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NEWS DAL PARTITO

CAMPAVO

AcciaieriaPrima

di Francesco Storace

E' come se in tutta Italia una mattina si alzasse un "decisore" della nostra bellissima classe imprenditoriale e avesse il potere di mandare a casa trecentomila persone. E' la proporzione che riguarda la tragedia sociale che si verifica in queste ore a Terni, con la decisione del gruppo Thyssen di licenziare 550 lavoratori e di chiudere uno dei due forni di attività delle acciaierie.

Ne parliamo in prima pagina sul Giornale d'Italia perché siamo stufi delle baruffe senatoriali, delle bizze del premier, del nulla della politica. E perché una notizia di ieri ci sembra davvero desolante: sindacati e governo cantano vittoria perché hanno ottenuto lo spostamento delle procedure di mobilità al prossimo 4 settembre. Gli operai lavoreranno ad agosto: li trattano come i senatori e poi via. Peccato che non siano altrettanti pagati.

E' una pena l'assenza di certezze sul diritto al lavoro. La crisi sociale che attraversa l'Italia impone rapidità di azione da parte del governo, che invece si accontenta di rinvii procedurali. E' da sperare che otterranno di più i parlamentari europei: stamane i deputati Tajani e Sassoli, vicepresidenti a Strasburgo, incontreranno a Roma il commissario europeo Nelli Feroci e i sindacati per tentare di trovare soluzioni, in assenza di iniziative dell'esecutivo.

Noi viviamo con apprensione quanto accade a Terni; ci sono anche tantissime famiglie - oltre a quelle dei licenziandi... - che temono per il loro futuro: sono quelle che campano nell'indotto. E che ora potrebbero restare a spasso.

L'Europa - ci racconta Tajani - aveva preteso garanzie serie dalla Thyssen quando aveva riacquisito le acciaierie di Terni dai finlandesi a cui le aveva cedute tempo prima. Garanzie su investimenti e competitività in un regime di concorrenza: tutto riviene messo pericolosamente in discussione dalle scelte della tagliatrice di teste, l'Ad Lucia Morselli, a caccia di cento milioni di risparmi sulla pelle di chi lavora ogni giorno.

Il governo non stia fermo, altro che 4 settembre, che somiglia paurosamente all'8. In gioco ci sono i diritti di migliaia di persone in fabbrica e nell'indotto e farebbero bene tutti a evitare di baloccarsi al Lego delle riforme e a prendere di petto tutte le falle di una politica industriale che sembra non funzionare più. Già, ma il premier non lo capisce: per lui non fa differenza se il Pil del Paese e' allo 0,4 o all'1,4. Sogna il potere eterno e lascia gli incubi quotidiani a chi lavora.

Il presidente del Consiglio ha tracciato una mappa delle aree di crisi in cui intende recarsi, "anche a beccare fischi". Facile profeta, anche se di una sua visita a Terni non c'è ancora traccia rispetto a Napoli, Reggio Calabria e il Sulcis. Forse aspetta la chiusura delle acciaierie, da autentico irresponsabile qual è.

Ma non ci deve essere spazio per la rassegnazione e auspichiamo che nel Parlamento italiano possano trovarsi esponenti di buona volontà impegnati nel garantire a considerare prioritaria la questione ternana. Non sarà il nord industriale; non sarà il sud senza speranza; ma tutto questo non e' un motivo per abbandonare la città di Terni al suo destino.

NOI E FORZA ITALIA: FATECI CAPIRE….

storace

di Francesco Storace

Qualche amico mi ha chiesto di capire piu’ dettagliatamente le mie intenzioni riguardo il futuro dell’area politica di destra. Qualche altro ha manifestato addirittura stupore sull’ipotesi di “tornare” a La Destra e credo sia doveroso qualche chiarimento.

Dal nostro partito non ci siamo dimessi affatto; anzi, abbiamo deciso di mantenere in piedi l’organizzazione, ma prendendo atto dell’impossibilita’ di una campagna elettorale come quella delle europee (per numero di firme, quorum e quattrini….), e decidendo di sostenere le liste di Forza Italia, scegliendo fra i candidati presentati, ma non ci siamo ne’ iscritti ne’ siamo dirigenti del partito di Silvio Berlusconi. Abbiamo solo fatto il tifo…

A quattro mesi di distanza dalla scelta stabilita a marzo – che segui’ un appello preciso del cavaliere a serrare i ranghi mentre venivamo invece tristemente ignorati da altri – constatiamo grande confusione: si doveva puntare a ricostruire un partito unitario del centrodestra senza gli errori che provocarono la crisi del Pdl; ora ci si ritrova in un nuovo schema di coalizione ancora da costruire col rischio di scivolare in un mero cartello elettorale. Non c’e’ discussione su contenuti che non siano legati esclusivamente all’economia (ma senza prendere posizione sulle vessazioni europee che rendono schiavi gli Stati membri piu’ deboli), non si capisce che ruolo debbano avere uomini e donne di destra nel partito di Berlusconi.

Con Silvio ho parlato piu’ volte, ma pare difficile capire le conclusioni del ragionamento.

Ora, sembra che Gasparri e Matteoli vogliano organizzare piu’ strutturalmente una presenza di destra all’interno di Forza Italia. E sarebbe una buona notizia; credo che ne parleremo alla convention promossa in Puglia per i primi di settembre dal vicepresidente del Senato, che ha voluto invitarmi (il rapporto con Gasparri mi sembra improntato a sincerita’, ha accompagnato positivamente il percorso nuovo che abbiamo intrapreso).

Nel frattempo, dobbiamo ragionare tra di noi – e il Giornale d’Italia e’ strumento utile allo scopo – sul nostro futuro: in un’Italia che vota sempre meno, una forza di destra puo’ tentare di riprendere consenso tra chi ha perso la fiducia negli attuali schieramenti?; oppure, occorre continuare a tentare di dar vita ad una specie di componente nel contenitore piu’ grande?

Bisogna rispondere seriamente. Tentando anche di capire se Berlusconi abbia ancora voglia di guidare Forza Italia. A volte sembra di no.

Anche per questo e’ difficile dare una risposta sul mandato che ricevetti – unanimemente – dal
comitato centrale di marzo a “concordare modi e tempi per un comune cammino che deve avere come obiettivo quello di restituire all'Italia, al più presto, un Governo finalmente eletto dal popolo”.

Onestamente, vedo ancora difficolta’. Ma non dispero che si possa discuterne.

Intanto, dobbiamo organizzarci. Senza temere sbarramenti o chissa’ quali diavolerie. Comincio seriamente a pensare che si andra’ al voto con il Consultellum partorito dalla Corte costituzionale, preferenza unica e senza premio di maggioranza. Magari, potrebbe rappresentare la vera occasione per una grande aggregazione unitaria di centrodestra o per una opzione politica di destra, incentrata sui nostri valori di riferimento. In un caso come nell’altro, dobbiamo essere pronti. Per le nostre ambizioni da poltrona? No, perche’ non ne nutriamo. Ma per l’Italia, che ha bisogno di chi ne rappresenti la vocazione alla sovranita’, la voglia di tutelare i nostri connazionali prima di ogni altro, la rivendicazione di un rapporto piu’ umano tra fisco e contribuente, l’affermazione di un modello culturale scevro a tentazioni relativiste. E’ a questa Italia che dobbiamo parlare.

Questo siamo noi. La casa da abitare non puo’ essere animata dal contrario.

 

QUARANTA MILIARDI DI PREFERENZE

Kangaroo and renzi

di Francesco Storace

Lo spettacolo e' per i pagati. Sono in 315 - più quelli a vita - e non pagano mai. I senatori capitanati, obbligati, ammuseruolati da Renzi hanno preso la loro maschia decisione: mai più il popolo si dovrà impicciare di come e' eletta l'assemblea di palazzo Madama. Errata corrige: mandata li', perché "eletta" e' davvero una parola grossa.

Probabilmente ha ragione Giorgia Meloni quando nota che con l'Italicum in gestazione e senza preferenze, aumenterà la massa di cittadini che non andranno più a votare. Tanto più che non c'è traccia di elezione diretta neanche del capo dello Stato. Il voto conta sempre di meno.

Renzi ha un ulteriore, vomitevole colpo in canna. Blocchiamo solo i capilista e facciamo eleggere quelli che vengono dopo. Cioè, ai cittadini resterà solo di decidere chi arriva primo tra gli sconfitti. Ma si vergogna o no questo imbroglione che sta a palazzo Chigi?

La realtà e' ancora più ampia e grave di quella vaticinata dalla leader di Fratelli d'Italia, perché le riforme stanno riguardando ormai solo la ristretta platea degli addetti ai lavori. Ancora meno incitamenti ad esprimere il consenso elettorale verranno da ben altro, ovvero la mazzata fiscale che ci arriverà tra capo e collo in autunno: una quarantina di miliardi. Di euro, non di preferenze, e l'Italia stramazzerà al suolo.

Il canguro di Grasso non salverà il Belpaese dalla spremitura che ci sarà inflitta per compiacere l'Europa: il governo Renzi e' palesemente incapace di affrontare i nodi dell'economia e stanno li' a testimoniarlo i dati drammatici sulla disoccupazione e quelli scottanti sulla mancata crescita. Il prodotto interno lordo non fa un passo in avanti, le imprese muoiono.

Vorremmo vedere un'opposizione incalzante anziché un ceto politico fermo nel tentare di capire quanto durerà la propria sopravvivenza. Abbiamo bisogno di chi ha capacità di rischiare anche di restare fuori dalle aule parlamentari pur di lottare per il popolo che soffre. Chi rischierà avrà più possibilità di conquistare il consenso di chi non vota da tempo. E magari sarà più facile la strada della vittoria.

SENZA FRETTA

SenzaFrettaPrima

Berlusconi sembra aver deciso per una linea attendista. Lo slittamento del suo incontro con Renzi e’ una buona notizia; lo scontro al calor bianco di ieri in Senato non lo e’ affatto. Da una parte, perche’ c’e’ un incendio enorme che divampa per l’ostinazione del premier che ha dato il via libera alle danze emendative col suo atteggiamento spocchioso; dall’altra, perche’ in Parlamento sono catapultati decine di senatori che godono da pazzi a schiamazzare.

Eppure parliamo della riforma della Costituzione e non si capisce il perche’ di tanta fretta, che non porta da nessuna parte. Manco fosse un decreto legge.

Giorni fa l’ho detto a Berlusconi: “Fai male a fidarti di Renzi”. Credo che abbia cominciato a capirlo anche lui, vista la piroetta del presidente del Consiglio in materia di legge elettorale (che come tutti sanno e' collegata alla riforma costituzionale).

Dopo la sentenza Ruby, Berlusconi dovrebbe invece alzare la posta proprio sulla riforma. Anche perche’ c’e’ qualcosa che non si comprende affatto.

Inizialmente, il loro cosiddetto Patto del Nazareno prevedeva l’Italicum prima di ogni cosa. Poi Renzi, unilateralmente, ha deciso di invertire quanto stabilito e di mettere prima la riforma costituzionale, incluso il pasticcio del Senato. E ancora le recenti promesse ai suoi alleati su soglie d’accesso nella legge elettorale, preferenze e quote rosa.

Il capo azzurro dovrebbe adesso prendere cappello e ordinare ai suoi di rallentare la corsa di palazzo Madama e godersi lo spettacolo. Magari dando retta a quel sondaggio che vede il 63 per cento degli elettori del centrodestra schierati sul grande assente dalla riforma, ovvero il presidenzialismo: lo metta sul tavolo e pretenda di discuterne.

Poi, la giustizia, in un paese in cui l'obbrobrio della custodia cautelare e' la regola, i delinquenti restano comunque fuori e si può invece finire dentro persino per aver criticato Napolitano.

 

Se tutto questo non c’e’, anche Berlusconi dovra’ spiegare che senso hanno i cosiddetti patti con Matteo Renzi. I nodi cruciali che bloccano il Paese non si sciolgono chiudendo a doppia mandata la possibilita’ di eleggere un centinaio di senatori. La riforma ha il “quid” se accompagnata dal diritto del popolo italiano a scegliere chi lo governa e chi lo rappresenta. E poi a sapere se chi lo giudica e’ in grado di assolvere ad una funzione cosi’ importante.

Per vincere questa partita, Berlusconi non deve piu’ assecondare la fretta del premier, che e’ davvero cattiva consigliera e pessima suggeritrice in materia costituzionale.

Tanto piu’, che dietro l’angolo – se non si fa niente – c’e’ il Consultellum, la legge elettorale partorita dalla Corte costituzionale. 4 per cento, una preferenza, niente premio di maggioranza: la riforma puo’ ripartire da quel tipo di Parlamento.

Anche perche’ in quello attuale – gia’ ampiamenti delegittimato proprio dalla Consulta – di urgenze ce ne sarebbero ben altre, a partire dal disastro in cui versa la nostra economia, soggiogata dai diktat europei. Ma su questo nessuno fiata. Senza fretta, appunto. Vuoi vedere che hanno sbagliato argomento?

PERCORSI

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di Francesco Storace

Non ho capito se sono e siamo tra i destinatari della lettera di Berlusconi pubblicata domenica scorsa da Il Giornale. Alfano invece si', visto che pare indirizzata anzitutto e incredibilmente anche a lui, ma sembra non aver gradito: preferisce leggere le norme elettorali, ha detto sbrigativamente.

Io avevo visto Silvio giorni fa a casa sua e avevo capito il contrario di quello che poi ha deciso di fare.

Al massimo - pensavo - una lettera di Toti - non certo a mezzo stampa - perché Berlusconi sembrava voler dedicarsi più al partito che a una "coalizione di bambini" (parole sue).

Ora, ai bambini promette un giocattolo, ma sempre lo stesso. Grosso modo, una coalizione. Che però con l'Italicum fa a pugni.

Eppure, non si vota. Perché prendere ora l'iniziativa? Perché decidere adesso?

Che vuol dire che non si propone "un cartello elettorale"? Allora di che si tratta, di un partito insieme? No, perché poi lo nega, "non siamo lo stesso partito e non aspiriamo a diventarlo". A marzo avevo capito il contrario. Evidentemente ho un problema....

Comunque, quando Berlusconi scrive "piattaforma politica comune" pare finalmente escludere Renzi.... Ma dalla sinistra non ci divide solo il fisco. Le tasse non sono l'unica questione per la quale si fa battaglia politica.

Dovrebbe esserci anche un'idea di riforma di un welfare che invece continua a trascurare i nostri connazionali; l'impegno per la certezza della pena che al contrario le leggi approvate in Parlamento continuano a negare; il contrasto a una concezione relativista della vita che permea la cultura dei nostri avversari; l'affermazione del diritto alla sovranità: che e' politica (negata dalle riforme in discussione) economica (cancellata dal fiscal compact) monetaria (impedita dall'Euro). Senza valori di riferimento non c'è alcuna offerta politica al corpo elettorale. E anche se confermiamo il nostro si' alla "centralità della persona, dell'uomo, del cittadino rispetto allo Stato" che accade concretamente?

Mi fermo qui e come ho scritto più modestamente sabato scorso sul Giornale d'Italia - nel settimo anniversario della fondazione de La Destra - da settembre vorrei tentare di verificare col nostro popolo chi ha voglia di ricominciare da una bandiera e non più da parole di circostanza. Non sto dicendo che a tutti i costi dobbiamo riprendere la strada di prima, ma che sarebbe sbagliato escluderlo in assenza di prospettive soddisfacenti. Che oggettivamente non si vedono proprio.

In questo tempo caratterizzato dall'evanescenza delle parole e dalle sparatorie su Twitter occorre invece fermarsi a mettere un punto fermo su valori che rappresentino le colonne d'Ercole di un progetto politico serio. Allearsi e basta non e' più sufficiente.

Anche se si fanno le primarie c'è il rischio di domandarsi primi in che cosa.

La cultura, mi hanno ricordato, viene prima della procedura.