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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

A ROMA CI SARÀ IL VOTO UTILE

alfio marchini

di Francesco Storace

Andiamo al voto utile, perché si è già fatto troppo casino. La tormenta che ha sconquassato il centrodestra romano deve trovare ricomposizione nelle urne a colpi di voto utile verso l'unico candidato che può battere Virginia Raggi, la grillina favorita alle elezioni per il Campidoglio.

Tutto il resto sono cretinate, come stiamo spiegando eloquentemente a decine di migliaia di romani, raggiunti dai candidati della Lista Storace che stanno correndo da una parte all'altra della città in una superba gara a raccogliere consensi.

È Alfio Marchini quello che può vincere la sfida del secondo turno; e a giudicare dai numeretti segreti che circolano in queste ore, le sue possibilità di successo crescono a vista d'occhio, di pari passo con le gaffe a vuoto degli altri candidati principali: la funivia della Raggi, unita al no a qualunque opera; il ritorno degli assessori di Marino con Giachetti; il pedaggio sul Grande Raccordo Anulare (smentito dopo una lite) della beata coppia Salvini Meloni. I 101 punti programmatici di Marchini rappresentano al confronto una garanzia sul futuro della città; uniti al decalogo sottoscritto tra l'ingegnere e la nostra Lista c'è un'idea di futuro che libera finalmente Roma dalle grinfie partitocratiche.

Si può andare al ballottaggio con la croce sul simbolo della Lista Storace, auspicando un ricompattamento del centrodestra nell'inevitabile turno di ballottaggio, quando dovremo scontrarci con l'esponente del Movimento cinque stelle dopo aver sconfitto Giachetti con le sue incredibili velleità di riportare in Campidoglio gli autori del disastro trentennale targato sinistra romana.

La decisione, di qui a una decina di giorni, sarà finalmente nelle mani degli elettori, che ben conoscono i danni provocati alla città dalle appartenenze politiche. E meraviglia che ci sia chi finge di non rendersene conto.

Purtroppo da Salvini e Meloni, in questa prima fase, è venuto un segnale di rottura che a Roma si sarebbe dovuto evitare. Se Bertolaso e io stesso abbiamo deciso di favorire una candidatura unitaria con un gesto vero, nessuno capisce perché non lo abbiano fatto tutti, Meloni compresa.

Probabilmente ha influito la necessità di pesarsi elettoralmente in vista dei seggi da attribuire con l'Italicum, se resterà in vita. Ma almeno al secondo turno si mettano da parte gli appetiti di partito, che già tanti danni hanno fatto alla città. Chi ha sale in zucca lo adoperi: si può votare per Marchini anche restando fedeli alla propria lista. E magari il miracolo avviene prima.

FESTA DI POPOLO

banb

di Roberto Buonasorte

Il prossimo fine settimana sarà l'ultimo di campagna elettorale poi, quello successivo, tutti alle urne per eleggere i nuovi sindaci.

Mentre si profilano risultati abbastanza prevedibili a Napoli, Bologna e Torino, a Milano chiunque dei due in ballo, Parisi o Sala, dovesse vincere, sarebbe identico all'altro sia per le caratteristiche personali, per storia professionale e provenienza politica: sostanzialmente non ci sarebbe alcuna differenza.

A Roma invece, nella campagna elettorale più pazza di tutti i tempi, la partita non solo è avvincente, ma a secondo di chi vincerà, la città potrebbe  imboccare la via della rinascita con Marchini oppure della morte definitiva con tutti i no che caratterizzerebbero la giunta grillina; quella della continuità con Ignazio Marino se dovesse affermarsi Giachetti o della succursale del leghismo, se a vincere sarà la Meloni.

Ve lo immaginate cosa accadrebbe  in Campidoglio - se fossero veri i sondaggi che ha diffuso venerdì la Repubblica che davano Fratelli d'Italia all'8,5 e Salvini al 3,2 per cento - con 5/6 leghisti nell'aula di Giulio Cesare, pronti a battersi, per esempio, per farci pagare il pedaggio sul Grande Raccordo Anulare?

No, occorre serietà e non urla, responsabilità, senso della misura, Roma non può permettersi passi falsi o peggio ancora avviarsi verso un'avventura dal futuro buio e quindi imprevedibile.

Anche per questo la Lista Storace ha deciso di convergere sull'unico candidato in grado di battere Virginia Raggi, chiedendo e ottenendo da Alfio Marchini una firma sul nostro decalogo, che puntualmente è stato inserito tra le priorità da affrontare in caso di vittoria.

Non si è discusso né di assessorati né di assetti di potere, ma più concretamente di come garantire i servizi sociali prima agli italiani e poi agli stranieri; di come aiutare le giovani coppie a sposarsi e soprattutto a comprarsi una casa anche attraverso lo strumento del mutuo sociale; di come  creare lavoro e turismo con la conclusione delle linee  metropolitane, dello stadio, delle Olimpiadi.

Poi la sicurezza, partendo dalla chiusura di tutti i campi Rom.

Infine le periferie, dotando ogni quartiere, ad iniziare da quelli più lontani, di una adeguata illuminazione, questione essenziale questa per garantire tranquillità per le nostre donne e i nostri figli,

E non è un caso se sabato e domenica prossimi la nostra comunità e tutti i candidati della Lista Storace si ritroveranno a Palmarola - quartiere periferico del XIV Municipio dove esprimiamo il candidato presidente Massimiliano Pirandola - in una due giorni di Festa Tricolore.

Dibattiti, area ristoro, presentazione del libro di Francesco Storace "La prossima a destra", musica, giochi per i più piccoli, e poi, sabato pomeriggio alle 18.30, l'incontro con Alfio Marchini.

La destra di governo vuole mantenere il suo profilo: sociale e popolare, responsabile ma intransigente.

Tanti buoni motivi per votare il nostro simbolo, che per una bella coincidenza, sulla scheda si trova in alto a destra...

NAPULITA'

anapoli

di Francesco Storace

Un paio di settimane e Giorgio Napolitano consumerà di nuovo la sua vendetta contro il diritto di parola nel nostro paese. La mia rinuncia alla prescrizione - perché così dovrebbe fare un esponente politico che voglia essere degno della fiducia dei cittadini - ha tenuto in piedi l'anacronistico processo per vilipendio del presidente della Repubblica. In primo grado l'imputazione mi è costata sei mesi con lo schiaffo della condizionale (si vergognavano a mandarmi in galera); ora, mercoledì primo giugno sarà decisa la sentenza di appello e vedremo se la Corte confermerà il primo verdetto.

Mi ero illuso che il Parlamento modificasse l'articolo 278 del codice penale, che punisce fino a cinque anni di reclusione il "reato" in questione. Una norma che prevede l'apertura del fascicolo giudiziario solo in presenza di autorizzazione del ministro della giustizia: in pratica il governo decide se un esponente dell'opposizione merita un processo o addirittura il carcere. Applausi al pensiero liberale...

Invece, dopo la fiammata in Senato con l'approvazione di una norma modificativa del reato - contemplando almeno l'esimente del diritto di critica politica - e non la sua abrogazione come invece proponevano Il vicepresidente Maurizio Gasparri e i senatori del gruppo 5 stelle, alla Camera dei deputati e dei morti tutto e' rimasto fermo. A quasi un anno del si' di palazzo Madama, la presidente Boldrini - che ho invano tentato di sensibilizzare, ma la Regina non tollera chi non la saluta a pugni chiuso - non ha trovato la maniera per far calendarizzare dalla commissione di merito e poi dall'aula che presiede il provvedimento arrivato dalla camera alta.

Pazienza, e forse è meglio così, la mia difesa non dovrà chiedere alcunché a questo Parlamento insensibile alle opinioni dissenzienti. Nel Paese in cui uno scrittore può incitare al sabotaggio delle opere pubbliche - e' stato il caso di Erri De Luca con la Tav - ed essere assolto, la contestazione dell'operato del capo dello Stato più fazioso che ci siamo beccati, diventa motivo di condanna.

Napolitano e' il custode della prossima Costituzione, quella che Renzi e la Boschi pretendono di imporre nel referendum di ottobre: e' figlia di una deriva totalitaria coerente con una pratica egemonica che non tollera critiche. La Boldrini se ne è lavata la coscienza, e le riesce facile, faticando a trovarne traccia nei suoi atteggiamenti.

A noi, fra due settimane, resterà l'orgoglio di non esserci piegati di fronte alla prepotenza istituzionale. La mia prescrizione avrebbe fatto comodo proprio a lorsignori, per non parlarne più. Ma noi siamo sempre qui - e qui saremo - a dirvi di vergognarvi per un atteggiamento antidemocratico che non fiaccherà comunque chi ha voglia di libertà.

Il vilipendio lo commettete ogni giorni contro gli italiani, spremendoli, tartassandoli, infierendo contro i diritti di tutti. Condannateci pure; ma non ci fermerete. Perché al nostro fianco continueremo ad avere gente perbene e molto migliore di voi. Altro che Napulita'.

SEMO GENTE DE BORGATA

borgata

di Roberto Buonasorte

Quando trascorri giornate come quella di ieri ti rendi conto di come il clima elettorale  sia davvero cambiato negli ultimi giorni a Roma.

Si parte dalla zona nord della Capitale di primo mattino per raggiungere Tor Bella Monaca, lungo la strada ogni tanto vediamo una vela della Lista Storace sul camion itinerante, in un incrocio addirittura due ragazzi ci si fanno un bel selfie, abbassiamo il finestrino e uno di loro che ci riconosce fa: bella France', daje!

Si arriva a Tor Bella Monaca e ad accoglierci c'è il nostro Nando Vendetti, all'interno del suo Caf decine di persone ammassate attendono il nostro arrivo. Il dibattito è davvero acceso - e non potrebbe essere altrimenti - con persone che davvero si sentono abbandonate e sono giustamente indignate.

Sputano veleno sulla sinistra, alcuni urlano che ci vorrebbe Lui...

Si spiega loro la nostra alleanza con Marchini e anche quelli che all'inizio apparivano titubanti applaudono.

Andiamo a votare ma solo perché ci sei tu - dicono un paio di signore anziane dal volto segnato da una vita di sacrifici - e poi tutti insieme per una foto di gruppo.

La giornata continua in questa sterminata periferia dove contrasta e non poco l'immagine dell'erba alta con i palazzi grigi di case popolari dove vivono persone ammassate senza alcun rispetto per loro.

Dall'altra parte di Roma, tra Torrevecchia e Primavalle stessa storia, tanta gente ad aspettare Storace, in un locale dell'Ater tra la gioia di piccoli che giocano, il consulente che cerca di dare consigli a persone vessate da Equitalia e l'avvocato che difende i diritti degli ultimi, di quelli che non hanno santi in paradiso e che non si fidano neppure di chi fa solo demagogia e strilla in televisione.

Fa breccia il profilo della serietà, dell'esperienza amministrativa e - diciamolo con un certo orgoglio - dell'onestà, che Storace ha voluto dare come impronta alla nostra campagna elettorale e alla lista civica che porta il suo nome.

I romani sembrano aver capito quale sia il vero voto utile in questa competizione elettorale, e lo si capisce quando spiegando il nostro posizionamento con Marchini, vediamo tanti volti annuire.

Anche quando raggiungiamo nel tardo pomeriggio Torre Maura di gente ce n'è tanta; sì, quel clima politico che sembrava non scaldarsi mai si comincia ad avvertire ad ogni incontro. C'è la consapevolezza di aver imboccato la strada giusta per vincere questa Sfida Capitale: e la carica la suona la gente della periferia più lontana, abbandonata, dimenticata. Ci inorgoglisce il fatto che ora la fiducia viri verso le nostre bandiere. E questo aumenta la nostra responsabilità.

Le stesse parole d'ordine di Marchini ne segnano il profilo indipendente e il carattere coraggioso di chi si trova di fronte una sfida da far tremare i polsi: è davvero il tempo delle persone libere da ogni condizionamento. È l'unione più giusta che si potesse realizzare.

L'IMPERO

rifiuti cerroni

di Francesco Storace

Cerroni non molla. Anzi, con Zingaretti al potere nella regione, gli va sempre meglio. La chiusura di Malagrotta per il re della spazzatura e' solo fuffa; guadagnerà di più con la recente delibera con cui la giunta rossa del Lazio rigonfierà a dismisura le discariche del territorio su cui ha rilevanti interessi. La monnezza e' oro, dicono tutti quelli che se ne occupano. Per qualcuno è una montagna d'oro.

Ieri ho depositato un'interrogazione al governatore e al suo neoassessore Buschini per chiedere spiegazioni su quanto stanno combinando gli uffici della regione: la delibera 199 approvata il 22 aprile dalla giunta regionale e' abbastanza sospetta e c'è il rischio concreto che i suoi effetti finiscano per avvantaggiare le stesse persone che hanno gestito i rifiuti nel Lazio per troppi anni, diventati poi protagonisti della maxinchiesta della magistratura sul monopolio della raccolta della spazzatura nel territorio.

In pratica, gli assessori di Zingaretti hanno detto sì ad una delibera scodellata dagli uffici, dove si affollano dirigenti e funzionari che non riescono proprio invece a dire no all'Avvocato Manlio Cerroni. E si industriano per non dispiacere troppo al potentissimo dell'immondizia. In pratica, con il documento approvato dalla giunta cresce a dismisura il volume dei rifiuti che vanno in discarica. Anziché liberarci della spazzatura che inquina il suolo, Zingaretti si prende la responsabilità di aggravare la salute delle nostre terre. Raccontano panzane come quella del progetto di portare al 65 per cento la raccolta differenziata in un triennio; salvo poi non spiegare che se l'idea avesse un minimo di credibilità non ci sarebbe bisogno di spalancare ulteriormente le discariche al materiale indifferenziato.

L'affare sta tutto lì': del resto, Malagrotta era diventata improduttiva per Cerroni, con spese non più convenienti. E quindi, festa in discarica, ad esempio con la partecipazioni di Cerroni nella società che gestisce Borgo Montello (Ecoambiente), dove bisognava realizzare un impianto Tmb (trattamento meccanico biologico) con la discarica di appoggio. La discarica c'è, l'impianto no.

Cerroni e' presente anche nella discarica di Viterbo con considerevole partecipazione in "Ecologia 2000" e ad Albano con le società "Pontina ambiente" ed "Eco Italia". Per completare l'opera, a Latina c'è anche la discarica che fa capo attraverso la Indeco alla famiglia Grossi, che pure è stata presa di mira dalla magistratura.

Gira che ti rigira, i nomi sono sempre gli stessi e non c'è traccia di cambiamento per la raccolta dei rifiuti nella regione Lazio. Zingaretti sembra sempre più in balia delle decisioni apparentemente tecniche che in realtà nascondono la volontà di conservare il monopolio degli affari in un settore delicatissimo. Se se ne accorgono a palazzo di giustizia che l'impero continua, Mafia capitale sarà ricordata al confronto come un'operetta da quattro soldi.

Poi non dite che non vi avevamo avvisati.