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NEWS DAL PARTITO

FANGO

fango online

di Francesco Storace

Il silenzio. Che unito al fango e' quanto di peggio possa esistere quanto a credibilità morale delle persone. Eppure, accade che nel renzismo al potere si possa assistere ad uno spettacolo che non immaginavo possibile.

E' la storia che accade attorno all'agenzia digitale italiana, un importante strumento del governo che sta in circolazione da pochissimo tempo per il coordinamento dell'innovazione tecnologica a supporto della pubblica amministrazione e che è diventato un bocconcino prelibato per una vecchia conoscenza che speravo non si affacciasse mai più ai vertici della pubblica amministrazione.

Parlo di Alessandra Poggiani, manager in carriera, militante attiva del partito democratico, un tempo vicina a Letta e ora, credo, al premier. Costui l'ha catapultata alla direzione generale dell'agenzia. Formalmente la proposta e' del ministro Marianna Madia, la prediletta di Veltroni e un tempo fidanzata del figlio del presidente Napolitano e ora al governo non si sa per quali particolari virtù. La ministra, incalzata ieri in conferenza stampa dal nostro Federico Colosimo, fingeva di non conoscere la sciagurata messinscena della Poggiani al processo che mi riguardo' e noto come Laziogate.

Eppure, bastava cliccare su google. Su 150 curriculum per l'ambito incarico di direttore e ai relativi bigliettoni in carta filigranata, e' stata scelta proprio lei. La Poggiani si distinse, dal vertice della società regionale di informatica Laziomatica - poi diventata Lait e parte civile al dibattimento con relativa sconfitta processuale - come supertestimone contro di me e i miei collaboratori (tutti assolti anni dopo ma rovinati sui rispettivi posti di lavoro) a sostegno di un pentito fasullo, Dario Pettinelli, che con la sua ex-moglie si fece pagare progetti da Lait nonostante l'imputazione anche a suo carico.

Ebbene, la Poggiani - poi straliquidata da Piero Marrazzo - dopo aver svernato fuori Lazio e fuori Italia, incontra tempo addietro il prof. Orsoni, nel frattempo diventato sindaco di Venezia. E da gennaio di quest'anno diventa direttore generale della società partecipata del Comune, la Venis Venezia informatica. Chissà se ha avuto modo di riferire delle sue attività al sindaco, che forse era però impegnato nei traffici sul Mose. Ovviamente, c'è scarsa probabilità che l'informatica della laguna possa saperne qualcosa. O no?

Ora, Matteo Renzi l'ha ricicciata per collocarla più su. Non ci va giù: questa signora, almeno per motivi di opportunità, non dovrebbe più stare ai vertici della pubblica amministrazione dopo non essere riuscita comunque a distruggere una regione. Come ha scritto la Corte d'Appello la convezione tra regione e comune di Roma, gestita proprio da Lait, era chiarissima e non ci fu reato. Eppure, la Poggiani si inventò la supertestimonianza di cartone.

E' una storia davvero amara. Anche perché vengono affidati a questa fortunata poteri importanti. Il premier su questa storia non parla, tace, e' improvvisamente muto: invece farebbe bene a ripensarci, ci sono altri 149 curriculum che non hanno avuto bisogno di sfilare in tribunale per infangare esponenti politici e collaboratori. L'Italia dell'innovazione merita di più.

SI DANNO LE ARIE

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di Francesco Storace

Oggettivamente poteva sembrare una bella cosa; rivedere il centrodestra unito in una piazza di Roma, sia pure solo a livello di "vertici", poteva riscaldare il cuore. Se solo si fossero evitati, al solito, gli abituali dispettucci.

Difficile capire che cosa passa nella testa di Giorgia Meloni - che pure il nostro Giornale d'Italia aveva cercato per un'intervista sulle petizioni promosse dal suo partito, senza ricevere risposta positiva - ma l'atteggiamento da unica depositaria del messaggio di destra comincia a suonare male. E non solo per il 3,66 per cento raccolto alle europee, con annesso mancato raggiungimento del quorum per errore di valutazione.

Ma sapere che a firmare per le primarie e altro c'erano praticamente tutti gli esponenti del centrodestra - tutti quelli che se ne sono dette di tutti i colori nelle settimane scorse - tranne noi, fa riflettere. Se avessi saputo dell'happenning ci sarei andato volentieri; apprendere da una dichiarazione di Guido Crosetto che gli "ospiti" sono stati selezionati fa riflettere: "Il simbolo non l'abbiamo messo per poterci essere tutti. E ci siamo riusciti anche se è stato molto faticoso. Tutto grazie a telefonate personali ad ognuno". Il mio numero doveva essere occupato, evidentemente. E anche quello di altri esponenti de La Destra. E in effetti sembrava un assembramento del vecchio Pdl - Forza Italia, Fratelli d'Italia e perfino il Nuovo Centrodestra alleato di Renzi - con l'aggiunta di Salvini e Tosi. E con l'esclusione di Gasparri.

Ci siamo abituati. Era successo lo scorso anno ad Atreju; il bis al congresso di Fratelli d'Italia; poi il capolavoro delle elezioni europee

Prima o poi capiremo che cosa vogliono da noi. La pretesa di dominare qualunque spazio a destra e' sbagliata. Soprattutto nei riguardi di chi in quel campo ha lottato e sofferto per anni. Abbiamo dimostrato di amare più il popolo che il palazzo e i suoi riflettori. Ci siamo guadagnati anche la stima di avversari politici che in situazioni di oggettiva difficoltà non ci fanno mancare il loro sostegno, come accade per il caso Napolitano e con le belle parole pronunciate nei giorni scorsi dal vicepresidente Pd della Camera Giachetti, e dal vicepresidente (di Sel) della regione Lazio, Smeriglio.

Eppure, noi continuiamo a ritenere la Meloni una buona opportunità di riscossa per un mondo intero. Ma bisogna cambiare atteggiamento. Non è così che si ricostruisce la destra che sognai da giovane.

RUBO ROSSO

renzi ombrello

di Francesco Storace

Al bar sotto casa mi fa un signore: "Onore', ma come mai Renzi, che fa tanto il rinnovatore, e' così prudente con la magistratura ogni volta che tocca a uno dei suoi?". In effetti, la domanda non e' peregrina.

Il premier e' garantista, molto garantista, eccessivamente garantista. Più per convenienza che per convinzione.

Il caso Errani lo ha testimoniato anche in una maniera assolutamente inopportuna. Non credo che sia normale che poche ore dopo una sentenza di condanna, il presidente del Consiglio possa telefonare ad un imputato eccellente come il numero uno dell'Emilia Romagna per manifestare l'auspicio che l'onesta' negata in Corte d'appello possa essere invece riconosciuta in Cassazione. Si chiama ingerenza bella e buona. Il premier doveva stare zitto.

Se Renzi non sta zitto, un motivo c'è, e sta in un partito contaminato, contagiato, inquinato da troppi indagati. Ormai se ne perde il numero, la questione morale coinvolge ai vari livelli molti e troppi esponenti del partito democratico.

Praticamente in tutta Italia ci sono indagini che colpiscono esponenti del partito di Matteo Renzi: la più clamorosa quella di Messina, che ha visto finire in carcere per pochissimo tempo - ed era davvero inevitabile che il Parlamento desse il suo assenso - il deputato Francantonio Genovese, preso con mani e piedi nel fango della formazione professionale in Sicilia.

Ce n'è per tutti i gusti: appalti, mafia e tessere hanno colpito il partito in Piemonte, con l'allarme lanciato persino dal segretario regionale Gariglio. In Lombardia non c'è bisogno di scomodare Greganti e l'Expo 2015: e' sufficiente il ricordo delle malefatte attribuite a Penati. Poco più in la', in Veneto, attendiamo ancora di sapere chi "convinceva" Orsoni ad allungare le mani nei borsoni del Mose. Errani completa la mappa del nord.

Nel centro Italia si sono distinte tutte le regioni, dalla Lorenzetti in Umbria al cimitero marchigiano di Macerata; nel Lazio e' fresca l'indagine sul gruppo del Pd alla Pisana mentre a Firenze la condanna dalla Corte dei Conti se l'e' beccata proprio Renzi.

Al sud il disastro e' completo. In Abruzzo le indagini sul neo presidente della Regione, D'Alfonso, non fanno mai mancare notizie; la sanità pugliese non e' più un problema giudiziario solo per Vendola; in Calabria con i concorsi e in Campania (come in Basilicata) con i rimborsi ai gruppi consiliari - li' e' rimasto indenne con altri tre o quattro il nostro Carlo Aveta - il Pd e' parte integrante del sistema che viene messo alla sbarra. Idem per la Sardegna, "premiata" con l'indagata Francesca Barracciu, distintasi nell'isola per le spese pazze dei gruppi regionali e giustamente assurta al ruolo di sottosegretario.... Del resto, nel governo le fanno compagnia altri sottosegretari sotto inchiesta...

Si capisce perché Renzi deve difendere ciascuno che cade. Ne va del partito, che ormai non può più predicare onesta' e moralità. Sono pari pari come gli altri. E gli va rinfacciato ogni giorno.

CASA LULA

expolula online

di Francesco Storace

Gli affari sono affari. E non c'è pietà per il sangue versato, impunito, dimenticato. E' l'Italia di Matteo Renzi quella che nega il diritto alla giustizia e alla memoria. Pier Luigi Torregiani - assassinato a Milano 35 anni fa dai terroristi rossi - sarà ancora una volta sbeffeggiato; suo figlio Alberto verserà ancora lacrime amare dovute all'insensibilità di chi governa il nostro Paese.

Pochi giornali lo hanno notato, ma l'Expo che si svolgerà proprio nel capoluogo lombardo - oltre al verminaio di tangenti che lo sta caratterizzando - si farà notare per un'altra persona, invitata dal ministro dell'agricoltura Maurizio Martina. Costui, sconosciuto ai più, ha avuto la straordinaria pensata di far inaugurare l'esposizione all'ex presidente del Brasile, Lula, ovvero da colui che ci ha preso in giro in maniera invereconda sul caso Battisti. Cesare Battisti, il terrorista che ora scorrazza libero nel paese latino americano nonostante sia stato condannato all'ergastolo in Italia per quattro poveri morti ammazzati negli anni furoreggianti del terrorismo rosso di cui lui era un triste campione.

Lula sarà a Milano il prossimo anno e voglio sperare che ci sia un popolo intero ad accoglierlo e contestarlo per lo sgarbo enorme che ha fatto alla nostra nazione lasciando libero un omicida; voglio augurarmi che almeno parta da destra una grande mobilitazione destinata al capoluogo lombardo per evitare il rinnovo di dolore su dolore; si muovano tutti quelli che hanno speso parole che sono rimaste in questi anni isolate dai fatti.

Non dobbiamo accettare di diventare Casa Lula. Non dobbiamo passare - ancora una volta - agli occhi del mondo come un paese privo di dignità nazionale. E Lula dovrà conoscere il disprezzo degli italiani verso chi ha mostrato di ignorare le sentenze definitive dei nostri tribunali, coprendo un assassino latitante prima in Francia e poi in Brasile, dove ha scontato appena quattro anni di prigionia. Magari se ne sarà andato anche allo stadio ai mondiali...

Il ministro di Renzi ha invitato Lula - che disse no all'estradizione poco prima dell'avvento della presidente attuale del Brasile, Dilma Rousseff, che invece pareva ostile a salvare il terrorista - "per leadership, carisma e storia". E a Milano si confronterà con le giovani generazioni, alle quale magari insegnerà come si sfugge alla giustizia italiana anche se si hanno le mani lorde di sangue.

Siamo l'Italia impotente di questi anni a democrazia zero. E' l'Italia che dimentica al suo destino i maro' - perché un altro paese come l'India pretende di far valere la propria giustizia sulle acque internazionali - ma non e' capace di farsi restituire un assassino accertato come tale dai tribunali nostri. Sempre soggetti alla sovranità altrui, vorrei dire.

Siamo la Patria in cui le vittime sono oltraggiate due volte, quando vengono ferite a morte e poi quando cadono nel dimenticatoio. Ci vuole una formidabile reazione popolare, Lula se ne stia nel suo paese, il governo Renzi ci ripensi.

LO SFASCIO

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di Francesco Storace

E dire che ci vorrebbe un po' di prudenza, realismo, serietà. In fondo, si sta mettendo mano alla Costituzione e alle regole del gioco elettorali. Invece, man mano che emerge il disegno renziano - che Berlusconi sta subendo - appare chiaro che siamo in presenza di una controriforma.

Ricapitolando: il cosiddetto accordo del Nazzareno tra i leader delle due coalizioni maggiori puntava all'abolizione del Senato e al varo di una legge elettorale a doppio turno con collegi piccoli. Sembrava una cosa sensata, poi uno dopo l'altro si è cominciato a individuarne i difetti. A tutto questo si aggiunge la crisi dei partiti, e quella - che ci preoccupa di più - del centrodestra.

Tutti contro tutti, e non si cava un ragno dal buco. Del resto, Berlusconi ha problemi anche a gestire il dissenso dei suoi parlamentari, figuriamoci quello dei partiti minori. E il paradosso e' che la Lega di Salvini (e Calderoli) e' pronta a sostituire il voto dei dissidenti sul Senato dei nominati... Fossi in Silvio, convocherei le forze parlamentari del centrodestra e concorderei una posizione comune. Perché così non va, lo spettacolo e' tristissimo.

Se Renzi e Grillo litigano, il centrodestra può ancora giocare le sue carte. E deve orientare la propria azione nel segno della partecipazione popolare e non chiudersi nei disegni di perpetuazione del Palazzo. Mi ha molto colpito una frase attribuita a Verdini, che avrebbe detto ai parlamentari di Forza Italia che se non gli si dava retta sarebbero rientrati in venti anziché in cento. Ma il problema e' solo il futuro dei deputati e dei senatori o quello dell'Italia?

Delude l'assenza di un disegno presidenzialista. Puoi dire no alle preferenze - e a me non piace dirlo - se almeno puoi scegliere il vertice della Repubblica. Invece no: non si eleggono i deputati, non si eleggono i senatori, non si elegge il capo dello Stato. Si vota solo per consiglieri comunali e regionali, tranne che nella patria di Renzi e Verdini, la Toscana, dove le liste sono bloccate e non sarà un caso.

Poi, la formula escogitata per palazzo Madama e' da mal di testa: i senatori espressi dai consigli regionali durano quanto le istituzioni di provenienza, avremo un'assemblea con le porte girevoli. A costoro si pretende pure di offrire il cadeaux dell'immunità parlamentare, come se non bastassero i guai combinati in tante parti d'Italia.

E la discussione sulla legge elettorale non aiuta. Perché la piega che sta prendendo l'Italicum rischia di provocare disastri, quasi a voler preferire il Consultellum che ha soppiantato il Porcellum con la sentenza della Corte costituzionale: 4 per cento di sbarramento, una preferenza e il resto si fa al prossimo giro.

L'attuale Parlamento e' stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale: l'ultima cosa che può fare e' regalare tutto il potere a Matteo Renzi, che in Parlamento nemmeno ci sta. Occhio allo sfascio. Di un governo a vocazione totalitaria non sentiamo davvero il bisogno.