L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

E ADESSO TOLLERANZA ZERO

camporom

Non se ne può più. Non abbiamo più pace, spuntano ovunque e non sappiamo come campano. Da giovani li chiamavamo zingari, ora fa più chic chiamarli nomadi, ma la sostanza e' la stessa. La convivenza civile e' minata da chi è dedito per cultura all'illegalita' e occorre attivare misure immediate per contrastare la propensione a delinquere. Tolleranza zero.

Ieri mattina alla regione Lazio, su iniziativa di Fabrizio Santori che l'ha redatta materialmente, forte anche della sua esperienza come presidente della commissione sicurezza del Campidoglio, il gruppo de La Destra alla Pisana ha presentata una proposta di legge che fissa paletti ben precisi.

Anzitutto, stop ai soggiorni irregolari, non devono esistere più insediamenti abusivi, sia in aree pubbliche che private, che vanno sgomberate e risanate per restituire al territorio.

Pretendere il rispetto delle norme europee (da Bruxelles non arrivano solo richieste di tasse...) che impongono, anche per i cittadini comunitari, che ci siano soldi sufficienti in tasca per stazionare in un paese diverso dal proprio. Se non hai i requisiti economici per stare da noi, te ne vai, questa deve essere la filosofia di un paese che vuole garantirsi il minimo vitale di condizioni di sicurezza.

Nella proposta di legge - che illustriamo all'interno del Giornale d'Italia - prevediamo strutture di transito su iniziativa dei comuni, in modo da verificare entro un massimo di novanta giorni, se persistono le condizioni poste come requisito dall'Unione europea per la permanenza in Italia.

Del resto, la presenza di popolazioni di etnia nomade nella Regione Lazio ha assunto da tempo il carattere dell’emergenza, dovuto prevalentemente al fenomeno degli insediamenti abusivi massicciamente presenti in diversi Comuni laziali ed in particolar modo sul territorio di Roma Capitale. Da qui, l'esigenza di stroncare ogni forma di tolleranza verso situazioni che riducono i quartieri in condizioni di vero e proprio degrado. E' in sostanza giunto il tempo di mettere insieme e finalmente diritti e doveri, e' inaccettabile qualunque forma di lassismo compiacente. Un cittadino comunitario ha diritto di stare da noi a determinate e chiare condizioni: se svolga un’attività lavorativa autonoma o dipendente, o disponga per se stessi e per i propri familiari di risorse economiche sufficienti per non diventare un onere a carico dell’assistenza sociale dello Stato durante il periodo di soggiorno e di un’assicurazione sanitaria, o sia iscritto presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguirvi un corso di studi o di formazione professionale.

Altro non e' previsto. Altro non si puo' piu' consentire.


Francesco Storace

ALMIRANTE,UN ESEMPIO CHE NON MUORE

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Domani, 22 maggio, saranno venticinque anni che piangiamo la scomparsa di Giorgio Almirante. E il nostro giornale dedichera’ ampio spazio al ricordo del piu’ grande leader della destra italiana. Lo ricorderemo con la famiglia alle 19,30 presso la chiesa degli Artisti, nella “sua” piazza del Popolo. Per lui ci saremmo fatti ammazzare; e parecchi nostri giovani furono assassinati per militare nel partito che guidava, il Msi. Con Almirante, il 21 maggio, se ne ando’ Pino Romualdi. Al funerale li salutammo insieme, in una piazza Navona che straboccava di folla arrivata a Roma da tutta Italia. Fu l’ultima piazza riempita da Almirante.

25 anni paiono un tempo enorme; eppure, chi ha amato Almirante ricorda i suoi comizi come se fosse ieri; su youtube ce n’e’ un’intera galleria; sulla rete, migliaia e migliaia di profili personali recano la sua fotografia come immagine personale. Oggi, lo celebra persino chi ne contrasto’ le idee in vita. Ed e’ incredibile quella sorte che lego’ Romualdi al destino di Giorgio. Anche Pino era un grande uomo politico, me lo ritrovai pure come direttore del Secolo d’Italia, ma non riusci’ mai a superare la seconda posizione. Persino nell’ora del trapasso…

Almirante, dunque. Non credo che ci siano molti uomini politici scomparsi da tanti anni e ricordati con la stessa intensita’ d’affetto. Ad esempio, Enrico Berlinguer, scomparso nel 1984: chi ne parla piu’? Eppure, anch’egli fu un leader amato dal suo popolo. Larga parte del merito del ricordo attuale di Almirante e’ probabilmente dovuto a vari fattori. Da una parte, l’assenza di ricambio nelle file della destra italiana, che ha la caratteristica di una straordinaria longevita’ delle sue leadership (lo stesso Fini ne e’ stato al timone per decenni); e poi, Assunta. E’ grazie alla vedova che dal 1988 ad oggi in ogni angolo della penisola e’ stata resa viva la memoria incancellabile di Giorgio. E vederla cosi’ attiva ogni giorno rende davvero fortissimi i battiti del cuore di ciascuno di noi. E’ questa donna straordinaria l’artefice del miracolo della presenza del leader piu’ grande che abbiamo avuto nel secondo dopoguerra.

Di Almirante resta la grande fede nel popolo e nella Nazione italiana, la battaglia per il presidenzialismo, la volonta’ di sottrarre alla sinistra la sfida sociale. Il suo insegnamento lo porteremo avanti per tutta la vita. Egli ci insegno’ a vivere onestamente la politica e non saremo mai disponibili a tradirne gli ideali.

                         Francesco Storace

AVANTI A DESTRA, SENZA EGOISMI

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di Roberto Buonasorte

Tutti noi che veniamo dall'esperienza politica di Alleanza nazionale stiamo soffrendo tremendamente.
Soffriamo nel vedere tramontate le battaglie che una volta entusiasmavano generazioni intere. Soffriamo nel constatare che da quasi centocinquanta  -  tanti erano quelli di An -  i parlamentari riconducibili a quella esperienza si siano ridotti a poco più di una dozzina. Siamo rimasti increduli di fronte alla mancanza di coraggio nel tentare di reagire, di ripartire.
Anche l'esperienza politica nostra, de La Destra, sembra non aver accolto il favore degli elettori, lo stesso destino è toccato a Fini, e poi a Fratelli d'Italia.
In buona sostanza la storia ci ha insegnato che ogni volta che si è tentato di costruire qualcosa a destra, del  MSI prima,   di Alleanza nazionale poi, l'esperimento è fallito; quando, invece, si è compresa la necessità di un progetto includente, anziché escludente, si sono avute grandi vittorie. Basta ricordare la nascita della Destra Nazionale nel '72 o di An nel 1995.
Oggi, se non vogliamo morire democristiani,  dobbiamo capirlo tutti, abbiamo il dovere di riflettere con serenità, e  qualcosa, per fortuna,   inizia a muoversi.
Da Palermo ad esempio, per la prima volta dopo la confluenza di An nel PdL, vi è stata un’importante iniziativa organizzata da Domenico Nania. Si  sono ritrovati per discutere di futuro della destra, Storace e Menia, poi Viespoli, Salvatore Tatarella, Adolfo Urso, Gennaro Malgieri…
Uomini e donne dalle sensibilità diverse, alcuni provenienti del vasto mondo della cultura, spesso con alle spalle esperienze e formazioni culturali non sempre in sintonia, ma tutti uniti nella convinzione che stare divisi e sparsi non ha più alcun senso.
Ecco, da Palermo sembra che qualcosa per riaggregare questo nostro mondo possa davvero realizzarsi.
Dispiace, e non poco, l'attendismo di La Russa e Meloni; sono usciti dal PdL perché non gli davano i seggi che volevano, ma un minuto dopo ci si sono rialleati, non tanto per convinzione quanto per convenienza,  per aggirare cioè il doppio sbarramento.
Credono di essere autosufficienti ma sbagliano, pensano che avere nove Deputati e neppure un Senatore   sia un grande traguardo invece - e lo diciamo con amarezza - appaiono  assolutamente marginali nel dibattito politico italiano.
La destra che verrà dovrà avere un altro stile, un comportamento esemplare che faccia comprendere a tutti che vengono prima valori e contenuti, solo dopo gloria e responsabilità di gestione.
Promuoveremo  tanti incontri in giro per l'Italia tesi a favorire la riaggregazione del nostro mondo, lo faremo anche grazie al Giornale d'Italia che potrá essere lo strumento ideale per avviare un dibattito ampio e serio, un dibattito che faccia ritornare l'entusiasmo perduto, dove si possano esprimere liberamente le proprie idee, e dove infine far crescere la classe dirigente del domani.
Dopo Palermo tocca a Roma, poi magari Milano, Napoli, Torino...
Avanti a destra dunque, senza egoismi.

NUOVA AN,NON METTERSI DI TRAVERSO

ITALIA

Dovete pronunciarvi e dire forte e chiaro se vi interessa ancora, si’ o no, un progetto di destra da offrire al Paese. Lo dico a quanti, uomini e donne, hanno militato in Alleanza nazionale e sono increduli di fronte alla triste fine di una storia politica che ha affascinato milioni di persone.

Abbiamo raccontato ieri la speranza che riparte da Palermo, dopo il convegno organizzato da Mimmo Nania. Stupisce il silenzio di Fratelli d’Italia, che pure potrebbe ambire ad offrire una guida ad un progetto ambizioso da restituire all’Italia.

La cura dell’orticello non e’ la migliore delle proposte possibili in politica; bisogna avere anche il coraggio di mettersi in discussione in un confronto leale sulle idee.

Giorgia Meloni e i suoi sono usciti dal Pdl dopo la cancellazione delle primarie; sono riusciti a racimolare i consensi necessari a rientrare in Parlamento – in nove – ma adesso devono fare politica anche loro. A che serve guidare una bella pattuglia quando si potrebbe rimettere in campo un esercito? Non voglio pensare che si temano antichi colonnelli, visto che tutti hanno – abbiamo – detto che non ci sono problemi di leadership su cui competere. Ma ci sono generazioni intere che vogliono ricucire, ricostruire, riproporre la destra all’Italia.

Su questo, il movimento della Meloni non e’ ancora chiaro. Sembra improvvisamente disdegnare lo schierarsi a destra con nettezza, quasi a temere contaminazioni con il proprio recente passato. E’ un errore politico. Alleanza Nazionale ha rappresentato una grande storia nel nostro sistema e la riproposizione di un soggetto politico che da quella storia tragga idee per il futuro sarebbe quanto di piu’ intelligente si possa offrire al mercato elettorale.

E’ stato gia’ un peccato non coglierne l’occasione alle comunali di Roma; ma non e’ un motivo per rinunciarci, per non provarci piu’. Dobbiamo farlo. Nessuno ha il diritto di mettersi di traverso.

 

                   Francesco Storace

SE RINASCE UNA SPERANZA DI DESTRA

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Riparlarsi era la cosa piu' importante. Ieri a Palermo si è' cominciato a discutere di nuovo di destra, una destra più vasta della nostra. Quando nascemmo, nel 2007, Nuccio Carrara disse che non ci posizionavamo a destra di An. Ma ambivamo a stare al posto di An. Da ieri si ricomincia a ragionare se quel percorso e' ancora possibile.

Mimmo Nania, che lo ha organizzato, ha in testa una prima ipotesi di federazione tra le varie destre esistenti, quelle a cultura di governo per intenderci. Noi, Fli, Fratelli d'Italia, chi ci sta del Pdl. Vedremo che succederà, certo e' che tutti separati non si costruisce nulla. Lo hanno detto anche Roberto Menia e Adolfo Urso, Pasquale Viespoli e Salvatore Tatarella, che pure seguirono Fini tra alti e bassi. Ce lo dicono gli uomini di cultura, ieri ne ha parlato Gennaro Malgieri.

Il tema e' se può rinascere un partito come Alleanza nazionale, che ha rappresentato tanti milioni di italiani di destra. Il modo di discuterne e' abbandonare vecchi rancori. Individuare obiettivi.

Ma evitare anche atteggiamenti che potrebbero apparire presuntuosi. Mi è dispiaciuto leggere la lettera con cui Ignazio La Russa comunicava a Nania di non partecipare all'incontro (la pubblichiamo all'interno del giornale). Aldila' del riconoscimento del nostro percorso, credo che La Russa e il suo movimento commetterebbero un errore clamoroso se decidessero di estraniarsi dal partecipare ad un percorso che è auspicato da tantissima gente di destra. Abbiamo tutti il dovere di provarci, a prescindere dal nome, dalla sigla. Dobbiamo intanto decidere che un contenitore ha da esserci, sedersi allo stesso tavolo, e poi dargli valore contenutistico. Sfilarsi sarebbe un delitto.

Lo devono comprendere tutti, anche chi sta ancora nel Pdl, lo deve comprendere anche chi coraggiosamente ha dato vita proprio a Fratelli d'Italia. Lo ribadisco fraternamente, con gli stessi toni di qualche giorno fa. La formazione politica di Giorgia Meloni, che ha avuto un limitato successo, non si escluda da un processo costituente. Anche perché ha una leader con le carte in regola per ambire a qualcosa di più importante: la condizione deve essere nel fatto che accetti il confronto con chi non vuole rinunciare a definirsi di destra. È la nostra vita, e del resto credo che lo sia stato per tutti coloro i quali hanno militato in Alleanza nazionale, lei compresa, tutti loro compresi.

Facciamola la nuova destra, con contenuti finalmente riconoscibili. Ci interessano la sovranità dell'Italia e la politica sociale. Il presidenzialismo. I giovani e l'etica. La lotta al relativismo e il diritto naturale. Il lavoro e la partecipazione. Le banche e la questione morale in economia. La guerra alla droga e la dignità dell'uomo. La storia e la liberta' di discutere anche del fascismo senza paraocchi.

La cultura, la grande assente nel dibattito politico. Basti pensare che in questo nostro mondo sfilacciato e diviso, solo noi, i più sgangherati della compagnia, abbiamo avuto il coraggio di rilanciare un glorioso quotidiano, questo nostro Giornale d'Italia che potremmo mettere a disposizione per ri-costruire la destra, da lasciare ai nostri figli, perché farla morire così è da assassini.

Noi, La Destra, sappiamo che cosa vuol dire il nostro percorso. Abbiamo vissuto la sofferenza, l'esilio politico, processi durati anni: non abbiamo rancore verso chi ci ha lasciati soli. Parliamone. Con un paletto: la rappresentanza sia piu' importante del potere. Altrimenti le idee finiscono al cimitero.

               Francesco Storace

INNO UFFICIALE LA DESTRA

IL DOMANI APPARTIENE A NOI