Articoli

NEWS DAL PARTITO

L'INGORGO

AutobusPrima

di Francesco Storace

Se ho capito bene, martedì prossimo ci sarà un ingorgo niente male.

Io sarò processato - ultima udienza, quella con la requisitoria del pm, la difesa dei miei avvocati Naso e Reboa, il verdetto del giudice - per violazione dell'art. 278 del codice penale: nel 2007 Mastella decise che dovevo essere processato per aver vilipeso il presidente della Repubblica. E nonostante il chiarimento del 2009 tra me e Napolitano, si va avanti.

Nelle stesse ore, mentre accusa e difesa sosterranno le loro tesi da offrire al giudizio del tribunale, in un'aula del Senato, quella che ospita i lavori della commissione giustizia, comincerà la discussione sulle proposte di legge che abrogano il reato per cui dovrei rischiare da uno a cinque anni di reclusione, secondo quanto prevede il codice penale. Dopo l'esame di un decreto, Giovanardi terra' una relazione, a cui seguirà la discussione generale per poi far fissare dal presidente Nitto Palma il termine per la presentazione degli emendamenti. Insomma, ci siamo. Ma dall'altra parte di Roma ci sarà il processo sul reato da abrogare.

Non e' finita: sempre martedì, in appello, si discuterà la causa che mi vede parte lesa per la storia delle firme false nei confronti del movimento che si presentò contro di me con la Mussolini alla regionali del 2005. In primo grado fu condannato Matteo Brigandi', e ho già detto al mio avvocato che non mi va di insistere, ne inseguo risarcimenti pecuniari. Non me ne frega nulla, a che serve perseguitare una persona solo perché mi è stato avversario alle elezioni....

Pero' sembra di essere su "scherzi a parte", ma e' invece la realtà sclerotica di un sistema che è davvero impossibile da comprendere.

In Italia vai sotto processo perché una legge conferisce ad un ministro - e che ministro! - di far incriminare un esponente dell'opposizione. Alzi la mano chi considera normale che si possa seguire una procedura di tal fatta in un paese normale, liberale, democratico.

In Italia il Senato afferma che le opinioni che originano il processo sono insindacabili e coperte dall'immunità parlamentare (si parla infatti di parole e non di mazzette). In Italia la Corte Costituzionale ordina di fregarsene e di andare avanti lo stesso col processo.

In Italia i due litiganti fanno pace, ma siccome si procede d'ufficio, il processo non può essere interrotto.

In Italia si potrebbe addirittura finire in galera e, con un'eventuale pena superiore a due anni di reclusione, decadere da consigliere regionale ed essere incandidabile per tutta la vita. Perche' nel frattempo e' arrivata la legge Severino a rendere retroattivamente più complicato il diritto penale.

In Italia scrivi al ministro della giustizia che sta scrivendo la "riforma" per sapere se intende o meno chiudere la stagione del vilipendio come lesa maestà e costui nemmeno si prende la briga di rispondere.

In Italia c'è un presidente della Repubblica che potrebbe chiudere la vicenda con una parola, una frase, due righe - "ancora 'sto processo?" - e invece tace.

Posso dire di essere un po' incazzato?

COMPAGNO CHE SBAGLIA

microfonoPrima

di Francesco Storace

Una volta c'erano "i compagni che sbagliano". Erano terroristi. Oggi ci sono quelli che hanno coraggio e magari "sbagliano" quando parlano controcorrente.

Parlo del processo Napolitano con Massimiliano Smeriglio, sette anni meno di me, col quale ci saremo sfidati chissà quante volte nelle piazze di Roma, ognuno dalla parte contrapposta all'altro.

Smeriglio, vicepresidente di Zingaretti, esponente nazionale del partito di Vendola, già dirigente di rifondazione comunista, non ha peli sulla lingua nella vicenda Napolitano e mi difende a tutto tondo. Se gli chiedo come gli e' venuto in mente mi risponde seraficamente che "le parole fanno paura ai potenti".

Ne deduco che il potente non sono io.

Sta dall'altra parte ed ovviamente difende a spada tratta la Costituzione, immancabilmente "nata dalla Resistenza". Bontà sua, lo fa per sventolare l'articolo 21, che tutela la libertà di pensiero.

Smeriglio conosce la storia e ci tiene a ricordare "il caso più famoso di vilipendio al capo dello Stato, che riguardo' lo scrittore Giovannino Guareschi: nel 1950 fu condannato con la condizionale a otto mesi di carcere nel processo per vilipendio al presidente Einaudi, in quanto direttore del Candido".

Gli chiedo come giudica il reato, punito dall'art. 278 del codice penale da uno a cinque anni di reclusione, e sbotta: "A me pare cosa d'altri tempi, una sorta di istituto medievale per preservare il sovrano da qualsiasi critica e non ledere la sua maestà".

E poi attacca, ricordando una sentenza della Corte costituzionale del 1974, la numero 20, riferita alle forze armate offese per la quale, aldilà della pronuncia del Collegio "il vilipendio si configura non con la mera critica, ma con l'additare le istituzioni, i simboli o le persone al pubblico disprezzo, inducendo i cittadini a disobbedirvi". Mi sa che devo allargare il collegio di difesa....

Chiedo al vicepresidente della regione Lazio se non gli abbiano "imputato" la parte di Voltaire, nel suo "Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo". "Non so se sono coraggioso come lui - risponde Smeriglio - so però che ognuno di noi può compiere piccoli gesti di coraggio, esponendosi, prendendo parola".

In questo caso, pare di capire, senza lasciare solo me.... "Certo, sei un avversario tosto, insidioso, preparato, capace di metterci in difficoltà, conoscitore delle tecniche d'aula. Un oppositore vero. La democrazia vive di questa dialettica".

La chiudo qui, senno' mi commuovo, perché parole del genere le cerco altrove ma non le trovo. Spero che non le rimproveri nessuno a Smeriglio, ma se la politica ritrovasse questo tratto d'umanità forse staremmo tutti meglio. Magari qualcuno lo spiegherà anche al ministro Orlando...

DA DOMENICA PROSSIMA...

ClessidraPrima

di Roberto Buonasorte

Lo scenario della destra italiana sarà fotografato da quanto riporteranno i media dopo le numerose manifestazioni di sabato prossimo.

Il 18 ottobre infatti la Lega, Fratelli d'Italia, Fini e la Belviso riuniranno i simpatizzanti delle rispettive realtà politiche in quattro diversi luoghi d'Italia.

La considerazione che si tratta di un vero e proprio sfarinamento della destra è d'obbligo, è del tutto evidente che, giorno dopo giorno, assistiamo ad un progressivo ed inarrestabile sbriciolamento di una comunità politica che sembra andare contro ogni logica e ogni implicita richiesta dei cittadini, che hanno dimostrato più volte, nel segreto delle urne, di voler premiare le aggregazioni più grandi a scapito dell piccole realtà.

Ciò detto, è anche necessario porsi una domanda: c'è un minimo comune denominatore tra tutte queste "destre"?

C'è qualcosa che tutte queste realtà che si pongono da questa parte della barricata - che è anche la nostra - hanno in comune?

Da ciò che accadrà la prossima settimana, da quanto uscirà dai consessi del 18 ottobre, si potranno trarre spunti importanti di riflessione. Soprattutto, si potrà valutare - se saremo capaci, tutti, di farlo con obiettività di giudizio e scevri da personalismi inutili - se ci saranno le basi per una riunificazione dei tanti satelliti che orbitano nella metà destra del cielo.

Sarebbe auspicabile che intorno a questo ipotetico tavolo si segga anche Forza Italia, naturalmente.

A meno che non abbia ragione l'ex ministro Gianfranco Rotondi, acutissimo democristiano che la sa lunga, quando dice in un'intervista di Giancarlo Perna a Il Giornale di ieri che non si scandalizza più di tanto all'idea di un'alleanza con Renzi, visto che anche la Dc ha governato in passato insieme alla sinistra.

È del tutto evidente che, in questo caso, mancherebbero i presupposti per qualsiasi ipotesi di collaborazione: almeno per quanto ci riguarda, è giunto il momento di mettere in chiaro che non è possibile continuare ad accorrere in supporto di Renzi e della sua sinistra, la demagogia di questo premier che nessuno ha scelto è ormai evidente anche ai più convinti tra i suoi sostenitori.

E l'ipotesi di un partito unico che vede affiancati Renzi e Berlusconi è raccapricciante.

In merito a questo è bene essere chiari sin da ora: ci sono determinati valori che non possono essere messi in discussione, ed è indispensabile che esista, nel panorama politico italiano, una forza politica in grado di proteggerli.

Bisogna garantire, ad esempio, la tutela della famiglia; occorre essere chiari sui principi sacrosanti della difesa della vita; è indispensabile intervenire in maniera decisa sull'immigrazione clandestina e sulla tutela dei diritti dei cittadini italiani; bisogna riappropriarsi della storia, della cultura, delle tradizioni di un popolo che non deve più essere secondo ad alcuno, in ogni ambito.

Occorre strutturare il Paese, nei suoi rapporti con l'estero, in modo tale che non accadano più scandali come quello che vede ancora la vicenda Marò insoluta, per fare un altro semplice e forse scontato esempio.

È chiaro che tutto questo - e molto altro ancora - può essere garantito solo da una realtà politica grande e granitica, solida alle sue fondamenta, con le idee chiare e dotata di una forza di coesione tale da costituire la vera, necessaria alternativa al pensiero unico, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

BRUCERÒ LA MIA SCHEDA ELETTORALE!

11 ottobre 2014

Caro Francesco,
da domani mancheranno 10 giorni all'udienza che ti vedrà protagonista in questa assurda vicenda.
Nella malaugurata ipotesi che venga sentenziata la tua condanna e che possa scattare anche, retroattivamente, la legge Severino, e che tu dia seguito a quanto annunciato riguardo la richiesta di non avvalerti dei benefici di legge ed essere disposto a farti condurre in carcere, ho deciso di portare avanti una forma di protesta radicale e che considererò definitiva, a meno che non venga nel frattempo ristabilita giustizia.
Da domani annuncerò, chiedendo che siano in tanti a voler attuare questa forma di protesta, di voler rinunciare ai diritti di elettore e cittadino italiano, provvedendo, nella sera stessa dell'eventuale condanna, a bruciare la scheda elettorale, registrando un video in cui annuncerò che non espleterò più il mio diritto di voto fino a quando non sarà fatta giustizia, non verrà revocata l'eventuale condanna e non verrà abolito l'articolo di legge sul vilipendio e sui reati di opinione.
Da domani, ogni giorno, fino al 21 chiederò a tutti i militanti che fanno parte della nostra comunità politica, e anche a semplici cittadini che vorranno unirsi in questa battaglia, di manifestare pubblicamente la propria volontà di procedere a quel gesto estremo la sera del 21 e di postare sui media il proprio video che documenterà l'avvenuta eliminazione della scheda elettorale.
La politica, a vari livelli, dovrà sapere che dal 21 non avrà più il mio voto (e spero che possano essere in tanti a dichiararlo), per leso diritto democratico di rappresentanza.
Per il silenzio della politica rischiamo di vederci privati della possibilità di essere rappresentati dal proprio leader naturale e con lui delle idee che avremmo voluto ancora continuare a sostenere nelle istituzioni.
Se la politica non si incaricherà di risolvere questa anomalia tutta italiana, calendarizzando e abolendo entro il 21 quell'articolo così anacronistico, da preistoria del diritto, vorrà dire che non meriterà più il mio voto, e come il mio quello di tanti "legionari della libertà".
La politica finora ha dimostrato di non meritarti e allora vorrà dire che andremo alla conta, per vedere quanti ancora credono in lei e quanti in te e nella tua battaglia di uomo libero e onesto.
Il 21 sera, sperando che l'esito sia diverso da quello temuto, saranno tante le fiaccole che si accenderanno sulle ceneri di una diritto di voto e di una cittadinanza che non è quella per la quale hai, e abbiamo, sempre lottato.
Ti auguro di affrontare questi ultimi 10 giorni di lotta prima della sentenza, con il coraggio e la dignità con i quali hai portato avanti gli ultimi 7 anni dall'inizio di questa vicenda così paradossale e assurda.
Io ci sarò e farò di tutto, come avresti fatto tu per me.
In bocca al lupo, per ora, e in alto i cuori, sempre!

Antonio Piu

Segretario Regionale La Destra Sardegna

 

DECIDIAMO

GasparriPrima

di Francesco Storace

Spero che si comprenda una volta per tutte che questa storia del vilipendio riguarda me casualmente, ma serve per tutti. E che quindi il Parlamento deve decidere, anche dopo la sentenza che mi attende il 21 ottobre, ma non può restare inerte. E ha fatto bene l'on. Gasparri a porre la questione ieri mattina, in piena aula del Senato, durante la discussione sul disegno di legge in materia di diffamazione.

In pratica, il vicepresidente del Senato ha auspicato una decisione. Sia attraverso la discussione sulla proposta di legge abrogativa dell'articolo del codice penale che randella con addirittura il rischio di cinque anni di reclusione chi contesta aspramente il capo dello Stato; oppure attraverso un emendamento alla stessa legge sulla diffamazione. Altre strade non esistono.

Gasparri ha chiarito con grande nettezza che sul tema nel 2009 si espresse anche lo stesso Napolitano e il Parlamento non può stare silente. Nessuno vuole lasciare briglia sciolte a chi vuole insultare a proprio piacimento il presidente della Repubblica, e ci mancherebbe altro. Ma ci vuole senso della misura e soprattutto del tempo che viviamo.

Basterebbe una norma per tutelare il capo dello Stato dalle aggressioni verbali a cui lamenta di essere sottoposto ed e' l'arma di cui dispone ogni cittadino, proprio con la legislazione in tema di diffamazione. Magari si conceda all'inquilino del Colle la possibilità di far discutere con rito direttissimo le querele che promuove - proprio per la sua condizione speciale - e non le si trascinino nel tempo. Tanto più che è tipico della querela la possibilità di remissione della stessa, nel caso di chiarimento tra le parti. Con il vilipendio attualmente in vigore, invece non e' possibile: la giustizia va avanti a prescindere.

Proprio per questo, probabilmente, nel 2009 Napolitano affermo' pubblicamente che "chiunque abbia titolo per esercitare l'iniziativa legislativa può liberamente proporre l'abrogazione. Giudicano poi i cittadini che cosa è libertà di critica, cosa non lo è, nei confronti di istituzioni che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica": parole molto chiare, che ieri sono riecheggiate nell'aula di Palazzo Madama per iniziativa di Gasparri, ma che rischiano di restare lettera morta.

Che altro deve succedere, non e' dato di saperlo. Io so solo che se l'iniziativa del Parlamento ci fosse, non ci sarebbe bisogno di gesti clamorosi come quelli che ho annunciato in caso di condanna; perché il problema non e' la galera per me, ma per qualunque cittadino. Il vilipendio e' davvero roba da preistoria, togliamolo di mezzo.