi probabilmente piacevole per le associazioni che tutelano i diritti delle coppie omosessuali conversare con lui, come e' stato annunciato nella giornata di ieri dopo che il guardasigilli si è espresso favorevolmente alla necessità di colmare un vuoto normativo. E non voglio certo io discriminare le persone in base al loro orientamento sessuale. Semmai sono loro a voler modificare i miei convincimenti sul modello familiare.

Faremo dunque la fila, assistendo allo spettacolo di un altro ministro intenzionato a cambiare verso e augurandogli di non voltare la schiena per questo agli interlocutori con cui discuterà dei temi suaccennati.

Mi piacerebbe però sapere se un minuto dopo potrà arrivare una risposta alla richiesta di un suo intervento - visto che fu un suo predecessore a determinare i miei, residui problemi giudiziari - per evitare che in Italia si possa finire in carcere per lesa maestà.

Comincio ad essere stufo dell'imbarazzante silenzio politico e istituzionale attorno al processo sul caso Napolitano, che mi vedrà all'udienza finale il prossimo 21 ottobre. Fra meno di quaranta giorni, saprò se sarò considerato colpevole o innocente per un reato di casta.

Ho detto ai miei avvocati, Naso e Reboa, che non voglio benefici di legge dal giudice in caso di condanna e non intendo fare appello. Se in questo Paese criticare il presidente della Repubblica vale la galera, galera sia. Ma non ho capito se l'opinione pubblica e' consapevole di quanto accade e se magari qualcuno dirà ohibò quando, la sera del 21 ottobre, varcherò il portone del carcere di Rebibbia per scontare l'eventuale pena.

Ho scritto in proposito al ministro della giustizia per chiedergli se se ne è accorto, ma non ho avuto il privilegio della risposta. Acconsente, o semplicemente se ne frega.

E' una vergogna tanta insensibilità al diritto all'opinione.

EMIGRA

crocetta emigra online

di Francesco Storace

Una regione a credibilità zero. Non più per gli scandali, che certamente non finiscono mai; ma per una politica che non merita neppure citazioni, notizie, commenti sulla stampa nazionale. E' la Sicilia di Rosario Crocetta, cancellata mediaticamente dal presidente più squinternato d'Italia. Chi non abita in quella terra meravigliosa e amara non sa nulla delle sceneggiata invereconda che si sta disputando fra il governatore e il suo partito, se ancora lo e'.

Guanti di sfida, minacce di crisi, denuncia di un assessore alla magistratura da parte del presidente (manco Ignazio Marino e' arrivato a tanto a Roma...), strilli, urla, strepiti. Tutto questo accade ora, ieri, domani, finché dura lo strazio di un governatore che ha sotto di se' - si', sotto, perché così intende il destino del "suo" popolo - il destino di sei milioni di siciliani.

Cosa nostra, roba sua, non si sa più che dire. Eppure, nessun giornale nazionale racconta la tragedia che riguarda una regione che sperpera i fondi europei, distrugge posti di lavoro, mette in fuga le imprese. I disoccupati aumentano a vista d'occhio, mentre la mafia fa affari all'ombra della crisi.

Crocetta deve emigrare al più presto e il centrodestra deve prendersi la rivincita. Se i giornaloni non ne parlano, sia la coalizione a convocare una grande manifestazione di solidarietà nazionale con il popolo siciliano; e magari con alla testa proprio Nello Musumeci che, come dicono ormai tutti, non avrebbe fatto vergognare la Sicilia se avesse avuto la possibilità di governarla come invece sta facendo il demagogo di Gela. Crocetta deve emigrare. Basta.

Non è pensabile che non accada nulla e tutto si riduca a barzelletta, nel contenzioso tra il governatore e il suo partito. "Se ne vada", gli intima il segretario regionale, stoppato 24 ore dopo dal capogruppo all'Assemblea regionale interprete delle paure dei deputati uscenti (oggi sono 90, la prossima volta se ne eleggeranno 70). A sinistra c'è confusione, enorme, perché si ha il terrore di "consegnare la Sicilia alla destra". "Perché, ce l'abbiamo noi?", mi diceva ieri al telefono un deputato Pd antiCrocetta....

Lo odiano. "E' un isterico, autoreferenziale, moralista solo in casa d'altri". Se lo dicesse un avversario politico potrebbe pure starci, ma se questi giudizi vengono da compagni del suo partito che pretendono solo l'anonimato, la questione si fa più seria. Del resto, la sua impopolarità sta offuscando anche l'effetto positivo per il Pd della leadership renziana.

Ma devono venire allo scoperto. Altrimenti diventa farsa inaccettabile. Tre leggi finanziarie massacrate in un anno dal commissario di governo; un pacco incredibile di nomine all'insegna del continuismo più sfrenato; l'infornata di clientes nelle partecipate; tutto questo da' l'idea dell'Imperatore e della sua corte che fa man bassa prima del crepuscolo.

Cali il sipario; il centrodestra torni protagonista; il leader ce l'ha e deve far di tutto per portarlo al governo della regione prima che sia tutto irreversibilmente finito. Ma serve una capacità enorme di mobilitazione politica e sociale. E' l'ora.

SALVINI E SPARAFUCILE

16 settembre 2014

di Francesco Storace

Rigoletto ci racconta la storia di Sparafucile, che doveva uccidere un uomo e invece accoltello' la donna travestita da mendicante.... Matteo Salvini, leader della Lega, e' al top dei consensi in ogni sondaggi che riguardi gli elettori di centrodestra per il suo linguaggio netto, ma anche lui deve aggiustare la mira. Troppo indipendentismo ancora, che rischia di rovinare la festa.

L'opera ambientata a Mantova ci torna alla mente grazie ad un vecchio amico di fb e il paragone e' calzante. Per vincere non basta un sicario, ancorché affabulatore di idee nostre. Per carità, meglio, mille volte meglio il Matteo di Milano rispetto a quello fiorentino, ma ora dobbiamo porci il problema di come ricacciare la sinistra all'opposizione e tentare di governare - credibilmente - questo nostro Paese.

Non ho pregiudizi verso Salvini, per carità, e prima o poi capiterà di parlarci per comprendere meglio i suoi intendimenti. Noto che avanza impetuosamente nel gradimento popolare e tento di capire perché.

E' diretto, il leader della Lega, dice pane al pane e vino al vino. Occorre comprendere che cosa pensa realmente di quella larga parte d'Italia dove prende pochi voti, che cosa offre in termini politici per rappresentarla. Ogni tanto affiorano le vecchie reminiscenze che rischiano di alienare le simpatie per questo coraggioso esponente nordista.

E' anche vero che il campo e' libero perché finora non c'è traccia di concorrenza. In Forza Italia si sta sviluppando un confronto libanese che non mi aspettavo e, conoscendo Berlusconi, mi meraviglia come non voglia comprendere che Fitto può essere una risorsa anche per lui. Servono o no quelli che prendono voti? E comunque, Silvio non ha ancora "impalmato" nessun leader: quando lo farà, la sua scelta avrà indubbiamente un peso e anche le quotazioni di Salvini potrebbero calare.

A destra, ancora troppe divisioni impediscono l'affermazione di Giorgia Meloni, che pure mostra qualità. Se le sovrapponesse ad una maggiore duttilità nelle relazioni politiche, potrebbe rappresentare la vera sorpresa. Questa sarà la sua settimana, con lo svolgimento di Atreju, e ne sapremo di più, oltre al bel programma che caratterizza questa manifestazione ormai tradizionale.

Sabato si confronteranno Toti per Forza Italia, Salvini per la Lega, Quaglieriello per Ncd e ovviamente Giorgia Meloni per Fratelli d'Italia. Se sarò a Roma ci farò volentieri una scappata, per comprendere se c'è ancora uno straccio di valori e programmi comuni. Non vorrei che ci si limitasse a parlare solo di riduzione fiscale - pure importante - per dire cose in sintonia gli uni con gli altri. Vanno date risposte nette su come fronteggiare l'Islam dei tagliagole e l'immigrazione; su come resistere all'Euro e che vuol dire sovranità nazionale; bisogna rispondere al cittadino che chiede quando il cittadino italiano avrà almeno gli stessi diritti dell'immigrato. Almeno.

Dalle parole sogneremo i fatti.

PRESENTE!

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Cosa spinge un ragazzo di vent'anni a tendere un braccio e a gridare "Presente!" nel corso di una celebrazione di una ddelle tragedie più grandi che il nostro Paese ricordi, quello delle foibe? Probabilmente il bisogno di esternare un sentimento, di dire ad alta voce che il ricordo di quelle persone innocenti che morirono gettate nella roccia viva, con i polsi legati da filo di ferro, non muore anche a distanza di molti anni. I giudici della Cassazione non lo hanno compreso, probabilmente. Ed è un qualcosa che lascia basiti, perché vicende come questa, che vede coinvolti ragazzi di Casa Pound, dimostrano che questa Italia non riesce ancora a fare i conti con la propria storia. Una storia fatta anche di dolore e di sangue, e che ci riguarda tutti. Non solo la tragedia delle foibe è stata estromessa dai libri di scuola per decenni, ma ancora oggi risulta una pagina scomoda delle vicende patrie. La questione è complessa, perché oltre a sembrare anacronistica, non tiene in debita considerazione una serie di vicende che invece sono di fondamentale importanza per un Paese che stenta, ancora dopo settant'anni, a riconciliarsi con se stesso. Vicende come questa non aiutano il percorso verso quella pacificazione nazionale tanto auspicata da ogni dove, creano anzi una frattura sempre più profonda tra gli italiani. A Predappio il sindaco Giorgio Frassineti, Pd, potrebbe, secondo la logica adottata dai giudici in questo frangente, emettere un'ordinanza e far chiudere tutti i negozietti che vendono gadget, spesso proponendo ai visitatori della città natale del Duce anche oggetti che con la nostra storia hanno ben poco a che vedere. Eppure non lo fa, perché sa bene che non sarebbe questa la via per risolvere le questioni. Anzi, propone e patrocina una mostra dedicata al giovane Mussolini perché, dice, è storia. Già, la storia. Quella che Il Giornale d'Italia racconta ogni giorno, tentando di restituirle la verità e dunque la dignità, attraverso una ricerca quotidiana approfondita, raccontando i moltissimi aspetti di un'epoca che è indubbiamente male conosciuta. Dovremmo forse temere, quindi, anche la libertà di espressione che caratterizza il nostro quotidiano sin dalla sua nascita?

È davvero pensabile, nel terzo millennio, rischiare un processo per reati d'opinione come quello che per esempio vede imputato Francesco Storace e che il prossimo 21 ottobre rischia di finire in gattabuia per aver criticato Napolitano?

E il film "Sangue sparso", che racconta uno spaccato della nostra storia e si conclude con la cerimonia del "Presente" ad Acca Larentia, mettendo sul grande schermo una piazza piena di braccia tese? Se qualche giudice dovesse vederlo ci costringeranno forse a ritirarlo dalle sale? Sarebbe alquanto strano, oltre che contraddittorio, visto che quella pellicola ha ottenuto la qualifica di "Film di interesse culturale" dal Ministero e considerato che persino la Santa Sede, attraverso la Commissione Nazionale Valutazione Filmdella Cei, lo ha valutato cone "consigliabile". La cerimonia del "Presente" è un momento in cui una comunità si ritrova intorno ai propri lutti per un dolore, che è quello di ciascuno di noi, e che va rispettato.

L'ORO DI NICOLA

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di Francesco Storace

I giornali tacciono, e in fondo si capisce il motivo. Il mattone vale molto più della carta e l'editore ne ha bisogno. Ma non e' un motivo per inchinarsi di fronte a un piano casa - quello scodellato alla Pisana dal centrosinistra di Zingaretti - che, se conosciuto, scatenerenbe valanghe di proteste. Il conformismo di questi tempi ha tolto persino il fiato a chi dice no.

La legge e' in discussione in consiglio regionale, anche se sembra che ne abbiamo scritto solo noi del Giornale d'Italia. Tornerà in aula per gli emendamenti fra una decina di giorni e caricheremo tutte le batterie per farne parlare: il bottino non può essere nascosto così facilmente, nel silenzio generale.

Già, perché ogni comma vale oro. Siamo difronte a un piano casa che sembra una montagna di lingotti da distribuire ai soliti noti, quelli che preferiscono le leggi comode a quelle di mercato e misurano in metri cubi disponibili il valore della politica.

Ovviamente, sarà una battaglia, per quello che ci riguarda. Abbiamo cominciato a parlarne nei giorni scorsi, e continueremo senza fermarci. Perché ci si deve spiegare con chiarezza il motivo per cui chi strillava alla speculazione quando il piano casa era approvato da noi e con equilibrio, oggi che sta al governo della regione ne fa di tutti i colori. E confida nei grillini per piazzare il colpo finale. Si', i cinque stelle, l'opposizione di sua maestà, stanno preparando il Grande Favore a Nicola Zingaretti: scodelleranno migliaia di emendamenti e lui, il Governatore, sarà "costretto" a depositare il cosiddetto maxiemendamento per cancellare ogni traccia di proposte di modifica. La maggioranza sembra quasi che voglia aiutare i grillini a scriverli....

Invece, Zingaretti deve scomodarsi e scendere dall'impero che ha nel palazzo di giunta e avvicinarsi a rapide falcate in periferia, a via della Pisana, e spiegare a ciascuno di noi che cosa si e' messo in testa.

Ormai lo hanno capito tutti che il governo regionale e' pressato dai costruttori, ai quali non basta mai l'incasso: ora sono stati garantiti ulteriore consumo di suolo ("nuove costruzioni") e cambi di destinazione d'uso: si passa da un minimo di 2,7 a un massimo di 4,5 milioni di metri cubi in più. Roba da matti.

Voglio credere che Zingaretti non abbia letto tutto il testo della legge all'esame del consiglio regionale, perché solo qualche mente malata può pensare di ignorare che nelle zone ad alto rischio idrogeologico e' bene non appoggiare neppure un calcinaccio, anziché "derogare" come propone l'assessore Civita.

Il piano casa, che passa da Marrazzo a Polverini fino a Zingaretti di proroga in proroga e di modifica in modifica, scade a gennaio 2015. Dicono di voler allungare ulteriormente la durata. Per arricchire ancora di più i soliti noti senza alcun vantaggio per la società, il territorio, le famiglie?

La realtà e' che siamo in presenza di una cambiale che firmano loro e paghiamo noi in termini di consumo del suolo: e hanno bisogno di onorarla presto. Per questo si vogliono sbrigare, il 9 ottobre c'è l'assemblea annuale dell'Acer, i costruttori romani. E il governatore non può fare brutta figura....