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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

VERGOGNA

regime

di Roberto Buonasorte

E ancora parlano di libertà - libertà d'informazione per la precisione - vergogna!

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Gianni Alemanno, nell'inchiesta nota con il nome di "mafia capitale", ha cambiato lo scenario politico non solo a Roma, dove è stata eletta Virginia Raggi, ma in tutta Italia; per mesi l'ex sindaco della capitale è stato sbattuto sulle prime pagine dei giornali e linciato in tutte le trasmissioni televisive facendolo passare per un pericoloso delinquente, addirittura per un mafioso.

Ieri l'altro invece, per bocca del procuratore aggiunto Paolo Ielo - occorre riconoscere, con grande correttezza - per Alemanno ne è stata richiesta l'archiviazione.

Ovviamente per tutta la giornata di venerdì, con un continuo scambio di telefonate e messaggi, la felicità di una comunità intera è stata davvero grande, sincera aggiungerei.

Lo stupore invece, o meglio la rabbia, è scoppiata ieri mattina leggendo i giornali, quasi tutti i giornali.

Che la notizia la facesse sparire Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio era prevedibile, scontato, ma gli altri? Stessa storia, accomunati nel nascondere la notizia che per quasi due anni ha primeggiato su tutte le testate giornalistiche e radiotelevisive.

È qualcosa che ha dell'incredibile; titoloni addirittura se Berlusconi prende una multa in questa "informazione" drogata e serva.

Lascia attoniti anche il silenzio del centrodestra, italiano e romano - garantisti a corrente alternata, verrebbe da dire - fatta eccezione per pochissimi, gli altri tutti muti, spariti, polverizzati.

Ma ora si guarda avanti.

E questa profonda ingiustizia ci farà essere ancor più determinati nell'azione politica che ci vedrà impegnati nelle prossime settimane, anzi, già dalle prossime ore.

Giovedì, alle ore 17, al teatro Manzoni di Roma (i dettagli il lettore li troverà all'interno) insieme ad altre associazioni terremo una manifestazione per dire no alla riforma Renzi-Boschi; saremo tantissimi, perché deve essere chiaro a tutti che siamo contro questa truffa e contro questo governo abusivo, con chiarezza e senza tatticismi.

Sempre questa settimana, ci sarà la prima riunione della segreteria generale del Congresso che sarà chiamata a scrivere le regole per la celebrazione del congresso nazionale del nostro partito, la Destra.

Anche su questo punto saremo inequivocabili: occorre offrire agli italiani una alternativa credibile e onesta sia alla faziosità della sinistra che all'inadeguatezza grillina, contro ogni inciucio, superando ogni veto, apprezzando invece chi della coerenza e della rettitudine morale ne ha fatto uno stile di vita.

Il tutto supportato da questo nostro giornale, che da qui ad una settimana offrirà ai lettori belle novità.

Già, il Giornale d'Italia, libero e fuori dagli schemi; politicamente scorretto e coraggioso, molto diverso dagli altri perché non è come i noti giornaloni.

È semplicemente un grande giornale.

FINITO IL BLA BLA BLA

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di Roberto Buonasorte

Dopo la catastrofe delle ultime settantadue ore - in nessuna giunta capitolina fino ad ora si erano dimessi cinque big dell’amministrazione in un solo giorno - l’inadeguata sindaca grillina ha provato a ricompattare un partito esploso in mille pezzi sospirando un flebile “diamo fastidio ai poteri forti...”. Ma senza dire chi.

Poi, a vedere bene le delibere approvate in pieno agosto - esattamente come accadeva nella peggiore prima repubblica - il caos e il muro contro muro non è solo di carattere politico; c’è ben altro, a partire dalle società partecipate fino alle nomine: un fiume di denaro da gestire insieme ad appalti, consulenze, progetti. Ed è su questo terreno che si è consumato lo scontro feroce tra la sindaca e l’ex potente assessore al Bilancio Minenna e la capa di gabinetto Raineri. Mica, chessò, con Malagò o Caltagirone.

Roma, e lo si sapeva da tempo, è una città complessa: nel suo territorio ci sono lo Stato del Vaticano, le ambasciate di tutti i Paesi del mondo, la sede del governo nazionale, la Cassazione, il Consiglio di Stato, le sedi di tutti i ministeri. A Roma insomma - non solo capitale mondiale del diritto, della cultura e del cristianesimo - per le sue caratteristiche di tipo urbanistico ed archeologico uniche al mondo,  diventa difficile per chiunque gestire, ad esempio, anche la sola rete metropolitana.

La Raggi e i grillini, anziché gettare la spugna per la figuraccia mondiale alla quale stanno sottoponendo la Città eterna, tentano di rovesciare il tavolo parlando di poteri forti.

A tal proposito, ad esempio, la sindaca continua a difendere quell'assessora, Paola Muraro - che i ben informati dicono che potrebbe da qui a qualche ora essere indagata dalla Procura di Roma - che da oltre un decennio è consulente dell’Ama (l’azienda romana dei rifiuti) e che era in stretto contatto con due veri poteri forti della capitale: il ras delle cooperative Salvatore Buzzi, e il monopolista dei rifiuti Manlio Cerroni.

Sembra abbiano perso la parola Di Battista, Di Maio e lo stesso Grillo che, sempre attivissimo sul suo blog, da due giorni non riesce a digitare neppure una sillaba da quella tastiera di cartapesta dietro la quale si nasconde per insultare il mondo intero. Ma si sa, ogni tempo ha le sue pene, e quello odierno ci ha regalato il grillismo, finta alternativa a quel renzismo arrogante e prepotente che per alcuni aspetti è addirittura più pericoloso. 

Tornando a Roma c’è un altro tema a nostro avviso centrale, che diverse Procure potrebbero approfondire se uscissero da quel torpore in cui sembrano esser cadute: in tema di autonomia, è legittimo avere sindaci eterodiretti da Grillo? E ancora, quel famoso contratto sottoscritto dalla Raggi con la Casaleggio Associati che contiene una penale di 150mila euro, non limita i poteri di un sindaco direttamente eletto dal popolo?

La verità è che i poteri forti Virginia Raggi ce li ha in casa, si è avventurata in una partita più grande di lei e ora non sa come uscirne. E tutto sulla pelle dei poveri cittadini romani.

A meno che non si decida a fare i nomi, ma anche qui potrebbe arrivare seconda, lo faranno prima di lei la magistrata milanese  che si è dimessa da capo di gabinetto, e subito dopo, forse, l’assessore ai rifiuti Paola Muraro, che tra pochissimo potrebbe essere ascoltata in Procura.

La luna di miele è già finita e la Raggi rischia di essere sfiduciata dagli stessi consiglieri comunali grillini, esattamente come accadde ad Ignazio Marino.

È il prezzo che si paga quando si vota d’istinto, ed è anche la democrazia, che consente a cinquantuno ignoranti di governare su quarantanove premi Nobel...

IL NOSTRO SOS AI LETTORI

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di Francesco Storace

Abbiamo tremato in questa settimana in cui ci siete mancati tantissimo. Il nostro appuntamento quotidiano - da cui è sempre più difficile distaccarsi - stava per venire meno definitivamente: basta una difficoltà fisica d'estate, in un momento di magra del personale già ridotto all'osso, e il nostro/vostro Giornale d'Italia va kaputt, non è sfogliabile online, è già un miracolo se i pochi redattori presenti in redazione - che ringrazio per il loro spirito militante - mandano avanti il portale.

Da stamane risiamo di nuovo qui, a raccontare l'Italia e il mondo, compresa la cialtronata di Ventotene, in cui un premier italiano tenta di passare alla storia offrendo un passaggio ai padroni dell'Europa dopo Brexit. In questa settimana non abbiamo potuto raccontare tante storie che offrono argomenti alla nostra indignazione sempre più cupa: penso ad esempio a quel bastardo lasciato in libertà da un magistrato nonostante avesse tentato di rapire una bambina in spiaggia a Ragusa.

Ecco, questo quotidiano deve andare avanti e l'allarme per le nostre sorti non è cessato. Facciamo un vanto del nostro essere una testata completamente gratuita, ma a settembre tireremo giù una riga sotto il rendiconto e già temiamo quel che rischiamo di trovare: una linea rossa che rischia di non essere valicabile.

Prendetelo come un Sos, ma abbiamo bisogno di voi. Aiutateci a raccogliere pubblicità, quella pagina a mille euro è fondamentale, ciascuno di voi conosce qualcun altro che può scegliere la nostra testata - magari una sola volta in un anno - per investire in comunicazione ad un costo davvero modico. Chi proprio non ci riesce, intensifichi il lavoro di proselitismo del giornale, condividendolo sempre di più con i propri amici su ogni social network.

Abbiamo bisogno di voi. Se non ci lasciate soli, neanche voi rimarrete orfani del nostro dialogo quotidiano attraverso la rete. Accompagneremo assieme la nascita di quella nostra, grande destra che tutti attendiamo di veder risorgere. E chissà che non sia possibile tornare a far ragionare tutti. E tutte.

ER PUZZONE

erpuzzone

di Roberto Buonasorte

"Caro Benito eri un puzzone  però le cose andavano benone". Comincia così il testo che campeggia su una mattonella nota e diffusissima: Milioni di esemplari ne sono stati venduti nel corso degli anni. Li chiamano "gadget". 
L'Italia ha una storia lunga, e non parliamo solo dei suoi 150 anni e qualche spicciolo di unità nazionale. Lo dimostra, per esempio, proprio quel concetto spirituale, morale, sociale di "romanità" che fu un baluardo ideale e non solo dell'Italia Mussoliniana, che ispirava la sua azione a Roma, alla civiltà romana. È storia nostra, proprio come Roma. 
Se vai in giro per il mondo - a l'Avana, nel Regno Unito, a Mosca, nel Principato di Monaco - trovi immortalati ovunque "il Che", la Regina Elisabetta, Lenin, Alberto II. In Francia, all'interno del Mausoleo di Les Invalides, a Parigi, c'è la tomba di Napoleone: una struttura impressionante, per celebrare l'uomo forse più noto della storia francese (poco importa se più amato o più odiato). Lì l'Imperatore dorme il sonno eterno, nella sua Francia, in quella tomba progettata dall'architetto Visconti, in porfido rosso e con la base di granito verde, dal 1861. Sei bare fanno da cornice al corpo dell'Imperatore, una dentro l'altra. Dalla più interna alla più esterna abbiamo una bara in lamiera, una in mogano, due in piombo, una in ebano e l'ultima in legno di quercia. Intorno al sarcofago c'è poi un loggiato circolare decorato con state enormi raffiguranti dodici Vittorie. Per essere precisi: nel 1840, però, già erano stati celebrati i funerali solenni a Parigi, con tutti gli onori del rango imperiale. Napoleone Bonaparte era morto nel 1821. I Francesi ci hanno messo diciannove anni appena a capire che la storia non si può cancellare. In Spagna la Valle de Los Caidos il Mausoleo di Franco accoglie i caduti di entrambi gli schieramenti della guerra civile. 
Noi, nel Bel Paese, facciamo ridere il mondo intero: dopo oltre settant'anni dall'assassinio di Benito Mussolini c'è ancora chi parla di "nostalgia", di "gadget" e cose del genere. La Romagna è nota, oltre che per le sue bellezze naturalistiche ed enogastronomiche, per essere "la terra del Duce". Ed è proprio in questo territorio che la Regione Emilia Romagna vota una risoluzione che chiede di considerare reato di apologia la vendita dei cimeli e il deputato del PD Fiano arriva a parlare di "carcere" per i trasgressori. 
Qualche dato servirà forse a comprendere di cosa stiamo parlando. Nonostante l'ostracismo, l'anacronismo di  certi atteggiamenti, l'arroganza e la prepotenza di chi pretende di raccontare la storia dal solo suo punto di vista, la "terra del Duce" fa numeri incredibili. Al Museo di Villa Carpena, che fu la dimora della famiglia Mussolini, a Forlì, arrivano circa decine di migliaia di visitatori l'anno. La Casa Natale di Dovia ne conta altrettanti. La Cripta di San Cassiano conta oltra 50mila firme l'anno. La città di Predappio accoglie quasi un milione di turisti ogni dodici mesi.
In nessuna parte del mondo si azzarderebbero a "cancellare" questi numeri. E non ci riusciranno neppure stavolta.

TSUNAMI CAIRO: IN VETTA DOPO LA SCALATA AL CORSERA

Cairo

di Roberto Buonasorte

Alla fine ce l'ha fatta, Urbano Cairo, a spodestare il tempio dell'editoria italiana.
In un mondo dove sembra non esservi più alcuna barriera che sia insuperabile, anche il Corsera passa di mano.
Si, perché esso non rappresenta soltanto il giornale per eccellenza; bensì ha incarnato da sempre la voce ufficiale della politica filogovernativa, della finanza che conta, dei salotti che, dall'economia alla cultura, hanno condizionato il nostro Paese attraverso i suoi centoquarant'anni di vita: passando indenne dalla Monarchia alla Repubblica e parteggiando anche per il Fascismo.
All'inizio il foglio era composto da solo quattro pagine, poi man mano crebbe; aumentò la tiratura e il numero delle pagine, si impreziosì di allegati, fino ai nostri giorni attraverso il web e l'online, passando per le videocassette degli anni novanta e i cd dei tempi più moderni.
Il Corriere dunque per l'informazione, almeno fino a ieri,  è stato paragonato a ciò che è la Juve per il calcio, Gianni Letta per i "poteri forti", Agnelli per l'industria, Andreotti per la politica; almeno fino a ieri...
Mai prima, infatti - nonostante i molti tentativi messi in atto nel corso dei decenni - alcuno che fosse fuori dal giro di Mediobanca era riuscito a scalare il Corsera.
Ci hanno provato in tanti: da Ricucci a Berlusconi. Ma solo lui, Urbano Cairo, partito da un paese in provincia di Alessandria, ci è riuscito.
Eppure la partita pareva impossibile, lui "l'imprenditore che pensa solo ai numeri e che non ha amici" - almeno così me lo descrivono comuni conoscenti - da una parte, e la cordata dei salotti buoni capitanata da Andrea Bonomi dall'altra.
Di qua il piemontese burbero con dietro Banca Intesa, di là il resto del mondo: da Bonomi appunto, a Della Valle fino a Mediobanca, Unipol, Pirelli.
Dopo la rivoluzione elettorale che ha travolto tutto qualche settimana fa alle elezioni amministrative, a Roma come a Torino, un altro tsunami dunque si è abbattuto sul nostro Paese; questa volta sul mondo dell'informazione.
Intendiamoci, una "rivoluzione" benefica: tutto ciò che travolge "l'Ancien Régime" per noi è salvifico, vale per la vecchia finanza speculativa che limita la sovranità popolare, come per monopolisti della cultura e della finanza che hanno affamato il nostro popolo, fino ai partiti e partitini che fanno finta di azzuffarsi in tv ma che pensano solo al superamento del piccolo sbarramento elettorale per continuare a bivaccare il Parlamento.
Se Berlusconi, uomo del fare, non è riuscito in vent'anni ad imporre una reale rivoluzione nel nostro Paese, forse all'orizzonte oggi si intravede un altro uomo, che in fondo è stato un suo "figlioccio" e che, non contento di entrare in via Solferino, un giorno potrà puntare molto più in alto.
In fondo fino ad ora ha vinto lui, nonostante i suoi avversari lo considerassero un tipo non allineato, potremmo dire poco... "urbano".