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L'EDITORIALE DE IL GIORNALE D'ITALIA

TSUNAMI CAIRO: IN VETTA DOPO LA SCALATA AL CORSERA

Cairo

di Roberto Buonasorte

Alla fine ce l'ha fatta, Urbano Cairo, a spodestare il tempio dell'editoria italiana.
In un mondo dove sembra non esservi più alcuna barriera che sia insuperabile, anche il Corsera passa di mano.
Si, perché esso non rappresenta soltanto il giornale per eccellenza; bensì ha incarnato da sempre la voce ufficiale della politica filogovernativa, della finanza che conta, dei salotti che, dall'economia alla cultura, hanno condizionato il nostro Paese attraverso i suoi centoquarant'anni di vita: passando indenne dalla Monarchia alla Repubblica e parteggiando anche per il Fascismo.
All'inizio il foglio era composto da solo quattro pagine, poi man mano crebbe; aumentò la tiratura e il numero delle pagine, si impreziosì di allegati, fino ai nostri giorni attraverso il web e l'online, passando per le videocassette degli anni novanta e i cd dei tempi più moderni.
Il Corriere dunque per l'informazione, almeno fino a ieri,  è stato paragonato a ciò che è la Juve per il calcio, Gianni Letta per i "poteri forti", Agnelli per l'industria, Andreotti per la politica; almeno fino a ieri...
Mai prima, infatti - nonostante i molti tentativi messi in atto nel corso dei decenni - alcuno che fosse fuori dal giro di Mediobanca era riuscito a scalare il Corsera.
Ci hanno provato in tanti: da Ricucci a Berlusconi. Ma solo lui, Urbano Cairo, partito da un paese in provincia di Alessandria, ci è riuscito.
Eppure la partita pareva impossibile, lui "l'imprenditore che pensa solo ai numeri e che non ha amici" - almeno così me lo descrivono comuni conoscenti - da una parte, e la cordata dei salotti buoni capitanata da Andrea Bonomi dall'altra.
Di qua il piemontese burbero con dietro Banca Intesa, di là il resto del mondo: da Bonomi appunto, a Della Valle fino a Mediobanca, Unipol, Pirelli.
Dopo la rivoluzione elettorale che ha travolto tutto qualche settimana fa alle elezioni amministrative, a Roma come a Torino, un altro tsunami dunque si è abbattuto sul nostro Paese; questa volta sul mondo dell'informazione.
Intendiamoci, una "rivoluzione" benefica: tutto ciò che travolge "l'Ancien Régime" per noi è salvifico, vale per la vecchia finanza speculativa che limita la sovranità popolare, come per monopolisti della cultura e della finanza che hanno affamato il nostro popolo, fino ai partiti e partitini che fanno finta di azzuffarsi in tv ma che pensano solo al superamento del piccolo sbarramento elettorale per continuare a bivaccare il Parlamento.
Se Berlusconi, uomo del fare, non è riuscito in vent'anni ad imporre una reale rivoluzione nel nostro Paese, forse all'orizzonte oggi si intravede un altro uomo, che in fondo è stato un suo "figlioccio" e che, non contento di entrare in via Solferino, un giorno potrà puntare molto più in alto.
In fondo fino ad ora ha vinto lui, nonostante i suoi avversari lo considerassero un tipo non allineato, potremmo dire poco... "urbano".

E DESTRA SARA'

puzzle

di Roberto Buonasorte

Con l'approvazione all'unanimità della relazione del segretario nazionale Francesco Storace - che il lettore potrà leggere all'interno - da parte del Comitato Centrale de la Destra riunitosi a Roma, è iniziata formalmente la stagione congressuale che ci porterà, entro l'anno, alla confluenza verso un nuovo e più grande soggetto politico che avrà l'ambizione di restituire a quanti lo vorranno la possibilità di fare politica senza veti e rancori ma al contrario aprendo le braccia a tutti con amore e generosità.

Lo faremo mettendo al centro i giovani, quei giovani che sono animati da tanta passione civile e che nell'azione quotidiana antepongono il bene comune e il sacrificio rispetto alla caccia a quella poltrona facile che attraverso la scusa della rottamazione in realtà serve a bruciare le tappe per arrivare a trent'anni in quei luoghi ambiti che altri hanno raggiunto a cinquanta o sessanta.

Abbiamo eletto la Segreteria generale del congresso che sarà presieduta da Livio Proietti e che avrà come vice Paolo Agostinacchio - fondatore del partito e colonna pugliese del movimento - oltre a Cacciola, Coletta, Di Andrea, Giancarmine Mancini, Marchi, Milella, Musetti, Nassisi, Pezzetta, Piu, Razza, Regimenti, Severa e chi scrive.

Intanto si intensifica l'attività del tesseramento, che sarà necessaria per dare diritto a partecipare al congresso, insieme alle altre iniziative che ci vedranno impegnati per tutta l'estate.

A partire  dalla manifestazione di sabato prossimo a Napoli.

Insieme agli amici di Azione nazionale - con i quali stiamo percorrendo questo importante tratto di strada - infatti, terremo questa manifestazione volutamente nella città all'ombra del Vesuvio.

Già, perché se non ci fosse stato il coraggio di presentare quella lista "Napoli Capitale", che ha raggiunto il 3,5% eleggendo il bravo consigliere comunale Andrea Santoro, per la prima volta dal dopoguerra ad oggi quella città non avrebbe avuto una rappresentanza di destra; Fratelli d'Italia infatti si è fermata all'uno per cento, così come non ha eletto nessuno non solo a Milano, Torino e Bologna, quindi al nord, ma nemmeno a Salerno, Brindisi, Cosenza; un partito che, al netto del risultato di Roma, è poca cosa da nord a sud.

Insomma, per quella voglia di egemonizzare tutto a destra, mirata a tentar di distruggere chiunque ancora respira in quest'area, e portata avanti dalla sua capa con una volgarità che sta assumendo toni davvero fastidiosi, ha commesso il delitto di privare in tante città milioni di italiani ad avere una rappresentanza di uomini di destra nelle istituzioni.

Nemmeno il MSI nei tempi peggiori aveva ottenuto risultati così umilianti, eppure ancora fanno i galletti nel talk televisivi; ma noi dobbiamo guardare avanti.

E per questo non solo invitiamo tutti gli amici a partecipare alla manifestazione di sabato, ma anche ad inviare - nei prossimi giorni indicheremo modi e tempi - un modello di preadesione al costituendo soggetto politico.

Se ne saremo capaci restituiremo a tanti italiani, ormai orfani, la possibilità di tornare a far politica e credere in un soggetto nuovo ma dai valori antichi.

E destra sarà!

OBIETTIVO 2023

2023

di Francesco Storace

Il centrodestra, in pratica, litiga sul leader dell'opposizione. O meglio di questa parte dell'opposizione. Perché se fossero tutti seri non avrebbero dubbi a ricompattare un'alleanza che potrebbe essere vincente solo se ce ne fosse l'intenzione.

Invece, lasciano il campo libero a Matteo Renzi e a Beppe Grillo, che si scanneranno di qui al 2018 - a meno che la follia del premier non spiani la strada ai Cinque stelle fin dal prossimo anno... - per vincere le elezioni politiche.

Se fossero meno invasati di se stessi, quelli della trimurti - Berlusconi, Salvini e Meloni - tenterebbero di recuperare anzitutto i pezzi persi per strada. Invece, uno se ne frega di Fitto, il secondo di Tosi e la terza di tutto quello che c'è a destra. Ognuno di loro presidia il proprio orto e magari sono disponibili a venire a patti persino con Angelino Alfano. Folli, semplicemente folli.

Nella vastissima destra nazionale che non si riconosce ne' in Fdi ne' ancora in noi, c'è un ampio spazio da coprire, per un movimento plurale patriottico, cristiano, sociale. Che quando pronuncia la parola Nazione non deve guardarsi attorno da alleati pronti a storcere il naso; che quando parla della povera gente, sempre più numerosa, non deve preoccuparsi delle urla liberiste; che quando si nutre di valori non deve temere la dissacrazione. Dobbiamo essere quello che siamo sempre stati, senza indugiare sui criticatutto, i rompiballe da tastiera.

E dobbiamo avere fisso un obiettivo, che intendo affermare domani al nostro comitato centrale: la data da tenere d'occhio e' attorno al 2023, se non l'anno prima in caso di elezioni anticipate. La partita per il governo del Paese la giocheremo la prossima volta, perché questi irresponsabili che guidano il centrodestra non ne azzeccano una che sia una, come hanno testimoniato le ultime amministrative: si accapigliano ancora per Roma ma non c'è una sola delle cinque grandi città in cui il centrodestra abbia vinto.

Dovrà passare la prossima consultazione; si combatteranno per arrivare primi fra quelli in terza posizione; non varranno a nulla i richiami al voto utile; si sgonfieranno di fronte allo scontro Pd Cinque stelle. È lo scenario che è più facile da intuire se continuano ad usare più i muscoli che il cervello.

Ed è anche per questo che dobbiamo prepararci alla lunga traversata per ricostruire una forza di destra - più nei contenuti che nella sigla - in grado di mettere benzina nel motore di un centrodestra che pure perde sempre più pezzi. Altrimenti, non hanno senso le rincorse verso alleanze che non offrono alcun fascino agli elettori.

Per dirla tutta: col clientelismo e il familismo non vogliamo avere nulla a che fare; con le bande che inquinano la politica e la democrazia non intendiamo avere rapporti politici; non ci piace la cosiddetta alternativa parolaia dei Cinque stelle, che da ieri si sentono persino padroni di Roma. La nostra alterita' l'abbiamo dimostrata persino nelle aule di giustizia. Sapremo selezionare il meglio che verrà e lo porteremo in dote alla Patria.

DIO, PATRIA E FAMIGLIA

dio patria famiglia

di Roberto Buonasorte

Ci guardiamo intorno, in questa nostra Italia impazzita e vilipesa, e ci torna in mente con un pizzico di nostalgia quella bella che fu.

E non ci riferiamo solo all'esperienza rivoluzionaria che durante il Ventennio, nel secolo scorso, ne  trasformò l'assetto istituzionale, giuridico, sociale, architettonico; in quell'epoca furono varate leggi che ancora oggi sono in vigore e a distanza di ottant'anni sono di una modernità straordinaria.

Ma anche ad altri periodi nei quali vi era una Nazione non solo amata, ma anche rispettata.

E l'Italia dell'ENI, IRI, FINMECCANICA, ASTALDI, FIAT, ma anche quella del Made in Italy che tira e vola nelle esportazioni.

L'Italia dei nostri ingegneri  che  progettano infrastrutture importantissime e che fanno scuola nel mondo.

E vi era, un tempo, anche una destra seria e rispettosa delle Istituzioni; non avremmo mai visto Almirante, Romualdi, Rauti (e nemmeno Fini) ridursi a macchiette televisive capaci solo di urlare.

Dovremmo davvero tornare al "Dio Patria e Famiglia" da avere come stella polare da seguire ogni giorno per il riscatto del nostro popolo.

E invece...

Dio: oggi siamo ridotti a Grillo che lo imita, quasi a far credere di averlo incarnato in terra. Dio è invece il più grande sentimento dell'uomo, il fondamento della nostra vita, che al Suo insegnamento - quello che ci ha donato mandando Suo Figlio in terra - l'uomo dovrebbe ispirarsi. E non è retorica stantia, non sono solo parole: la Fede è e resta il fondamento dell'Italia cristiana e cattolica, essa costituisce le fondamenta su cui dobbiamo aspirare ad edificare la società del nostro Paese, nel rispetto di tutti ma pretendendone altrettanto.

Patria: è presa a sganassoni ogni giorno; dal caso dei Marò alla figuraccia per il posto in condominio nel Consiglio Onu, fino alle continue umiliazioni che essa subisce dalla Germania in tema di politica economica. La Patria è la Madre, essa rappresenta per noi una colonna portante, che abbiamo il dovere morale di non svilire, anche per rispetto dei tanti che per essa sono morti. Il rispetto per i nostri Caduti sia ciò a cui decidiamo di improntare la nostra azione per la Patria. Che non è solo Nazione, che non è solo Paese. Concetti principalmente geografici, e politici, quelli di Nazione e Paese. Essa invece sia per ciascuno di noi Patria, cioè anima, cuore, passione, amore.

Famiglia: Renzi e compagnucci vari hanno come priorità nell'agenda di Governo le nozze gay, non capendo invece - o fingendo di non capire - che la famiglia è il nucleo più importante, e per questo va preservata e aiutata. Essa è quanto di più sacro abbiamo il dovere di difendere, perché è su di essa che si fonda una società sana.

Il decadimento è evidente in ogni ambito, questo momento storico e sociale è ambiguo, quanti di noi si sentono pesci fuor d'acqua? Quanti di noi avvertono la necessità di lasciare ai nostri figli una società migliore? Quelli che, come noi, sono cresciuti a pane e "Dio, Patria e Famiglia" non possono che sentirsi fuori posto, e non possono rassegnarsi a questa società che sta perdendo, giorno dopo giorno, i capisaldi su cui ciascuno di noi ha scelto di improntare la propria azione politica. Quella politica che è, per noi, un'eredità che dobbiamo saper gestire improntando la nostra azione quotidiana a quei principi ispiratori che hanno sempre caratterizzato il nostro modus vivendi. Non siamo orfani, non siamo capitati qui per caso. Siamo figli di una grande idea, "la più mediterranea", disse tanti anni fa il più grande statista che l'Italia unita ricordi. Noi siamo la destra italiana, e la destra italiana è figlia di una grande storia, che non si più svilire ancora, che non ci si può strappare di dosso perché fa parte di noi.

Dio, Patria, Famiglia: per l'Italia di domani, con una grande destra, italiana, libera, forte.

ALLA FINESTRA

finestra

di Francesco Storace

Hai voglia Salvini a ululare al centrodestra e a Forza Italia "ora o mai più"... Ora che? Ora chi? Dovreste smetterla di schiaffeggiarvi dalla mattina alla sera, con questi toni sguaiati che lasciano attoniti gli elettori. Gira che ti rigira, le responsabilità le dovete spartire in tre, i tre che pretendono di decidere se ci sono altri bene accetti alla tavolata sempre meno imbandita del centrodestra: Berlusconi, Salvini e Meloni. Meno tweet, meno agenzie, più fatti e capacità di costruire un'alleanza che ora è troppo stretta.

Quell'ora o mai più di Salvini è insopportabile perché dà ancora l'idea che ci sia chi pretende di dettare condizioni agli altri. E a che serve, di grazia? E a chi serve? La realtà è che i capi del centrodestra l'hanno distrutto e ci aspetteremmo maggiore umiltà da parte di tutti. Capacità di ascolto e non volontà egemoniche. Ma non ne sembrano capaci.

Nel frattempo i sondaggi - anche se sappiamo che non sempre ci prendono - delineano quantomeno tendenze che relegano il centrodestra, i suoi partiti, i suoi movimenti e soprattutto i suoi elettori a guardare dalla finestra lo scontro tra grillini e Pd.

Ieri mattina ci ha svegliato Repubblica con quei dati che ci aspettavamo: Cinque stelle davanti al partito di Renzi 32 a 30. E poi, giù, molto più giù, i litigiosi partners di centrodestra. Forza Italia e Lega appaiate ad un misero 11 per cento, Fratelli d'Italia a precipizio al 2,7 e i centristi di Alfano, Cesa e compagnia al due e mezzo. Ma dove andiamo...

Eppure loro dettano condizioni; ognuno dice che è colpa dell'altro. E magari l'altro lo individuano fuori dalla loro tavolata, come hanno preteso di fare a Roma.

No, signori belli, datevi una regolata perché state portando al massacro un popolo intero. Spiegate bene che cosa intendete fare, perché abbiamo già pagato con un salasso di voti usciti in direzione Cinque stelle le vostre sciagurate indeterminatezze.

In Forza Italia non si capisce che succede. Salvini non si capacita della frenata del suo partito. La Meloni ha tolto direttamente l'acceleratore dai pedali della sua minicar. E tutto questo vede disperdere un patrimonio politico e culturale enorme.

A destra non dobbiamo restare a guardare. Sabato prossimo convocherò il nostro comitato centrale per una questione procedurale che è anzitutto politica. Non ha più senso continuare con piccole sigle e secondo me occorre andare ad unificazione con i movimenti che ci vogliono stare, a partire dagli amici di Azione nazionale, con un percorso congressuale ad hoc.

Ci sarà bisogno di nuovi leader; perché ciascuno di noi ha fatto il suo tempo. Dobbiamo stare in campo ad aiutare facce nuove, che devono emergere senza nessuno a frenarne le potenzialità. Ma è ora di rompere gli indugi, rimettere assieme i cocci e deciderci a ridare voce ad una destra che fuori da Roma non ce l'ha più. Chi è disponibile alzi la mano, non chieda di escludere Tizio o Caio ma lavori all'unità per una grande destra plurale e inclusiva.

Alla finestra non ci stiamo. Scendiamo per strada.