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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

#SENZAPAURA

clodio storace

di Francesco Storace

"Rubo" un fortunato hashtag a Fratelli d'Italia per l'udienza di stamane a piazzale Clodio. A scanso di sorprese, che pure ieri sera si adombravano addirittura sul possibile rinvio della celebrazione dell'udienza per uno sciopero a palazzo di giustizia, dovrebbe finalmente arrivare a conclusione il processo per il presunto vilipendio nei confronti di Napolitano. Ci saremo, e #senzapaura.

Come succede in questi casi, le ultime sono le ore più convulse, con tantissime telefonate, una marea di messaggi, l'impossibilità di mettere a posto le idee per rispondere a tutti.

Ma di certo c'è la dignità di una posizione politica a cui non ho voluto rinunciare. Vado in aula a testa alta, con la certezza che il diritto prevarrà e i miei legali Naso e Reboa riusciranno a portare a casa il verdetto di assoluzione. Se così non sarà, non ci si illuda con soluzioni ipocrite, come auspicherebbe certa politica. Condanna? Se pensano di cavarsela con la condizionale per non farsi sommergere dall'onta del carcere per una parola, sbagliano di grosso. L'ho detto ieri anche al ministro Orlando, al telefono, che la mia reazione a una sanzione ingiusta sarebbe la reiterazione di un reato che dovrebbe essere cancellato dal codice penale.

Già, il ministro ieri mi ha telefonato, e gli va dato atto di aver compiuto un gesto di apprezzabile umiltà. Colto in fallo sui social network, un tweet sbagliato nei miei confronti, il Guardasigilli mi ha chiamato - alla vigilia del processo - per scusarsi. L'ho accolto con un "ben alzato" dei miei, ma probabilmente si aspettava la mia battutaccia.

La cosa più importante, aldilà del mio destino processuale, e' che ha pubblicamente preso impegno - anche con un comunicato successivo al nostro colloquio - a discutere la proposta di legge Gasparri in tema di vilipendio con Nitto Palma, presidente della commissione giustizia del Senato. Già questo e' indicativo che questa battaglia - niente affatto "personale" - andava fatta. Vedremo quali saranno le conseguenze.

Certo, come hanno notato Deborah Bergamini e Daniele Capezzone di Forza Italia, occorre davvero riflettere sulla possibilità che si possa addirittura andare in carcere per una sorta di lesa maestà, col reato di vilipendio.

Occorre evitare che possa essere punita con la prigione una frase di troppo e comunque che a decidere il via libero ad un'indagine possa essere un esponente di governo, il ministro della giustizia. Per noi, la strada maestra e', per le offese al presidente della Repubblica, quella del diritto alla querela con processo immediato: sarebbe un deterrente formidabile. Ma via questa roba che ancora oggi resiste a dispetto del tempo che scorre nel codice penale.

Il Parlamento può legiferare velocemente in materia; ed evitare discriminazioni. Ma ci vuole la volontà politica di tutti. E la nota di Orlando fa capire che forse anche in casa del Pd si può abbattere un muro. Se così sarà avrà vinto la tenacia. Ma e' una battaglia tutta da combattere.

ORLANDO SU TWITTER COME IN CURVA OFFENDE TUTTI QUELLI CHE PROTESTANO

foto

di Francesco Storace

Al ministro della giustizia piace giocare con la vita altrui. Andrea Orlando, che non si e' degnato di rispondere ad una mia lettera sulla questione che domani mi vedrà a processo per Napolitano sull'anacronistico reato di vilipendio, tambureggia su Twitter e offende - lui si' - le persone. Non al limite della querela, ovviamente, ma quello della sensibilità lo oltrepassa eccome.
Sarà un brutto periodo per i nervi dei politici di sinistra provenienti dalla Liguria, ma nella stessa maniera arrogante di Burlando con un cronista locale, ieri sera Orlando si è esibito in una performance da vomito per la quale spero voglia scusarsi.
La domenica pomeriggio di Twitter ha visto tra le maggiori tendenze l'hashtag #iostoconstorace riferito al processo in cui sono imputato per una polemica su cui mi chiarii con lo stesso Capo dello Stato.
Ebbene, di fronte ad un utente della rete che sfotteva un mio sostenitore che scriveva appunto di stare con me ribattendogli "e' un problema tuo", Andrea Orlando non ha trovato di meglio da fare che cliccare sul tasto "preferiti" la battuta del mio detrattore.
Da un ministro - quello della giustizia! in queste ore! - mi aspetterei più rispetto non verso di me, ma nei confronti di tantissimi cittadini che ieri hanno manifestato un "problema loro" - quello che mi riguarda - e che siccome è affare di malagiustizia dovrebbe essere anche "problema suo", signor ministro. Quelle persone hanno il diritto a sentirsi offese da lei, caro Guardasigilli, che le tratta come fa Burlando con i giornalisti che gli fanno domande scomode.
Andrea Orlando dovrebbe vergognarsi e scusarsi. Fa il ministro, non sta in curva.

VILIPENDIO ALLA CULTURA

Buonasorte1

di Roberto Buonasorte

A quarantott'ore dall'udienza finale sul caso Storace Napolitano dovremmo iniziare a riflettere seriamente su ben altri tipi di vilipendio.

“Le tasse si potranno pagare anche cedendo opere d’arte”: è la trovata del Ministro della Cultura Dario Franceschini, che ha previsto – dice – la costituzione di una commissione atta a definire condizioni e valore delle opere stesse. I membri di questa commissione vengono indicati da Mibac e Mef: è un atto necessario – dice ancora il Ministro – per dare la possibilità ai contribuenti di pagare le imposte cedendo allo Stato beni culturali. “In questo modo – ha detto – lo Stato adempie a un duplice obbiettivo: da un lato, in un momento di crisi, consente ai cittadini di assolvere ai propri obblighi fiscali tramite la cessione di opere d’arte, dall’altro, torna ad acquisire patrimonio storico e artistico".

Per farne cosa? La stessa fine delle migliaia di splendide opere che marciscono nei sotterranei impolverati di questo o quel ministero?

"La legge – ha continuato Franceschini – esiste da oltre trent’anni ma, salvo casi sporadici, non è stata mai attuata con convinzione e questa commissione non era stata rinnovata e non si riunisce dal 2010, sebbene l’esperienza di altri Paesi europei, l’Inghilterra prima fra tutti, ne dimostri le grandi potenzialità”.

Molte e belle parole, non c’è che dire. Da enunciare, però, a chi non ci conosce. Perché chi invece segue le vicende italiane in tema di cultura sa bene che si tratta solo di questo: di parole.

Perché bisogna guardare in faccia alla realtà e prendere atto che di opere d’arte lo Stato italiano ne ha in abbondanza, e non si può certo dire che esse – che pure ci provengono in eredità dai passati fasti di questa terra e di questo popolo – siano state tutelate o valorizzate.

Un esempio classico ormai, ahimè, è quello di Pompei .

Infiltrazioni d’acqua e mala gestione di un sito così importante in termini storici e culturali, architettonici ed artistici: è la macabra fotografia di uno Stato che ha abdicato. L’ultima notizia, in termini cronologici, sul tema, è di pochi giorni fa e riguarda la cava Ranieri di Terzigno, sul versante sud-est del Vesuvio, corrispondente alla periferia dell’antica Pompei, dove negli anni ’80 vennero rinvenute ville seppellite dall’eruzione del 79 d.C.

Essa era protetta da una tettoia. Ebbene, ciò che non distrusse la lava è stato distrutto dall’ incuria di una classe politica inadeguata a tutelare i suoi tesori: anni di trascuratezza l’hanno fatta crollare sui reperti archeologici, distruggendo un patrimonio unico al mondo. E non è la prima volta: la tettoia della villa rustica numero 2 era crollata nel 2012, anche in questo caso a causa dell’usura dei pali di legno posti a sostegno della tettoia, creata appositamente per “proteggere” il sito.

Della vicenda si era occupata anche Striscia la Notizia, alcuni mesi fa, ma senza sortire alcun effetto. Se poi ci aggiungiamo che una parte di quell’area era adibita anche a discarica, ben si comprende come l’annuncio di Franceschini suoni non solo come poco credibile, ma anche e soprattutto suscettibile di comprensibile indignazione.

Quello appena riportato è soltanto un esempio di come i beni culturali siano, in questo Paese, drammaticamente esposti a rischio. Ci vogliono i fatti, altro che belle parole.

Vilipendio alla cultura ci vien da dire, questo si che andrebbe introdotto come reato, altro che quello di lesa maestà.

L'INGORGO

AutobusPrima

di Francesco Storace

Se ho capito bene, martedì prossimo ci sarà un ingorgo niente male.

Io sarò processato - ultima udienza, quella con la requisitoria del pm, la difesa dei miei avvocati Naso e Reboa, il verdetto del giudice - per violazione dell'art. 278 del codice penale: nel 2007 Mastella decise che dovevo essere processato per aver vilipeso il presidente della Repubblica. E nonostante il chiarimento del 2009 tra me e Napolitano, si va avanti.

Nelle stesse ore, mentre accusa e difesa sosterranno le loro tesi da offrire al giudizio del tribunale, in un'aula del Senato, quella che ospita i lavori della commissione giustizia, comincerà la discussione sulle proposte di legge che abrogano il reato per cui dovrei rischiare da uno a cinque anni di reclusione, secondo quanto prevede il codice penale. Dopo l'esame di un decreto, Giovanardi terra' una relazione, a cui seguirà la discussione generale per poi far fissare dal presidente Nitto Palma il termine per la presentazione degli emendamenti. Insomma, ci siamo. Ma dall'altra parte di Roma ci sarà il processo sul reato da abrogare.

Non e' finita: sempre martedì, in appello, si discuterà la causa che mi vede parte lesa per la storia delle firme false nei confronti del movimento che si presentò contro di me con la Mussolini alla regionali del 2005. In primo grado fu condannato Matteo Brigandi', e ho già detto al mio avvocato che non mi va di insistere, ne inseguo risarcimenti pecuniari. Non me ne frega nulla, a che serve perseguitare una persona solo perché mi è stato avversario alle elezioni....

Pero' sembra di essere su "scherzi a parte", ma e' invece la realtà sclerotica di un sistema che è davvero impossibile da comprendere.

In Italia vai sotto processo perché una legge conferisce ad un ministro - e che ministro! - di far incriminare un esponente dell'opposizione. Alzi la mano chi considera normale che si possa seguire una procedura di tal fatta in un paese normale, liberale, democratico.

In Italia il Senato afferma che le opinioni che originano il processo sono insindacabili e coperte dall'immunità parlamentare (si parla infatti di parole e non di mazzette). In Italia la Corte Costituzionale ordina di fregarsene e di andare avanti lo stesso col processo.

In Italia i due litiganti fanno pace, ma siccome si procede d'ufficio, il processo non può essere interrotto.

In Italia si potrebbe addirittura finire in galera e, con un'eventuale pena superiore a due anni di reclusione, decadere da consigliere regionale ed essere incandidabile per tutta la vita. Perche' nel frattempo e' arrivata la legge Severino a rendere retroattivamente più complicato il diritto penale.

In Italia scrivi al ministro della giustizia che sta scrivendo la "riforma" per sapere se intende o meno chiudere la stagione del vilipendio come lesa maestà e costui nemmeno si prende la briga di rispondere.

In Italia c'è un presidente della Repubblica che potrebbe chiudere la vicenda con una parola, una frase, due righe - "ancora 'sto processo?" - e invece tace.

Posso dire di essere un po' incazzato?

ORLANDOPENSIERO

orlando nuvole

di Francesco Storace

Allora, ministro Orlando, si è deciso finalmente ad esprimere un'opinione sul processo per vilipendio? Sa, il 21 ottobre io sarò alla sbarra. E' martedì prossimo.

- Senta, lei sta davvero esagerando, sono mesi che continua a farmi queste domande, la denuncerò per stalking.

Va bene, ma mica penserà di poter denunciare anche i tantissimi italiani che le chiedono sulla rete la stessa cosa.

- Ma insomma, che cercano costoro, maledetti computer, andrebbero vietati.

Ma in fondo chiedono solo giustizia uguale per tutti.

- E noi la garantiamo.

Non e' vero, chi ha dato del boia a Napolitano o ha lamentato la morte del Giorgio sbagliato quando e' scomparso Faletti non e' indagato da nessuno

- Ho bisogno di tempo per decidere se autorizzare un'indagine.

E perché con me Mastella ci impiegò solo 48 ore per deciderlo?

- Lei pretende di sapere troppe cose. Chiamo la troika e la metto a posto

Non scherziamo ministro, ancora punite la lesa maestà.

- E ci mancherebbe altro. Napolitano non si tocca, non si critica, non si discute. Mi sa dire, altrimenti, quando mai avrei fatto il ministro della giustizia?

Veramente in un'intervista le domande dovrebbe farle il giornalista.

- Si', ma lei vuole mettere in discussione chi ha dato un senso alla mia vita politica.

Vorrei sapere però almeno una cosa

- Faccia presto.

Ma se due litigano e poi fanno pace, perché il processo deve andare avanti?

- Perché con noi comunisti la pace non ci sarà mai. Solo vendetta.

Faccia un pronostico, mi assolvono o mi condannano?

- Lei pretende giustizia da me, che faccio il ministro. Espatri, che qui non la garantisce nessuno.

Ma il reato di vilipendio del capo dello Stato ha senso?

- Certo che no, ma chi glielo racconta se lo aboliamo....?

Eppure, fu proprio Napolitano, nel 2009, ad esprimersi favorevolmente sulla possibilità di abrogazione da parte del Parlamento.

- Lei ignora che con Renzi stiamo facendo prima ad abrogare direttamente il Parlamento.

Ma non è un'esagerazione punire con la reclusione da uno a cinque anni la parola "indegno"?

- E' gravissimo usare questa parola verso il presidente Napolitano.

E se l'ha usata lui?

- Avrà avuto le sue buone ragioni.

Quindi e' normale che sia il ministro a ordinare indagini contro l'opposizione, se lei la pensa così.

- Non ho detto di pensarla cosi'. Mi hanno detto di pensarla cosi'.

Un'ultima domanda, se Sua Eccellenza permette: ma e' normale che la parola indegno riferita al presidente della Repubblica possa comportare reclusione, decadenza da consigliere regionale, incandidabilita' tombale a causa della legge Severino?

- Ovvio, così la smettete di infastidire il Presidente. E adesso mi lasci in pace che devo pensare alla legge sulle adozioni per i gay.

Questa non e' un'intervista vera al ministro Orlando; se non risponde alle lettere, figuriamoci se il guardasigilli sta appresso alle nostre domande. Ma non c'è alcun dubbio che sia il suo pensiero reale sulla vicenda che si conclude martedì in udienza. E' lo stato di un regime che non tollera opinioni dissenzienti.