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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

IL MIGLIORE

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di Francesco Storace

Ha santi in Paradiso. Ormai è evidente che per Nicola Zingaretti la vita sarà sempre più tranquilla, nessuno lo infastidirà, ci sono patti che lo mantengono tranquillamente al suo posto. Non gli faranno domande a palazzo di giustizia.

Alla lettura dei giornali di ieri siamo saltati dalla sedia. Non è stato Buzzi, e nemmeno uno dei tristi protagonisti di Mafia capitale a fare il suo nome, ma un membro - indagato - del governo Renzi. Il sottosegretario Castiglione, dopo che gli è stato recapitato quello che in maniera molto comica ha definito un avviso di garanzia "provvisorio" - e meno male che fa parte della formazione politica del ministro dell'interno ed ex ministro della giustizia Alfano - tenta di svincolarsi dall'accusa di turbativa d'asta per i traffici attorno al Cara di Mineo. Li regolava Luca Odevaine, un tempo vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni; e poi addirittura capo della polizia provinciale di Zingaretti. Ad un certo punto della sua carriera - su cui ripensa oggi dalla cella del carcere dove è recluso per mafia capitale - Odevaine arriva alla corte di Castiglione. Che lo definisce così al Fatto quotidiano: “Odevaine era Maradona per me. Un grande tecnico, competente, affidabile, sicuro di sé. Me lo consigliò Zingaretti, all’epoca mio collega presidente di Provincia. Gli chiesi il migliore dei loro. Mi disse: il migliore dei nostri si chiama Odevaine”. E il peggiore dei vostri chi è, presidente Zingaretti?

Il governatore lo deve spiegare, stiamo parlando di mafia. E se si parla di mafia ogni parola va soppesata, analizzata, valutata, soprattutto se viene da un grosso calibro delle istituzioni. Quali meriti vantava Odevaine per essere appellato come il migliore degli uomini di Zingaretti, "i nostri"? Di Odevaine ormai si conosce la grande dimestichezza col denaro, soprattutto pubblico, proveniente dalle nostre tasche. Ne ha parlato anche un altro malfattore della sinistra cooperativistica,Salvatore Buzzi, che non sappiamo in quale posizione di classifica sia collocato da Zingaretti.

Visto che i magistrati non glielo chiedono - cosi come non gli chiedono se sapesse nulla della manovra sulla gara Cup di cui accusano il suo più recente capo di gabinetto, Venafro - siamo noi a reclamare il conto di queste conoscenze al governatore del Lazio. Anche con l'interrogazione a risposta immediata - il question time - a cui dovrà rispondere in aula e che abbiamo depositato ieri in consiglio regionale.

Fino a ieri per la sinistra il Migliore si chiamava Palmiro Togliatti. Tolti i quadri impolverati dalle pareti, si limitano a Odevaine. E oggi Zingaretti ha persino la faccia tosta di partecipare alla buffonata organizzata dal Pd di Roma per dire di essere contro la mafia.

Voi? Con quelle facce? Quelli per i quali Buzzi spendeva soldi e orientava voti?

Tanto, dovrete tornare prima o poi in consiglio regionale, dopo esserne scappati una notte d'agosto. E li' non troverete i compagnucci pronti ad abboccare alle sceneggiate antimafia. Non vi daremo tregua.

ZINGARETTI SFOTTE CON I GUANTI

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di Francesco Storace

Il potere gli ha dato alla testa. Solo così si spiega l'atteggiamento tracotante di Nicola Zingaretti, che non ha ancora capito che sarà lui a farsi male pensando di poter sfottere impunemente l'opposizione e la pubblica opinione.

Prima della fuga in una notte d'inizio agosto della maggioranza dalla Pisana, esplose il caso Longo, la direttrice della centrale acquisti della regione - ovvero il luogo in cui si assegnano remunerative gare d'appalto - che, indagata nell'ambito dell’inchiesta sull'allora capo di gabinetto di Zingaretti, Venafro, e sugli appetiti di Mafia capitale attorno alla gara Cup da 60 milioni di euro, perse la testa e mi scrisse una lettera di minacce. Denunciai il fatto prima in consiglio regionale, poi alla Procura della Repubblica; l'assessore Ciminiello, su delega del governatore, si espose nella seduta del 30 luglio, annunciando lo spostamento della dirigente: "Alla richiesta  del presidente Storace di allontanare la  dottoressa Longo dall’attuale incarico di Direttrice della Centrale Acquisti, comunico che il giorno 24 luglio aveva avanzato la richiesta di essere spostata ad altro incarico. Abbiamo accettato questa richiesta e ora sono in atto tutte le procedure per effettuare il cambiamento nei tempi più rapidi previsti dalla legge. Desidero intanto esprimere veramente tutta la solidarietà al presidente Storace”.

Cioè: la finzione prevedeva la solidarietà nei miei confronti e il rapido allontanamento della dirigente dal settore appalti. Una presa in giro. Una gara partita il 24 aprile per la bellezza di quasi 16 milioni di euro per l'acquisto di guanti monouso da destinare alle aziende sanitarie - il giorno prima era partita l'inchiesta in commissione bilancio sugli appalti regionali, con la Longo accompagnata dal gendarme di fiducia, il segretario generale della regione Andrea Tardiola - ha avuto il suo momento topico in pieno agosto, come mi ha fatto notare il capogruppo di Forza Italia alla Pisana, Antonello Aurigemma. il 13, mentre il sindaco Marino partiva per i Caraibi, alla regione si lavorava di gran lena per sorteggiare i membri della commissione aggiudicatrice della gara, due effettivi e due supplenti, più il presidente. La Longo, scottata dall'inchiesta Cup, aveva preparato i "criteri": la scelta del presidente della commissione delegata alla direzione sanita'; gli altri membri su proposta dei direttori generali delle aziende sanitarie, con curriculum da sorteggiare. Appunto il 13 agosto.

Risultato, tra i membri designati - anche se in posizione supplente - il nominativo indicato in data 23 luglio dal direttore generale del Sant'Andrea, Egisto Bianconi. Arrestato sette giorni dopo per il racket del caro estinto. Poi, il 20 agosto, la nomina della commissione aggiudicatrice, ovviamente a firma Longo, che nel frattempo non è stata "rapidamente" sostituita e si è ben guardata dall'eccepire alcunche' sulla designazione pervenuta dal Sant'Andrea. La valutazione sull'opportunità affidata alle estrazioni dei nomi....

Con la parola trasparenza Zingaretti si sciacqua la bocca.

DESTRA CAPITALE

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di Francesco Storace

Tutti vogliono vincere a Roma. Il che è anche comprensibile.

È inevitabile l'uscita di scena di Ignazio Marino e la convocazione di elezioni amministrative a primavera. La resistenza può durare al massimo fino al 5 novembre, poi i primi interrogatori al processo mafia capitale daranno il colpo di grazia a chi intascava quattrini da Buzzi, leciti che fossero o meno (e nei panni dello stesso Zingaretti sarei più umile e meno spocchioso). Dunque, ci si comincia a posizionare.

A sinistra caos totale, cinque stelle col vento in poppa, non si capisce che vuole fare il centrodestra. Per ora c'è un astro di nome Alfio Marchini, che nel 2013 si candido' contro tutti. Nato a sinistra, nel centrodestra lo propongono come candidato di questa parte del campo. Lui, però, fa un po' lo schizzinoso, e in fondo fa anche bene. Uomo di fascino e soldi, può permettersi di campare del suo. Però lo faccia fino in fondo. Se vuole giocare una competizione contro i vecchi partiti che hanno malgovernato la città, non deve discutere con i loro padrini locali. Quando leggo certe dichiarazioni, persino di chi oggi sta con Ncd e ieri batteva i pugni sul tavolo con Alemanno, mi chiedo se non si stia scherzando.

Parliamoci chiaro: anche a me piacerebbe battere la sinistra. Ma non a tutti i costi. O almeno, non col mio votarello.

Del resto, anche nel 2008 il centrodestra vinse senza La Destra, la nostra orgogliosa, pulita, trasparente destra: si è visto come è andata, quale prezzo si è pagato. Fate pure da soli, se volete. Ma stavolta sarà difficile ingannare i romani.

Invece bisogna ragionare seriamente: se anche Marchini sposa una opzione programmatica convincente un passaggio comunque obbligato sarà quello delle primarie. Dopo Mafia capitale, mai come in questa momento sara' la partecipazione popolare il fattore che farà vincere la proposta migliore. E se anche contro la sinistra fosse solo uno il candidato da far correre, comunque questi avrà bisogno del massimo di mobilitazione.

Poi, tutto il resto. Che significa anzitutto lotta alla povertà che distrugge le nostre famiglie, il problema principale che riguarda soprattutto chi cerca lavoro, chi l'ha perso, chi non l'ha mai avuto.

A destra, se ci saranno le primarie - e a maggior ragione se saranno negate - bisognerà interrogarsi sulla delega del governo a chi di destra non è, e se lasciare completamente libero il campo. Da una parte il riscatto della città, dall'altra la volontà di ricostruire un onore calpestato dagli scandali. Non tutto è vero nell'inchiesta, ma molto e' compromesso. A sinistra scaricano facendo spallucce; di qua l'orgoglio e' troppo forte per accettare il buio.

Se non dovesse esserci un candidato di diretta espressione del nostro mondo, questo non significa che si potrà accettare l'esclusione della rappresentanza delle nostre idee. A Roma - se lo mettano bene in testa tutti - la comunità di destra c'è ed intende continuare ad esserci. Se non ci si rispetta, saremo capaci di farci rispettare da soli.

CIRCONDATO

RenziGate

di Roberto Buonasorte

In qualsiasi Paese d'Europa, se un politico si facesse assumere nell'azienda di famiglia sapendo di scaricare un minuto dopo sui cittadini, diventando Presidente di provincia, stipendio e contributi, verrebbe linciato.

Sempre nella civilissima Europa, un uomo delle Forze dell'ordine che serve le Istituzioni, dovrebbe essere un esempio. Tanto più se è uno che durante la sua carriera ha arrestato Totò Riina.

Ecco, nell'Italia di Renzi, accade esattamente il contrario, Matteo rimane a Palazzo Chigi, e al capitano Ultimo gli tolgono i poteri operativi all'interno del NOE dei Carabinieri.

Da qualche tempo però, il "giglio magico" sembra perdere qualche colpo.

Si indaga su quei quattro milioni di euro raccolti per finanziare l'ascesa di Renzi a Palazzo Chigi da parte della Fondazione Open, nel cui CdA siedono la Boschi, Lotti e Carrai.

Carrai, proprio quello che dava l'attico gratis a Renzi mentre Matteo lo metteva ai vertici prima di "Firenze Parcheggi" e poi a capo degli aeroporti.

Anche per Luca Lotti iniziano i guai; presentò il Generale Adinolfi al sindaco Renzi, e da lì, si dice, inizia una grande amicizia, resa nota da quelle intercettazioni pubblicate sul Fatto Quotidiano e che probabilmente sono la causa della "punizione" inflitta a Ultimo.

Certo Renzi, con la capacità di comunicare e con la complicità dei giornaloni e televisioni che servilmente ogni giorno ne diffondono il verbo, probabilmente riuscirà anche in questo caso a nascondere la polvere sotto il tappeto.

Come a metà di giugno, quando la sinistra venne sconfitta in Liguria e a Venezia e quasi nessuno sembra ricordarsene, Renzi ha coperto tutto con la propaganda dei famosi 100.000 precari da assumere nella pubblica istruzione.

Ci sta riuscendo anche in questi giorni: tra il finto commissariamento di Roma e le nuove false promesse su tasse e assunzioni, sta coprendo quelli che sono i dati reali su un'economia che sta morendo.

Hai voglia a diffondere i numeri fasulli su un incremento dei mutui sulla casa a +82% , quando poi si scopre che non sono relativi a nuovi acquisti ma alla rinegoziazione di quelli vecchi, perché la gente non ce la fa più a pagare la rata...

Ma i nodi verranno al pettine, e non solo quelli economici, ma anche quelli giudiziari.

Tra giornalisti coraggiosi, servitori dello Stato, imprenditori liberi, magistrati seri, minoranze politiche che non intendono mollare, Renzi sembra davvero circondato.

Il centrodestra dal canto suo non deve fare prigionieri, nessun tipo di inciucio o salvagente per gli spregiudicati del clan Renzi. Si butti giù un governo illegittimo senza pietà.

Immaginiamo se al posto di Renzi ci fossimo stati noi. Tra Rai3 e Repubblica, Magistratura Democratica e sindacati, girotondini e associazione partigiani, registi, scultori, saggisti e chi più ne ha più ne metta, cosa avrebbero combinato.

Ecco, lasciamo Renzi nelle mani di Verdini e Alfano, torniamo ad indossare i panni dei combattenti e cerchiamo di buttar giù questo governo di arroganti.

Sempre che non ci riesca prima qualche bravo magistrato...

FERMATI ALFIO ROMA NON LI VUOLE

Alfio

di Francesco Storace

Lungi da me qualunque cedimento al pregiudizio nei confronti di Alfio Marchini. Recentemente siamo stati a scambiare quattro chiacchiere sulla sua ipotesi di candidatura a sindaco di Roma, un'ora e un quarto di conversazione assolutamente interessante.

Ma alle parole devono seguire i fatti. Non c'è dubbio che l'idea di andare oltre le casematte dei vecchi partiti che hanno infangato Roma e il suo onore ha un fondamento. Però c'è da chiarire il progetto complessivo per la città. E sul piano programmatico va cercata una convergenza che si misuri sulla qualità delle idee.

Nel frattempo, accadono cose che lasciano perplessi, stupefatti, a bocca aperta.

Se il centrodestra romano - quello che, lo si è capito poi il motivo, ha tenuto La Destra fuori dalla stanza dei bottoni in Campidoglio - ha già incoronato Alfio è bene dirlo con chiarezza. Noi, che uno o due votarelli a Roma li abbiamo, non poniamo veti in una battaglia di alternativa alla sinistra e a quel Pd ipocrita che in Mafia capitale c'è stato immerso fino al collo.

Quello stesso Pd che ha edificato un sistema di potere marcio attorno a Marino e Zingaretti, arriva ad inscenare una manifestazione per la legalità -  a che titolo?... - a piazza Don Bosco, mercoledì prossimo.

Marchini ha annunciato - cosi si è capito - la sua presenza alla sceneggiata messa in piedi per battere le manine a Ignazio Marino, di ritorno dalla missione in perizoma ai Caraibi. Alfio è libero di fare quel che crede; anche noi però. E una presenza alla manifestazione farisea del Pd - senza bandiere perché bastano le facce - segnerebbe una presa di distanza netta da chi con quel partito non ha alcun motivo per manifestare insieme. Soprattutto se a concionare c'è il sindaco della destra nelle fogne...

Ci rifletta, Marchini, se davvero intende partecipare a quell'oscena finzione. A Roma c'è un popolo che non ne può più dell'inganno.

Il centrodestra farebbe meglio, dal canto suo, a riflettere e a cercare in casa una candidatura pulita a cui affidare la riscossa. Magari, col vaglio delle primarie. Anche Marchini, se sceglie però questa strada. Piazza Don Bosco è dalla parte opposta.