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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

...QUESTA MIA

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di Francesco Storace

Manco Lucio Dalla. Galvanizzato dal processo Ruby, Berlusconi ha deciso di ricominciare una nuova vita e si è messo in testa di federare tutti quelli che si odiano. Partita complicata, direi. Che rischia di essere scarsamente credibile agli occhi degli italiani. Il 50 per cento dei quali non vota più.

Per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?, si chiedevano i fratelli Caponi davanti a un vigile urbano.... E scrivevano "veniamo noi, con questa mia"...

Voglio dire al cavaliere - tanto prima o poi il titolo glielo dovranno restituire - che se non si affronta la partita sul piano dei contenuti, sarà difficile creare una coalizione alternativa alla sinistra. Soprattutto con quelli che con lui ci sono stati più per convenienza che per convinzione e che quando è andata storta si sono messi per conto loro. Vale per il Nuovo centrodestra e vale per Fratelli d'Italia, entrambi hanno preferito giocare in proprio. E non tocco l'argomento delle risorse economiche.

Berlusconi sa che in Italia ci sono milioni di uomini e donne di destra, orfani di un'area di riferimento. Moltissimi di loro non si recano alle urne e fanno crescere quell'impressionante percentuale di astenuti che si avvicina sempre di più alla metà del corpo elettorale. Vanno ricondotti alla base con messaggi affascinanti: non e' sufficiente una semplice riaggregazione.

Bisogna parlare con chiarezza e lungimiranza. E coerenza. Credo che se al tavolo delle riforme, ad esempio, si legasse la svolta presidenzialista - ora e non quando pretendono Renzi e la Boschi, alle calende greche - sarebbe uno straordinario segnale dal punto di vista istituzionale.

Se si mettessero in discussione l'assetto europeo e le conseguenti scelte politiche, immagino che molti elettori di destra apprezzerebbero. Il messaggio della sovranità nazionale va costruito con proposte concrete e certo non possiamo aumentare a dismisura le nostre tasse per far contenta l'eurocrazia che pretende di dettare legge ai nostri popoli.

Sul lavoro, rilanciare la grande battaglia sulla partecipazione. Chiudere la stagione di Mare nostrum sull'immigrazione. Evitare scivoloni etici quando si parla di famiglia e bambini: rispetto per le persone, ma non a scapito dei valori che hanno caratterizzato le nostre vite.

E poi, chiarezza sul rapporto col governo Renzi. E' vero che sotto sotto riaffiora la volontà di rimettersi a governare con la sinistra? Sarebbe il colpo di piccone definitivo alla ricostruzione di un'alleanza di centrodestra. E' bene che Berlusconi lo comprenda una volta per tutte.

E comunque c'è tempo per decidere il da farsi attorno al partito-pilastro della coalizione berlusconiana. A ferragosto si fanno i bagni e non la rivoluzione.

IL BULLO CHE STA A PALAZZO CHIGI

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di Francesco Storace

Il bullismo non si addice a chi e' impegnato nella difficilissima azione di governo. E Matteo Renzi rischia di uscire squartato dal complicato gioco che ha messo in piedi per restare al potere.

Tanti sorrisi col 40 per cento a ottanta euro, adesso il premier mostra la sua insofferenza verso chiunque osi sbarrargli la strada o ne sia semplicemente sospettato. Ma non ha il diritto di lamentarsene. Se undici milioni di italiani, nel momento di sua massima visibilità, gli hanno detto di si' ce ne sono almeno quattro volte tanti che gli hanno voltato le spalle. E se è vero che di questi tempi conta la maggioranza relativa - ovvero la minoranza che schiera più truppe degli altri - e' altrettanto indubitabile che l'incantesimo può cessare da un momento all'altro. Con un tonfo che magari e' difficile da prevedere nei tempi.

Certo è che Renzi fa di tutto per crearsi nemici. Inutilmente.

Nel dibattito interno al Pd frusta i dissidenti con una violenza di argomenti che pare irrefrenabile. E' arrivato addirittura ad apostrofare i frondisti di casa sua come una sottospecie di mariuoli che pensano solo alle indennità parlamentari. Sarebbe credibile, il premier, se non avesse escogitato l'immunità parlamentare per i prossimi inquilini di palazzo Madama a provenienza regionale. E' ovvio che i compagni che resistono gli abbiano scatenato contro una gragnuola di emendamenti sulle sue riforme.

Fa il bullo, Renzi, anche con quelli con cui il Pd ha fatto la campagna elettorale delle politiche. Ha soffiato pezzi da novanta al partito di Vendola e il governatore pugliese gli ha reso pan per focaccia, depositando seimila emendamenti. Fronda al quadrato, potremmo dire. Ad arroganza corrisponde reazione.

Ma il massimo della tracotanza e' il bullismo in salsa continentale. Non abbiamo alcun motivo di simpatia verso Enrico Letta, ma non c'è dubbio che la presidenza del Consiglio europeo sia infinitamente più appetibile dell'inutile ministero degli Esteri dell'Ue. Ma Renzi si incaponisce sulla Mogherini perché è a Matteo che bisogna obbedire punto e basta. Cioè, l'Italia conti pure meno di zero ma l'importante è che sia il premier a decidere chi ci rappresenta. E poco importa se c'è un altro italiano che potrebbe confidare su vasti consensi e per una postazione ben più importante.

Bullo e partitocrate. Non si sopporta. #Matteostaisereno.

AMMUTOLITI

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di Roberto Buonasorte

Ancora una volta nel nostro Paese - nel bene o nel male - sarà una sentenza a cambiare il percorso della politica, delle riforme, degli assetti futuri.

Le fortune alterne del nostro schieramento sono sempre state legate al tasso d'armonia esistente nel suo interno. Infatti ci sono stati sempre problemi quando si è perso e grandi fortune quando si è vinto.

Nel 2010, per buttare giù un governo che aveva numeri mai visti prima, c'è voluta la "terza guerra mondiale": dalla finanza internazionale ai poteri forti; dai siluri interni alla maggioranza (in testa a tutti Italo Bocchino telecomandato da Gianfranco Fini), fino al vero massacro giudiziario nei confronti di Berlusconi che ha visto il massimo splendore della macchina del fango proprio con l'avvio del "processo Ruby".

Oggi, a distanza di anni, l'assoluzione.

La nostra comunità conosce bene come si vive in casi come questi.

Storace ebbe stessa sorte con Laziogate: sette anni di fango, elezioni regionali perse e dimissioni da ministro. Poi l'assoluzione...

Nessuno ti restituisce la carriera, ma la dignità si, nonostante - spesso - la solidarietà più sincera non ti arriva da coloro che dovrebbero esserti più vicini...

Oggi la discussione, intorno ai problemi dell'economia così come a quello che c'è intorno al processo riformatore, dovrebbe essere più pacata, e di ciò trarrà giovamento l'Italia.

Ci vorrebbe però un po' più di umiltà.

Ci vorrebbe, meglio ancora, un po' di responsabilità.

Quella che dovrebbe derivare dalla consapevolezza di essere un popolo. Quella che altri Paesi dimostrano quando a cadere nel fango sono i loro leader.

Un esempio per tutti, il caso Sarkozy recentemente scoppiato in Francia.

L'ex presidente si è trovato invischiato in una faccenda scomoda e subito un muro di scudi si è levato intorno ad un uomo che, la si pensi come si vuole, ha rappresentato in un determinato momento storico e sociale una Nazione. "È sempre un ex capo di Stato, merita rispetto": questo si leggeva sui giornali che riportavano le reazioni francesi all'accaduto.

In Italia accade l'esatto contrario, non si esita a girare il coltello nella piaga, a schiacciare chi nel fango ci è caduto, ciò che conta non è l'interesse nazionale, ciò che conta è sempre e solo il "campanile". Responsabilità, dunque.

È la grande assente nella storia recente di questo popolo.

Oggi che una sentenza pone fine ad anni di fango, viene da sorridere ripensando a ciò che scriveva Il Fatto Quotidiano il giorno prima che i giudici si esprimessero. Era scontata la condanna, a leggere le righe che Marco Tavaglio dedicava alla vicenda. E invece, poi, la sorpresa. Certo, nessuno restituisce all'Italia ciò che nel frattempo ha perduto: un governo stabile, quella prospettiva di ripresa che poteva esserci. Manca la controprova, certo. In compenso, la prova che le cose sono andate sempre peggio ce l'abbiamo.

Comunque, l'auspicio di una ritrovata serenità nazionale è legittimo e questa sentenza può essere l'inizio di una nuova storia per il nostro Paese. Può esserlo, proprio perché quando iniziò tutto questo, qualcuno disse che questa vicenda pesava molto.

E se pesava allora, vuol dire che pesa anche oggi. Se pesava il fatto che Silvio Berlusconi fosse al centro di una bufera giudiziaria, peserà altrettanto, oggi, la sua assoluzione, visto che "il fatto non sussiste".

È però incredibile il silenzio delle quattro alte cariche dello Stato: Napolitano, Grasso, Boldrini e Renzi. Il premier tace, il Capo dello Stato non si esprime, i presidenti di Camera e Senato forse sono troppo impegnati sui rispettivi alti scranni per fornire una dichiarazione in merito.

Incredibilmente ammutoliti, esattamente come sono rimasti quasi tutti i compagni, che da veri comunisti si sono rivelati per quello che sono, tutti uguali, tutti allineati.

IL DANNO

BerlusgodePrima

di Francesco Storace

Berlusconi deve aver provato una gioia enorme. Ribaltare una sentenza di condanna ricevuta in primo grado nell'assoluzione sortita dal giudizio d'appello, e' una soddisfazione difficile da raccontare. Accadde anche a me con il Laziogate e comprendo bene quali emozioni passano per la testa. Scorrono le immagini di anni compromessi dalla magistratura, entrata a gamba tesa nel conflitto politico. E, nel caso del leader del centrodestra, con conseguenze devastanti per la nazione. Per la sua sovranità.

Il processo Ruby determino' l'inizio della stagione che porto' alla caduta del governo Berlusconi che si era insediato trionfalmente alle elezioni del 2008. Andò a casa un esecutivo voluto dal popolo, comincio' la saga dei governi che ignoravano la volontà popolare: uno dopo l'altro, Monti, Letta, Renzi.

Il tema di oggi, dopo la giustizia ristabilita dalla Corte d'appello di Milano e' chi risarcisce l'Italia a cui è stato fatto un danno enorme. Il pm Boccassini, con la sua indagine, ha perso e clamorosamente in appello assieme ai giudici del primo grado. Ora non succederà nulla a chi ha sbagliato e gravemente nel giudicare condotte personali, attraverso le quali si è minato gravemente il percorso democratico del nostro Paese? Quanto e' costata questa commedia?

L'assalto al governo Berlusconi parti' proprio dal caso Ruby e culminò con le risatine di Sarkozy e della Merkel. Adesso è Silvio a ridere e farebbe bene il presidente della Repubblica, Napolitano, a chiudere la stagione dell'odio politico-giudiziario con un gesto motu proprio di concessione della grazia per restituire al suo popolo il leader di vent'anni di storia patria.

Ora tutti quelli che dicono di stare di qua esultano. E perfino chi sta anche di la'. Noi che ci siamo riavvicinati a Berlusconi nel momento peggiore della sua vita politica, siamo felici sinceramente proprio per essere passati attraverso identici percorsi giudiziari. E ce ne sono ancora altri da scansare.

Ma deve venire, ora e finalmente liberi dall'incubo, il momento della discussione serena e utile per il centrodestra. Berlusconi e' circondato dai collaboratori che sceglie ed ognuno è libero di fidarsi di chi vuole. Non può pensare che tutti dobbiamo avere il suo stesso giudizio sulle persone. Anche perché una sentenza bellissima non costruisce una politica. Ricostruisce una credibilità agli occhi di tutti e non e' certo poco. Ma per tornare a vincere c'è bisogno di passione e di entusiasmo. Ed e' con Berlusconi e non altri che bisogna parlarne.

Altrimenti amici - veri - come prima e ciascuno per la sua strada.

Da oggi in avanti, il centrodestra può avviare di nuovo la riscossa. Sta a Berlusconi, più forte di prima, proporre il cammino nuovo. Ma non ci si può più permettere di ignorare il consenso - decisivo e prioritario - che occorre cercare tra milioni di italiani e italiane che aspettano di poter tornare a sperare. Ora, Silvio, e' il momento di spiegare a tutti che cosa hai in mente. Altrimenti toccherà litigare. Anche se resterò enormemente contento per quanto e' accaduto oggi. Magari, qualcun altro fingerà di esserlo.

UN CONGRESSO

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di Francesco Storace

E' un processo, ma ormai somiglia a un congresso. Oggi, dalla Corte d'appello di Milano, conosceremo la sentenza di secondo grado del fantastico processo Ruby che riguarda Silvio Berlusconi. E' tutto molto surreale, con un reato di concussione in cui non c'è vittima ne' utilità, e con un reato di prostituzione in cui chi avrebbe fatto sesso nega di averlo fatto. Eppure, in primo grado il cavaliere si è beccato una condanna a sette anni. Persino la Boccassini si era accontentata di sei nella richiesta dell'accusa in tribunale.

In un paese serio, l'imputato sarebbe assolto. In Italia la giustizia e' fatta in modo strano e c'è il rischio concreto di un bis in appello, magari mitigato nella pena, tanto per far vedere che non c'è accanimento....

Ma vuoi o non vuoi, sarà una sentenza che farà politica. Come in un congresso, si vince o si perde, il destino di un grande leader viene deciso dalla magistratura e non dal popolo sovrano.

Da oggi, se come gli auguriamo Silvio Berlusconi sarà assolto, sarà più potente in Forza Italia e nel centrodestra, ma non dovrà sciupare l'occasione: comunque si dovrà far carico di proporre all'Italia una strada per il futuro da far consacrare dal voto popolare. Non credo basti una semplice indicazione: e' il tempo di chiamare un popolo che nel nome di Berlusconi ha combattuto una straordinaria battaglia di libertà politica, economica, culturale, ad essere protagonista di una scelta che potrà essere entusiasmante solo se condivisa.

Ma lo scenario peggiore sarà quello legato ad una condanna che confermi o modifichi solo in parte - in qualunque parte - il pesante giudizio di primo grado. Si scatenerà di tutto e ben pochi saranno disposti ad immolarsi dopo l'emozione e la solidarietà delle prime ore.

Vincerà la sfida finale chi la giocherà con più intelligenza, rifiutando il teorema che vuole una coalizione intera compartecipe di un romanzo criminale. Bisognerà rimettere insieme i cocci, rinunciando ai rancori che ancora - incredibilmente - emergono con inquietante persistenza e una intollerabile vocazione all'autolesionismo.

Noi abbiamo dato molto all'alleanza. E abbiamo dato moltissimo ad una speranza di destra. Non siamo stati ricambiati molto affettuosamente dal nostro popolo alle scorse elezioni politiche, ma pochi possono cantare vittoria.

Devono tornare rispetto e umiltà. Soprattutto se i giudici dovessero sottrarre al proscenio politico il leader che lo ha dominato per vent'anni. Ma anche nel caso di decisione favorevole della magistratura, muta poco il contesto. Ritroveremmo un protagonista, ma saremmo ancora a caccia del futuro. E non possiamo permetterci di aspettare di nuovo altro tempo.

E' a destra che bisogna prendere l'iniziativa. Se siamo costretti a ripeterlo per l'ennesima volta viene il dubbio che ci si accontenti del poco che si ha. Invece, potrebbe esserci molto di più.